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Data center Ia: consumo d’acqua equivalente a 1,3 miliardi di persone entro il 2030

Un rapporto Onu evidenzia l’enorme impatto idrico dell’intelligenza artificiale, spesso ignorato rispetto alle emissioni, con rischi ambientali e sociali globali.

di Redazione Roma

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Entro il 2030, i data center che alimentano l’intelligenza artificiale consumeranno tanta acqua quanta ne necessita l’intera popolazione dell’Africa subsahariana, cioè oltre 1,3 miliardi di persone.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

È il quadro tracciato dal nuovo rapporto dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università delle Nazioni Unite (Unu-Inweh), pubblicato in un momento storico in cui la corsa all’Ia è sempre più sfrenata.

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Acqua e territorio spesso ignorati

Il vero problema, denuncia il rapporto, è che l’impatto ambientale dell’Ia viene misurato guardando quasi esclusivamente alle emissioni di CO₂, ignorando acqua e territorio.

Il paradosso più sorprendente riguarda proprio le energie rinnovabili: passare dal carbone alla bioenergia riduce l’impronta carbonica del 70%, ma aumenta quella idrica di oltre 30 volte e quella territoriale di 100 volte.

Un altro luogo comune, smontato dal rapporto, riguarda i consumi: non è l’addestramento dei modelli il principale responsabile, ma il loro uso quotidiano.

La produzione di un breve video con un sistema generativo può richiedere fino a 200.000 volte più energia di una semplice richiesta testuale.

Casi reali: dall’Irlanda all’Uruguay

Lo studio analizza situazioni già verificatesi. In Irlanda, uno dei principali hub europei per i data center, questi impianti hanno consumato nel 2023 il 21% dell’intera elettricità nazionale, superando i consumi dell’intera popolazione urbana del paese.

In Uruguay, i piani per un nuovo data center ad alto consumo idrico si sono sovrapposti alla siccità del 2023, che aveva già reso l’acqua di rubinetto di Montevideo non potabile.

Rifiuti elettronici e disuguaglianze

Entro il 2030, le infrastrutture di Ia potrebbero generare fino a 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici ogni anno, e le materie prime critiche necessarie all’hardware sono concentrate in regioni con una supervisione ambientale più debole, spesso nei paesi del Sud del mondo.

I benefici dell’Ia si concentrano al Nord; i costi ambientali tendono a scaricarsi altrove.

Cosa chiedono gli esperti Onu

Il rapporto propone un “ecosistema di Ia responsabile” fondato su trasparenza, efficienza progettuale, giustizia ambientale e cooperazione globale.

Investitori e operatori di data center dovrebbero trattare energia, acqua e territorio come rischi materiali, non come esternalità; le comunità locali andrebbero coinvolte nelle decisioni sin dall’inizio.

«Questo rapporto non è un atto d’accusa contro l’Ai», ha dichiarato Kaveh Madani, direttore dell’Unu-Inweh.

«È un appello a un utilizzo responsabile, che affronti in modo proattivo gli impatti indesiderati per rendere questa tecnologia sostenibile ed equa».

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