Ricerca di Altroconsumo

Danni a imprese ed economia: le famiglie bocciano i dazi di Trump

Preoccupati 9 cittadini su 10. La maggioranza non è disponibile a sacrificare gli standard dell’Unione per evitarli

di Luca Orlando

Più di 9 intervistati su 10 pensano che danneggeranno le imprese e l’economia, sia nazionale sia europea.

4' di lettura

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I dazi Usa? Per nove cittadini su 10 ci saranno impatti negativi. Orientamento di massima forse prevedibile in termini generali, quello rilevato nel sondaggio realizzato da Altroconsumo, e tuttavia non certo in queste dimensioni. SOndaggio - quello presentato nel dibattito del Festival di Trento dedicato ai nuovi scenari per i consumatori nell’era Trump 2.0, realizzato in più paesi europei tra quasi 5mila soggetti, di cui oltre 1300 in Italia.

L’esito è inequivoco: più di 9 intervistati su 10 pensano che danneggeranno le imprese e l’economia, sia nazionale sia europea, l’83% prevede un aumento del costo della vita, con un 26% che lo immagina considerevole. In Italia le percentuali sono solo leggermente inferiori rispetto a quelle degli altri Paesi: il 78% si aspetta un incremento dei costi (per il 19% sarà significativo), mentre un 17% ritiene che i dazi non avranno effetti sulla spesa quotidiana (percentuale ridotta ma comunque superiore rispetto agli altri Paesi).

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Quanto all’occupazione, il 44% degli intervistati teme un impatto negativo sulla situazione lavorativa della propria famiglia, in questo caso gli italiani (43%) si allineano al dato generale. Da notare che solo il 49% degli italiani crede che non ci saranno effetti sull’occupazione familiare, molto meno rispetto, ad esempio, al 62% dei cittadini belgi. In tutti i Paesi le preoccupazioni aumentano tra chi già affronta difficoltà economiche: in Italia, l’86% di chi è in difficoltà teme l’aumento del costo della vita, e il 59% prevede ricadute sul lavoro.

Gli intervistati si aspettano rincari in quasi tutte le categorie merceologiche. In cima alla lista ci sono prodotti tecnologici e automobili, con oltre 3 intervistati su 4 che prospettano aumenti, che spesso si prevedono marcati. In Italia le preoccupazioni sono ancora più evidenti: il 91% teme rincari tecnologici (considerevoli per il 49%) e il 79% sulle auto (36% considerevoli).

Solo un terzo degli intervistati considera i dazi un mezzo efficace per proteggere le industrie locali. In Italia, la fiducia verso questo strumento è ancora più bassa: appena il 22% crede che sia utile. Tuttavia, quando si tratta di risposte politiche, il 69% degli intervistati è favorevole a imporre contro-dazi agli Stati Uniti, ma tra gli italiani il consenso scende al 57%.

La maggioranza degli intervistati (67%) ritiene che debba essere la UE, e non i singoli Stati, a negoziare con Washington. Anche in Italia prevale questa opinione (66%), ma si registra una maggiore apertura agli accordi bilaterali con gli USA: il 23% è favorevole, una percentuale ridotta ma superiore rispetto ad altri Paesi.

Tuttavia, i cittadini non sono disposti a sacrificare gli standard dell’Unione per ottenere la rimozione dei dazi: la maggioranza si oppone all’allentamento delle regole su sostenibilità ambientale (60%), sicurezza digitale (76%) e alimentare (80%). Gli italiani sono ancora più intransigenti: il 66%, l’82% e l’88% rispettivamente si oppongono a qualsiasi compromesso, con la percentuale più alta in assoluto sulla sicurezza alimentare.

Infine un dato di genere; le donne (specialmente in Italia) si dimostrano particolarmente inflessibili sugli standard ambientali: solo il 10% accetterebbe di abbassarli, mentre il 24% degli uomini sarebbe disposto a farlo.

«La guerra commerciale tra Stati Uniti ed Europa - spiega Federico Cavallo, Responsabile Public Affairs & Media Relations Altroconsumopreoccupa giustamente gli Italiani, in particolare le famiglie che hanno più difficoltà ad arrivare a fine mese. Emerge dalla nostra inchiesta una grande consapevolezza dei cittadini di che cosa siano i dazi e di quali conseguenze negative potrebbero portare ad imprese e cittadini. Questo spinge anche gli Italiani ad indicare come soluzione all’incertezza delle relazioni con gli USA, una maggiore coesione tra i Paesi dell’Unione Europea oltre a quella di siglare nuovi accordi commerciali con altri Paesi nel mondo per diversificare i mercati di approvvigionamento delle materie prime e di vendita dei prodotti europei. E’ rassicurante in oltre vedere come siano poche le persone disposte a rinunciare alle politiche europee di tutela della privacy, dell’ambiente, della trasparenza e soprattutto della sicurezza alimentare. Infine, il messaggio chiaro che danno gli Italiani e gli altri cittadini europei coinvolti nella survey è che solo restando uniti ed implementando davvero un mercato unico europeo si riuscirà ad essere ancora competitivi e produttivi».

Come muoversi in questo quadro ? E quale sarà il punto di caduta delle trattative ?

Per Brando Benifei, europarlamentare Pd e capo-delgazione del parlamento europeo per i rapporti Ue-Usa, l’annuncio di dazi al 50% fatto pochi giorni fa da Trump è soprattutto una forzatura negoziale, da valutare senza panico.

«Nei confronti di Washington - spiega - abbiamo “carte” che fanno malissimo, in particolare sul mondo delle big-tech e sui servizi. Ecco perché dovremmo i negoziatori europei dovrebbero agire econ sangue freddo e nervi saldi. Trump ha fretta, perché dagli incontri che ho avuto di recente negli USa alcuni rappresentanti repubblicani temono per la loro rielezione e daranno solo pochi mesi alla presidenza prima di assumere altre posizioni. E Trump, consapevole del ridotto margine di maggioranza sia ala Senato che alla Camera, è consapevole dei rischi».

Ma al di là dell’esito in termini di tariffe e aliquote, riuscirà Trump in questo modo a rilanciare con queste mosse la manifattura negli Stati Uniti ? «In tempi breve e anche emedi sarà difficile - spiega l’economista Giancarlo Corò - perché non si tratta di un’inversione di rotta che può essere fatta facilmente, visto il trend di deindustrializzazione degli ultimi decenni. Le stesse big tech Usa, a partiree da Apple, hanno deciso di andare a produrre altrove. Certo è che in questa narrazione sui dazi, il grande assente è proprio il consumatore, di cui Trump sembra disinteressarsi. Sui prezzi si vedrà ma quello che è certo è che gli effetti sulla crescita sono evidenti già ora, perché l’incertezza è un freno eevidente sia per gli investimenti che per alcuni consumi».

 

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