Commercio estero

Dazi Usa, i formaggi rischiano il 20% degli incassi

Zanetti, primo esportatore italiano di Grana e Parmigiano negli Stati Uniti, ricorda come andò con la prima tornata di tariffe del 2019

Attilio Zanetti

3' di lettura

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I dazi imposti ai formaggi italiani dalla prima presidenza Trump? «Ci costarono il 10% del nostro export negli Stati Uniti». Attilio Zanetti se la ricorda bene, la tornata 2019-2021 di barriere americane contro il made in Italy.

L’omonima azienda di famiglia, che presiede e dirige, non solo è uno dei più grandi produttori di formaggi della Lombardia, ma è anche il primo esportatore di Grana Padano e Parmigiano Reggiano negli Stati Uniti. Un testimone perfetto, per ripercorre quegli eventi e, soprattutto, sapere cosa aspettarsi quando e se i dazi dovessero tornare di nuovo.

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«Una tariffa del 15% sui formaggi importati dall’Europa negli Usa c’è sempre stata - ricorda Zanetti - a questa, nell’ottobre del 2019, gli Stati Uniti decisero di aggiungere un ulteriore dazio del 25%, che è rimasto in vigore fino all’aprile del 2021 quando il presidente Biden, eletto da poco, lo sospese».

Un anno e mezzo in tutto, durarono quei dazi. Ma i danni all’export made in Italy non furono irrilevanti. «Nel 2019 - ricorda Zanetti - la mia azienda ha esportato negli Stati Uniti 15.206 tonnellate tra Grana Padano e Parmigiano Reggiano (il codice doganale per gli Usa è unico). Nel 2020, con un anno di dazi sulle spalle, l’export è sceso a 13.626 tonnellate. Dal punto di vista degli incassi, siamo passati in un anno da 181 a 141 milioni, il 22% in meno».

Così come ha colpito il formaggio Zanetti, la contrazione della domanda ha riguardato tutti i produttori nazionali di Grana e di Parmigiano: «A calare - ricorda Zanetti, che è anche vicepresidente del Consorzio del Grana Padano - furono soprattutto i consumi del segmento food service. Chi acquistava i nostri formaggi nei negozi o al supermercato non li ha sostituiti, è chi li utilizzava nei ristoranti che li ha abbandonati per un prodotto più economico».

Insomma, i fedelissimi del Made in Italy Dop, quelli che il formaggio lo comprano a spicchi, non si fecero spaventare troppo dall’aumento di prezzo: «Negli Usa - spiega Zanetti - abbiamo sempre venduto Grana e Parmigiano al doppio di quanto li vendiamo in Italia. Il finto Parmesan, per intenderci, costa la metà». Stando alle quotazioni del 2019-2020, dunque, il dazio aveva portato a un aumento di prezzo intorno ai 3,50 dollari al chilo.

Da quando l’ex presidente Biden decise di sospendere i dazi del 25%, l’export delle due Dop italiane negli Usa ha continuato a crescere ininterrottamente. «Le nostre vendite - ricorda Zanetti - sono aumentate del 15% nel 2022, dell’11% nel 2023 e per quanto riguarda i primi otto mesi del 2024, che è l’ultimo dato disponibile, la crescita è stata del 10%. Credo che il consuntivo dell’anno sarà di 20mila tonnellate di Grana e di Parmigiano venduti agli Usa».

Quello americano, insomma, per i produttori italiani è un mercato più che promettente. Allora come oggi: «Per la Zanetti, che esporta il 70% di quanto produce - dice il suo ad - gli Stati Uniti sono senza dubbio il primo mercato extra-Ue». Per questo l’Italia è preoccupata all’idea che tornino i dazi. «Se avranno gli stessi effetti di contrazione della domanda di cinque anni fa? Preferisco non esprimermi - dice Zanetti - credo che sia importante il rapporto distensivo che sta tenendo oggi il governo italiano nei confronti dell’amministrazione Trump, così come credo siano importanti gli sforzi della nostra associazione di settore per favorire l’ingresso dei prodotti americani sul mercato europeo, in un’ottica distensiva. Intanto, l’export di Parmigiano e di Grana oggi cresce in tutto il mondo, dall’Europa all’Estremo oriente, fino all’Australia. E questo ci rende ottimisti».

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