Dazi, allarme Ice: a rischio oltre 6mila imprese italiane per un export verso gli Usa che supera gli 11 miliardi
Le aziende danno lavoro a oltre 140mila addetti. L’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane: «Ripercussioni sulla fiducia reciproca, possibile una riconfigurazione delle filiere»
di Andrea Carli
6' di lettura
I punti chiave
- Tajani: «Dazi zero? Difficile entro l’1 agosto»
- Zoppas (Ice): obiettivo dei 700 miliardi entro 2 anni è raggiungibile
- Stime per il 2025-2026 riviste al ribasso
- La svolta protezionistica Usa risale almeno al 2017
- Ora più cooperazione tra Ue, Cina e altri player del sistema economico internazionale
- Il commercio estero dell’Italia prima del terremoto dazi
- L’identikit delle aziende italiane che esportano
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Dalla lettura del nuovo Rapporto ICE 2024/2025 sull’andamento del commercio internazionale, presentato oggi, mercoledì 16 luglio a Roma dal presidente dell’Agenzia Matteo Zoppas, emerge netta la sensazione che ci sia un “prima” e un “dopo” dazi, e che nel volgere di due anni il quadro sia sostanzialmente e diametralmente cambiato. Il documento delinea il quadro economico mondiale e i principali dati sulla presenza e sulla performance delle imprese italiane nei mercati internazionali. E lo fa proprio nei giorni in cui ferve la trattativa tra Usa da una parte e Ue dall’altra alla ricerca di un compromesso per scongiurare l’applicazione da parte degli Usa, a partire da agosto, di dazi del 30% sull’import europeo.
Il “prima” dazi è quello che si manifesta nel 2024 quando, dopo una serie prolungata di shock senza precedenti, dalla pandemia alle guerre, l’economia globale sembra finalmente stabilizzarsi, con una crescita del prodotto interno lordo del 3,3 per cento, in linea con l’anno precedente, un’inflazione in lento ma costante calo, grazie alle politiche monetarie che rimangono restrittive, e l’occupazione che torna ai livelli precedenti la pandemia. Quanto all’Italia, dopo il netto recupero seguito alla fase Covid, la crescita del Pil si stabilizza su un tasso dello 0,7% nell’ultimo biennio, risentendo del complesso contesto internazionale. La propensione a esportare (31%) rimane stabile collocandosi su livelli poco inferiori rispetto a quelli di Francia e Spagna, anche se nettamente al di sotto di quelli della Germania. Nel 2024 l’export italiano di merci si attesta a 623,5 miliardi di euro (-0,4%), soprattutto a causa della netta caduta delle vendite verso la Germania (-5%); ma rimane a +30% rispetto al 2019 (480 miliardi di euro).
Il “dopo” è invece quello dei primi mesi del 2025, quando l’amministrazione statunitense targata Trump introduce dazi e ne annuncia altri. La mossa del leader repubblicano genera incertezze sui mercati e tensioni internazionali con possibili ripercussioni sulle filiere produttive ed effetti negativi sulle prospettive dell’economia globale. La rapida escalation delle restrizioni commerciali, il perdurare delle guerre in corso e il grande aumento dell’incertezza determinano una revisione al ribasso di tutte le previsioni economiche. Diversamente da quanto accaduto in precedenti fasi di incertezza, inoltre, i titoli pubblici statunitensi a lungo termine e il dollaro, che nel 2024 si era rafforzato nei confronti delle principali valute (euro, yen, renminbi), si deprezzano, alimentando dei dubbi sulla tenuta della divisa Usa come valuta di riserva.
Ora lo spartito cambia. Si delinea un nuovo scenario, che desta preoccupazioni. E l’Italia, avverte il report Ice, rischia. «L’analisi della vulnerabilità del sistema esportatore italiano di fronte alla svolta protezionistica dell’amministrazione statunitense - si legge nel documento - ha consentito di individuare un insieme di oltre 6mila imprese, con oltre 140mila addetti, esposte in modo diretto a rischi potenziali elevati. Ne fanno parte numerose imprese di piccola dimensione e con governance domestica; le imprese multinazionali, soprattutto estere, risultano invece molto meno presenti. I settori maggiormente esposti sono: l’industria delle bevande, la fabbricazione di prodotti in metallo, la farmaceutica, i mobili, il commercio al dettaglio, gli altri mezzi di trasporto. Queste imprese esportano verso gli Stati Uniti oltre 11 miliardi di euro».
Tajani: «Dazi zero? Difficile entro l’1 agosto»
«Le trattative sui dazi sono in corso - ha detto il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, a margine della presentazione del Rapporto Ice 2024-2025 -. È chiaro come l’obiettivo finale sia lo zero a zero ma non credo che si possa realizzare entro l’1 agosto, vediamo quali saranno le percentuali. Ho ripetuto, negli Usa, quali sono gli interessi italiani e la necessità di impedire una guerra commerciale, dialogando fino all’ultimo minuto». Tajani confida di trovare «un accordo che non sia dannoso per il nostro sistema imprenditoriale. I dati sull’export sono confortanti nonostante le difficoltà, siamo sempre intorno ai 623 miliardi e questo significa che possiamo puntare a 700 miliardi entro la fine del 2027. Ci sono mercati, penso all’area del Golfo, dove c’è stata una impennata di esportazioni. La situazione in Germania migliorerà e nei prossimi due anni potremo incrementare il nostro export anche lì», ha spiegato.








