Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Luca Orlando
4' di lettura
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I pericoli per la democrazia legati alla forza delle Big Tech. E poi i rischi di una perdita di fiducia verso i Tresury, la crescita della Cina, l’impasse dell’Europa davanti alla sfida delle altre grandi aree. Quello di Carlo Cottarelli, economista e direttore del programma di educazione per le scienze economiche e sociali dell’Università Cattolica (ma in passato anche Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale e Commissario per la riforma delle Spesa Pubblica) è un ragionamento a tutto campo. Così come ampio è lo spettro dei temi trattati nel libro presentato a Trento, “Senza giri di parole”, che spazia dai grandi temi globali ai meccanismi di funzionamento dello Stato italiano.
Si parla anzitutto di una fase di transizione, quella innescata dalla crescita della Cina, diventata ora una superpotenza in termini non solo di lavoro ma anche di capitale e produzione, realizzando ad esempio il 54% dell’acciaio mondiale, un terzo dell’output manifatturiero globale.
«Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale - spiega Cottarelli - abbiamo due galli in un pollaio e la velocità di questa svolta è stata sorprendente, realizzata in pochi decenni. Nella guerra dei dazi il vero obiettivo è in effetti la Cina, perché per quanto grandi siano, gli Usa non possono sfidare da soli tutto il mondo. Ma anche qui Trump si è accorto che deve agire con gradualità, perché il rimpiazzo immediato dei prodotti di Pechino è impossibile».
Un ruolo rilevante potrebbe essere svolto dall’Europa, che tuttavia per Cottarelli si trova impantanata in mezzo al guado, incapace di fare altri passi avanti dopo l’avvio del mercato unico e dell’euro. «Il bilancio Ue vale appena l’1% del Pil europeo e anche la governance è complicata, con decisioni in parte possibili solo con l’unanimità, in parte codeliberate da Parlamento e Consiglio, spesso con maggioranze qualificate. In sintesi, ci sono pochi soldi e nessun potere esecutivo paragonabile a quello di Washington. È la situazione che gli Usa hanno avuto per 13 anni, fino al 1789, quando è entrata in vigore la nuova costituzione. Da noi i partiti nazionalisti avanzano, gli Stati Uniti d’Europa si allontanano, molti cittadini non vogliono alcuna maggiore integrazione. Non credo sia una buona cosa, perché tra tanti dubbi esposti in questo libro c’è invece una grande certezza: se noi europei non ci presentiamo uniti, di fronte alle altre aree non conteremo nulla».
Fragilità acuita dalla forza crescente delle big tech a stelle e strisce, che ormai assumono dimensioni superiori al Pil di interi stati, ponendo problemi reali per la democrazia. «Una singola persona - commenta Cottarelli, riferendosi ad Elon Musk - è in grado di spegnere i satelliti su un territorio influenzando l’esito della guerra in Ucraina, mentre in generale nell’intelligenza artificiale ormai è tutto in mano a queste aziende, che hanno investito centinaia di miliardi. Cosa fare? Le multe europee arrivano ma sono comunque di impatto minimo per questi colossi. In passato hanno funzionato le leggi antimonopolio, che però ora non si usano più per bloccare nuove acquisizioni. L’alternativa è varare degli “spezzatini” come accaduto per AT&T. Ma una soluzione chiara e facile al momento non c’è».