Medio Oriente

Danni a cavi sottomarini nel Mar Rosso. Si teme attacco, ma Houthi smentiscono

Sarebbero 4 le linee Internet danneggiate. La conferma arriva da una sola società, che non si sbilancia sulle cause. Ma l’allarme era stato lanciato 3 settimane fa

di Biagio Simonetta

3' di lettura

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Prima gli attacchi alle navi occidentali nel Mar Rosso, adesso (forse) il sabotaggio di alcuni cavi sottomarini che trasmettono dati e tengono in piedi l’infrastruttura globale di Internet. Le rappresaglie dei miliziani Houthi, gruppo armato yemenita filo-iraniano, si intensificano e potrebbero aver trovato nuovi obiettivi, anche se i miliziani hanno smentito questa ipotesi.

Partiamo dall’inizio: secondo diversi media dell’area, sarebbero almeno quattro i cavi sottomarini danneggiati nel Mar Rosso: il cavo AAE-1 (Asia-Africa-Europa 1, lungo 25mila chilometri, dal sud-est asiatico all’Europa; il cavo Seacom (cavo da 17mila chilometri che collega Sudafrica, Kenya, Tanzania, Mozambico, Gibuti, Francia e India); il cavo Europe India Gateway (Eig) di 15mila chilometri. Almeno per uno di questi cavi c’è la conferma ufficiale del danneggiamento: si tratta del cavo Seacom.

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Il vero punto è però un altro: non è chiaro se i danni siano dovuti a sabotaggi o a più banali incidenti marittimi (magari causati da attrezzature da pesca come reti da traino o ancore trascinate sul fondo del mare). C’è da dire che la seconda ipotesi sembra tuttavia abbastanza difficile, considerato che la costruzione e la posa dei cavi tengono conto del traffico marittimo e di queste eventualità.

La conferma di Seacom

Come detto, l’unica vera conferma arriva da Seacom, la società sudafricana che controlla uno dei cavi compromessi. L’azienda ha rilevato un guasto sabato scorso, ha confermato il Chief Digital Officer, Prenesh Padayachee, in un’intervista a Bloomberg. Lo stesso ha stimato che il problema si trova in acque comprese tra 150 e 170 metri di profondità, in un’area dove i combattenti Houthi sostenuti dall’Iran hanno preso di mira le navi con droni e missili. Al momento, però, Seacom non è in grado di stabilire se il cavo sia stato compromesso da un attacco degli Houthi o da altri fattori. Solo quando la società sarà in grado di operare sul cavo potrà stabilire la cusa del danno. L’incidente, comunque, evidenzia quanto possano essere vulnerabili le infrastrutture sottomarine critiche, in particolare in acque poco profonde con molti cavi. Ci sono circa 16 sistemi di cavi nel Mar Rosso, che collegano l’Europa all’Asia attraverso l’Egitto. E se le prime notizie verranno confermate, 4 di questi sarebbero stati sabotati.

In attesa di ulteriori conferme, al momento i danni alle comunicazioni sarebbero considerati significativi, ma non critici. Questo perché altri cavi - per ora non colpiti - attraversano la stessa area collegano Asia, Africa ed Europa. La stessa Seacom avrebbe già reindirizzato il traffico su cavi alternativi.

Tempi lunghi

Secondo quanto appreso dal Sole 24 Ore, la riparazione di un numero così elevato di cavi sottomarini potrebbe richiedere un tempo non banale: almeno otto settimane di lavoro. Tempo al quale c’è da aggiungere un dettaglio non banale: le tensioni in corso nell’intera area. Gli eventuali lavori di riparazione, infatti, dovrebbero fare i conti con probabili attacchi degli stessi Houthi, che potrebbero rallentare ulteriormente il processo. Le società di telecomunicazioni chiamate a intervenire, insomma, saranno costrette a cercare aziende disposte a svolgere i lavori di riparazione e probabilmente a pagare loro un premio di rischio elevato, considerato il contesto così difficile.

L’allarme e la smentita

Circa tre settimane fa le società di telecomunicazioni legate al governo dello Yemen avevano lanciato l’allarme, affermando di temere che i ribelli Houthi potessero pianificare un sabotaggio alla fitta rete di cavi sottomarini nel Mar Rosso, fondamentale per il funzionamento di Internet occidentale e la trasmissione di dati. Le notizie dei danneggiamenti delle ultime ore, chiaramente, catalizzano molta attenzione sul questa eventualità. Ma i miliziani hanno smentito di essere gli autori del danneggiamento. In una dichiarazione citata dalla tv di Stato yemenita e rilasciata dal ministero delle telecomunicazioni di Sanaa - capitale yemenita da 10 anni controllata dagli Houthi - si afferma che le forze yemenite «non sono coinvolte in alcun atto di sabotaggio di cavi e di altre infrastrutture di telecomunicazione nel Mar Rosso». E il danno al cavo Seacom, che per qualche ora (come risulta dai flussi di connessione) ha interrotto le comunicazioni nel Gibuti, per ora rimane avvolto nel mistero.

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