David di Donatello: trionfo de “Le città di pianura” con otto statuette
Grande successo per Francesco Sossai, miglior attrice Aurora Quattrocchi, miglior attore Sergio Romano, ma il cinema soffre e i lavoratori protestano
di Stefano Biolchini e Andrea Chimento
4' di lettura
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Il cinema italiano si autofesteggia, e vince quello che molti consideravano “l’outsider”, ma i suoi lavoratori sono allo stremo per i tagli ai fondi e i loro presidi, dibattiti e proteste sono il sottofondo costante della serata di premiazione. E dunque, onore al merito innanzitutto: a vincere la 71esima edizione dei David di Donatello, ovvero gli Oscar del cinema italiano, è stato “Le città di pianura” di Francesco Sossai che porta a casa ben otto statuette (vantava in realtà ben 16 nomination), tra cui quella per il miglior film e il miglior regista. “Questo premio è importante per me e per tutti coloro che hanno lavorato in questo film. Ma anche per tutta la troupe che non è qui con noi su questo palco” è stato il suo commento.
Gli invisibili del cinema, verrebbe da dire, perché parlando giustamente di chi ha vinto, non possiamo non evidenziare come l’intera cerimonia sia stata accompagnata dalle molteplici prese di posizione e contestazioni delle associazioni di categoria che hanno espresso la propria preoccupazione e malcontento per i tagli a un settore in forte sofferenza.
Piera Detassis
Durante la consueta visita al Quirinale alla vigilia della cerimonia, Piera Detassis, presidente e direttrice artistica della Fondazione Accademia del Cinema Italiano, ha letto alcuni passi della lettera delle associazioni, sottolineando come in questo ultimo anno il dialogo tra le istituzioni e il mondo del cinema sia stato a dir poco difficile e auspicando che questa occasione consenta la ripresa di un dialogo costruttivo tra cinema e politica.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha evidenziato quanto il cinema sia lavoro, un patrimonio del nostro Paese che va sostenuto e quanto il cammino della Settima Arte sia anche il nostro cammino, dichiarandosi ottimista sulla buona riuscita di trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze.
L’intervento che ha fatto poi discutere è quello del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha dichiarato quanto alcuni film abbiano ottenuto finanziamenti pubblici immeritati e che altri, pur meritandoli, non li hanno avuti: il riferimento è stato soprattutto al film “Tutto il male del mondo”, dedicato a Giulio Regeni, privato di fondi pubblici, sul quale Giuli ha dichiarato: «alla sua memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso invece l’opacità e l’imprecisione. Mai più».









