Eppure nei trent’anni successivi questa ragazza appena sfiorata sarà insieme la sua ossessione e la sua primaria fonte d’ispirazione artistica.
In Piattaforma, Houellebecq ricorda un detto di Schopenhauer secondo cui «ci si ricorda della propria vita appena un po’ di più di un romanzo che si sia letto nel passato». Di fatto, che cosa ricorderemo, che cosa ricordiamo della nostra gioventù, alla fine della vita? Poco, e quel poco ha confini sempre più incerti. Dante invece ricordava tutto. Non solo gli odî (non è raro che gli odî si ricordino a lungo) ma anche gli amori, cioè l’amore: «Tu m’hai di servo tratto a libertate / per tutte quelle vie, per tutt’i modi, / che di ciò fare avei la potestate».
Paradiso
Siamo verso la fine del Paradiso, Beatrice ha ripreso il suo scanno nella rosa dei beati, Dante le rivolge un ultimo ringraziamento. Sono versi scritti attorno al 1320, dalla morte di lei sono passati trent’anni: rivoluzioni politiche, guerre, poesia, miseria, l’Italia percorsa in lungo e in largo e, soprattutto, quel trauma fisico e psicologico che è (e allora doveva ancora di più essere) il diventare vecchi - non c’è cosa che sia rimasta ferma, nella vita di Dante, in tutto questo tempo, salvo il ricordo grato e amorevole, la devozione per Bice Portinari.
Ciò considerato, non è strano che a Beatrice sia dedicata buona parte di questo libro di Santagata. Le altre donne della vita di Dante sono troppo evanescenti per meritare qualcosa di più della semplice menzione: la donna-schermo alla quale Dante finge di rivolgere le sue attenzioni nella prima parte della Vita nuova; la donna gentile che lo tenta nel finale del libro; la donna-pietra che ispira una piccola serie di canzoni dette appunto “petrose”. E del resto: si tratterà di donne reali o di personaggi immaginari? Nelle opere in cui le troviamo rappresentate, la Vita nuova, appunto, e le Rime, il confine tra verità e fantasia è labile.
Più interessanti sono le donne reali, storiche, trasfigurate dall’arte poetica di Dante: e qui Santagata unisce in maniera molto felice l’analisi dei versi danteschi alle notizie erudite ricavate soprattutto dagli antichi commentatori, e ci restituisce i profili di figure memorabili (ma destinate all’oblio, se non le avesse eternate la penna del poeta) come Francesca da Rimini, Pia de’ Tolomei, Piccarda Donati; ma riesce a dare consistenza anche a personaggi che il lettore non specialista ignora o ha dimenticato: Sapia, Cunizza da Romano, l’inafferrabile Matelda.