Guerra commerciale

Dazi reciproci: ecco cosa rischiano l’industria italiana e l’Europa

La Commissione europea ha assicurato martedì di avere nel cassetto «un piano solido» per rispondere ai dazi preannunciati da Washington

di Beda Romano

URSULA VON DER LEYEN PRESIDENTE COMMISSIONE EUROPEA

3' di lettura

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DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

BRUXELLES – In attesa delle scelte americane sul piano commerciale, la Commissione europea ha assicurato martedì di avere nel cassetto «un piano solido» per rispondere ai dazi preannunciati da Washington. Dei contenuti del piano la presidente dell’esecutivo comunitario Ursula von der Leyen non ha parlato a Strasburgo, mentre l’Unione europea oscilla tra la volontà di rispondere con le rime e il desiderio di trovare un compromesso con l’amministrazione Trump.

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«Se riuscissimmo a trovare una soluzione costruttiva, saremmo tutti in una situazione migliore – ha detto martedì dinanzi al Parlamento europeo l’ex ministra della Difesa tedesca -. Allo stesso tempo, deve essere chiaro che l’Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente intraprendere una rappresaglia commerciale, ma abbiamo un piano forte per intraprenderla, se necessario (…) Nel caso, proteggeremo i nostri interessi, la nostra gente e le nostre aziende».

La presa di posizione europea

La presa di posizione è giunta dopo che il presidente Donald Trump ha preannunciato per oggi nuove misure commerciali. Washington dovrebbe presentare dazi in cinque settori (auto, legname, farmaceutica, metalli e microprocessori). Inoltre, dovrebbe anche annunciare dazi reciproci, ossia in tutti i campi e paesi nei quali le merci americane sono tassate. L’obiettivo, ha detto la Casa Bianca, è anche di rispondere a barriere non commerciali, o ritenute tali.

Nel suo discorso di martedì la signora von der Leyen ha ribadito l’importanza di un commercio internazionale che sia regolato da norme chiare e trasparenti, improntate al libero scambio. Più volte l’ex ministra tedesca ha sottolineato che il protezionismo rischia di avere conseguenze economiche negative per tutti. In questo contesto, la presidente della Commissione europea ha quindi descritto una strategia che poggia su tre pilastri.

STATI UNITI, EUROPA E ITALIA

“Liberation Day” per gli Stati Uniti, “D-Day” per l’Europa. Oggi è il giorno dei dazi universali americani. Con questa nuova tornata, Trump riporta le lancette indietro di un secolo agli anni del Protezionismo. Ispi dedica uno speciale data lab con gli indicatori grafici sulla situazione dei dazi tra Usa, Europa ed Italia

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I tre pilastri della strategia

Il primo pilastro è basato su una risposta ai dazi americani che sia fondata sull’unità e la determinazione.
Il secondo pilastro prevede una diversificazione dei partner economici. In questi mesi Bruxelles ha firmato accordi con il Mercosur, il Messico, la Svizzera, e intende negoziare nuove intese anche con l’India. Infine, la Commissione è convinta che l’Unione europea debba eliminare le perduranti barriere interne al mercato unico, che pesano nell’industria quanto dazi del 45%.

Bruxelles è stata molto cauta in questi giorni nel discutere pubblicamente la risposta europea alle preannunciate misure americane. In parte per paura di svelare le proprie carte, in parte perché c’è sempre la speranza che Washington usi la mano leggera, e in parte perché serpeggiano dubbi tra i Ventisette (non per altro Bruxelles non ha ancora risposto all’annuncio americano di dazi sulle auto). I ministri europei del commercio si riuniranno lunedì in Lussemburgo per una prima discussione.

Le contromisure da metà aprile

Intanto, a metà mese, dovrebbero entrare in vigore le contro-misure europee ai dazi americani già annunciati su acciaio e alluminio. La Commissione sta quindi mettendo a punto una lista di prodotti americani da colpire con dazi europei, che verrà presentata ai paesi membri prossimamente, in vista di un voto il 9 aprile. L’attesa proposta potrebbe essere bocciata solo se ci fosse una maggioranza qualificata di paesi membri contrari.

Nel confronto con gli Stati Uniti, l’arsenale regolamentare europeo contiene anche strumenti più sofisticati, che possono andare a colpire le aziende di servizi, e più precisamente i diritti intellettuali delle società digitali. In questo caso, l’impatto sarebbe «più contundente», secondo l’espressione di un diplomatico. C’è di più. L’eventuale proposta della Commissione europea andrebbe approvata formalmente da una maggioranza qualificata dei paesi membri.

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