La stima

Dazi, acciaio Ue: un milione di tonnellate a rischio. L’agroalimentare penalizzato

Nel 2024, calcola Eurofer, con un dazio al 2,5%, l’Ue aveva esportato circa 760.000 veicoli negli Usa, corrispondenti a circa 1 milione di tonnellate di acciaio di cui stima possa scomparire una «parte significativa». Maretti (Legacoop Agroalimentare): servono altre trattative

3' di lettura

3' di lettura

Una «parte significativa» di circa 1 milione di tonnellate di acciaio dell’Ue potrebbe scomparire già a causa dei dazi Usa del 15% previsti attualmente per i veicoli Ue e senza ancora considerare le tariffe Usa al 50% che gravano sul comparto.

È l’allarme dell’industria siderurgica europea Eurofer che ricorda dunque come resti alta l’incertezza per l’acciaio europeo. Nel 2024, calcola Eurofer, con un dazio al 2,5%, l’Ue aveva esportato circa 760.000 veicoli negli Usa, corrispondenti appunto a circa 1 milione di tonnellate di acciaio di cui stima possa scomparire una «parte significativa».

Loading...

Maretti (Legacoop Agroalimentare): molti prodotti del settore penalizzati, servono ulteriori trattative

Per quanto riguarda i comparto agroalimentare, si mostra in allarme Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare: «Siamo insoddisfatti, per l’agroalimentare in generale, per il vino, il pecorino e per l’olio d’oliva, in particolare». Maretti si dice profondamente preoccupato «per l’assenza dei vini e del pecorino tra i prodotti europei esclusi dai dazi del 15% previsti dalla Dichiarazione congiunta tra Unione Europea e Stati Uniti». «Ci sono comparti, come il vino, appunto, e l’olio d’oliva, che restano penalizzati, nonostante il loro valore. Da registrare invece, la riduzione delle tariffe su pasta e formaggi duri, come il Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che dal 25% tornano al 15%». Maretti continua a sperare nel fatto che «la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i negoziatori europei continuano a lavorare per migliorare la situazione che si è venuta a creare nell’agroalimentare».

Il commento del presidente di Legacoop Agroalimentare, riprende il filo di quanto dichiarato a luglio dopo l’incontro Trump-von der Leyen. «La percentuale del 15% non può che vederci insoddisfatti. L’atteggiamento che l’alleato storico come gli Stati Uniti ha tenuto in questa trattativa con la Ue non è compatibile con i sentimenti di amicizia che hanno contraddistinto gli 80 anni del secondo dopoguerra». Per Maretti «il tema dei dazi non è solo un questione ”contabile”, e deve essere soprattutto tenuto conto del deprezzamento del dollaro negli ultimi mesi, aspetti che hanno creato incertezza e quindi problemi seri per le nostre esportazioni», continua Maretti.

Forti cali nel vino negli Usa dove aumentano le richieste di sussidi dei cittadini. Quello vinicolo è il settore che paga di più. «Da inizio anno si sono registrati forti cali della domanda di vino negli Usa: -8,7% in volume e -8,5% in fatturato. I dazi e il clima di incertezza si ripercuotono negativamente anche sugli stessi consumatori americani» prosegue Maretti, ricordando che «è di queste ore la notizia che negli Usa aumentano più delle attese le richieste di sussidio alla disoccupazione: i dati al 16 agosto dicono che sono pari a 235mila unità, in aumento sia rispetto alle 224mila della settimana precedente, sia rispetto alle 226mila unità attese». Un quadro, in generale, non facile. Per questo «spero ancora che si possano raggiungere presto migliori risultati fino ad arrivare ad una completa soppressione dei dazi», chiosa Maretti.

Martellozzo (Belluzzi prosecchi e spumanti): l’incertezza ha fatto danni

«I dazi hanno creato ’terrore’ non solo nei rapporti economici con gli Stati Uniti ma anche sugli altri mercati, ’rompendo’ gli equilibri dei tassi di cambio. Ad esempio il dollaro australiano ha perso sull’euro quindi l’importatore australiano ci ha detto ’aspettiamo un attimo a ordinare perché ci rimettiamo’ perché il dollaro australiano è sceso e quindi avrebbe dovuto pagare di più. Ed è un po’ il clima in giro per i mercati in tutto il mondo». Così Giovanni Martellozzo, chief financial officer di Bellussi, tra le aziende che rappresentano l’eccellenza dei prosecchi e spumanti italiani, oltre che produttori di Brunello di Montalcino con Belpoggio, commenta il no all’esenzione di vini e superalcolici Ue dai dazi al 15% sul mercato Usa.

«Naturalmente abbiamo sperato che ci fosse un’esenzione per il vino ma almeno ora abbiamo finalmente una certezza e sulla base di questa si può impostare una strategia tra noi produttori, l’importatore e il rivenditore finale e si va avanti. Invece finora l’incertezza ha portato solo danni». Martellozzo ricorda che «Bellussi è un’azienda per lo più ’domestica’ -sottolinea- il 65-70% del fatturato è in Italia, il 30% invece all’estero. E il primo mercato per noi fuori dall’Italia sono gli Stati Uniti».

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti