Commercio

Dazi, accordo Stati Uniti-Giappone: tariffe al 15% e Tokyo investirà 550 miliardi negli Usa

Destinate ad aumentare le importazioni di riso americano. Nikkei in forte rialzo. Secondo la stampa nipponica il premier Ishiba si dimetterà a breve

di Marco Masciaga

L’edizione straordinaria dello Yomiuri Shimbun con la notizia dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e Giappone

3' di lettura

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Dal nostro corrispondente

NEW DELHI - Dopo mesi di intensi negoziati, Stati Uniti e Giappone hanno siglato ieri un accordo commerciale che taglia dal 25 al 15% le tariffe decise dal presidente americano Donald Trump contro il principale alleato asiatico degli Usa. Nell’accordo – il primo davvero significativo dallo scoppio della guerra commerciale scatenata dalla Casa Bianca – è incluso anche il settore dell’automotive, che da solo vale un quarto dell’export nipponico verso gli Stati Uniti e che, per la parte dei veicoli passeggeri, era gravato da tariffe del 27,5 per cento.

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La notizia della decurtazione dei dazi sulle vetture made in Japan è stata accolta con delusione dai produttori americani per via del loro alto grado di integrazione con Messico e Canada, due Paesi gravati da dazi al 25 per cento. Tokyo ha promesso di abbassare le barriere non tariffarie che oggi limitano l’export in Giappone di vetture Usa, anche se a Tokyo c’è scetticismo circa l’appeal delle auto americane.

Il Giappone ha annunciato che finanzierà investimenti negli Stati Uniti fino a un massimo di 550 miliardi di dollari. Illustrando i contenuti dell’accordo, il primo ministro giapponese Shigeru Ishiba ha spiegato che «il pacchetto include prestiti e garanzie da parte di istituzioni affiliate al nostro governo per consentire alle aziende giapponesi di costruire catene di approvvigionamento in settori come i prodotti farmaceutici e i semiconduttori». Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che Tokyo si è impegnata all’acquisto di 100 aerei dalla Boeing e ad aumentare da 14 a 17 miliardi di dollari la porzione “americana” del suo budget per la Difesa.

«Con un’aliquota tariffaria del 15%, mi aspetto che l’economia giapponese eviti la recessione», spiega Kazutaka Maeda, economista del Meiji Yasuda Research Institute. La notizia del deal è stata accolta con entusiasmo dagli investitori, perché per quanto alto, un livello di dazi al 15% viene considerato gestibile, non solo rispetto alle tariffe del 25-30% prospettate finora, ma anche in confronto all’incertezza di questi mesi.

Nonostante in passato Trump abbia lamentato il vantaggio competitivo del Giappone derivante dalla debolezza dello yen, gli accordi raggiunti ieri non riguardano le questioni valutarie, ha spiegato ieri il ministro delle Finanze giapponese Katsunobu Kato. Lo stesso Kato ha discusso del concambio yen-dollaro con il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent a Tokyo, convenendo che il tema sarebbe stato affrontato in separata sede. Detenendo oltre 1.100 miliardi di dollari di debito Usa, più di ogni altro Paese al mondo, il Giappone dispone di una leva difficile da ignorare.

In cambio della riduzione dei dazi applicati al settore auto e minacciati sul tutto il resto dell’export giapponese, ci sarà un aumento delle importazioni di prodotti agricoli Usa. Tokyo comprerà più riso americano, ma all’interno della quota esente da dazi già esistente, ha dichiarato mercoledì Ishiba. Il riso è stato per settimane una delle questioni più spinose tra i negoziatori dei due Paesi, anche perché il Liberal Democratic Party di Ishiba ha nelle regioni rurali del Giappone le sue tradizionali costituency elettorali e un cedimento, anche solo simbolico, prima del voto di domenica avrebbe ulteriormente peggiorato i già negativi risultati elettorali.

L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo del 3,51% nonostante le voci sempre più insistenti di dimissioni del premier Ishiba in seguito alla recente sconfitta elettorale che ha lasciato la coalizione di governo senza una maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Alcune ore dopo la pubblicazione delle indiscrezioni, Ishiba è intervenuto per smentire i rumours e ascriversi il merito dell’accordo «con i dazi più bassi tra quelli siglati con Paesi con un surplus commerciale». Segno che il leader giapponese tenterà in ogni modo di resistere.

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