Agroindustria

De Cecco, il Cavaliere Filippo resta. Piano per ricavi fino a 1 miliardo

Formata una maggioranza familiare stabile vicino al presidente. Importante ingresso nel Cda: Francesco Pugliese, ex ad di Conad

di Giorgio dell'Orefice

La pasta mette d'accordo tutti, lo dicono gli chef dei Capi di Stato

3' di lettura

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Dopo mesi convulsi puntellati da rumors incontrollati si schiarisce il cielo sopra la De Cecco, terzo produttore mondiale di pasta. Il 14 ottobre l’assemblea dei soci ha rinnovato il cda confermando alla guida il Cavaliere Filippo Antonio De Cecco. Si chiude così un periodo tra i più incerti per l’azienda abruzzese nel corso del quale la leadership di Filippo Antonio è stata più volte messa in discussione. Va ricordato che Filippo Antonio ha da poco festeggiato il traguardo dei 50 anni come ad dell’azienda di famiglia (e i trenta vissuti da presidente). Un lunghissimo periodo nel corso del quale ha portato il marchio dall’equivalente di 70 milioni di euro di fatturato registrati nel ’73 ai 630 di oggi.

Dal punto di vista della governance con le ultime decisioni esce dal consiglio Saturnino De Cecco che non avrà più rappresentanti nel board come resta fuori l’altro rappresentante di minoranza della famiglia, Adolfo Ronco Municchi. «Il riassetto segna così - si legge in una nota dell’azienda - la formazione di una maggioranza familiare stabile intorno al presidente Filippo Antonio De Cecco».

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Conferme e new entry nel Cda

Ma le novità non si fermano alla nuova governance. Importanti anche i nuovi ingressi nel cda. Infatti, insieme alle conferme di Gianni Letta, Mario Boselli e Bruno Pavesi si registra una importante new entry quella di Francesco Pugliese storico ex ad di Conad. Una figura di spicco del management agroalimentare italiano che secondo voci vicine alla famiglia potrebbe presto assumere anche deleghe operative nel gruppo.

Il rinnovato assetto proprietario e il possibile rafforzamento anche della line aziendale sono preludio poi delle scelte operative. Sintetizzate dall’ambizioso piano varato dal cda per raggiungere nell’arco di un quinquennio quota un miliardo di giro d’affari.

Il piano prevede interventi industriali come la realizzazione di un nuovo silos da 500mila quintali che porta la capacità di stoccaggio del grano a 1,5 milioni di quintali complessivi. Una scelta nata all’indomani dello scoppio della guerra russo ucraina cui seguirono mesi di grande incertezza sui mercati delle commodity agricole e in particolare dei cereali. Pertanto, al management dell’azienda apparve evidente la necessità di correre ai ripari rafforzando la propria capacità di stoccaggio delle materie prime per poter assicurare la continuità della produzione di pasta.

Mercati esteri nel mirino

Il piano quinquennale prevede anche il rafforzamento su tutti i mercati esteri puntando sulla pasta ma anche su altre tipologie di prodotto: dai sughi e dai derivati del pomodoro al debutto nel mercato degli gnocchi e della pasta fresca (vero e proprio pallino del Cavaliere Filippo Antonio) fino al rafforzamento anche nel segmento dei prodotti da forno con il lancio della nuova “Fetta biscottata De Cecco”.

«Il 2023 è stato un anno di risultati storici per l’azienda - ha commentato il presidente Filippo Antonio De Cecco - che ha rafforzato la propria posizione di mercato raggiungendo ricavi superiori ai 630 milioni di euro. Anche l’utile d’esercizio ha registrato una crescita del 10% rispetto all’anno precedente, attestandosi a quota 15,5 milioni di euro».

Risultati continuati anche nel corso del primo semestre del 2024. «Abbiamo registrato un aumento dei volumi di vendita pari a 120mila quintali in più e l’anno non è ancora finito - ha aggiunto il Presidente -. Una crescita equamente ripartita tra l’Italia e i mercati esteri. In Italia i volumi di vendita di pasta e farine sono aumentati del 12,6%, confermando De Cecco come primo brand premium con una quota del 10,5% (+0,5% rispetto al primo semestre 2023). Inoltre, è cresciuto anche il numero di famiglie che acquistano i prodotti De Cecco, con un incremento dell’11,7%. Sul mercato estero, i risultati sono stati altrettanto incoraggianti: in Europa, il segmento pasta e farine è cresciuto del 12,3%».


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