Dalle “lenzuolate” di Bersani ai balneari e alle big-tech: come è cambiata la difesa della concorrenza
La Commissione europea avvia da Modena un ciclo di dibattiti in diverse città europee per discutere delle vecchie e nuove minacce alla libertà dei consumatori e per far conoscere ai cittadini l'impatto che la politica della concorrenza ha sulla vita quotidiana
di Giuseppe Chiellino
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«L'unico obiettivo politico per i mercati è essere al servizio delle persone. Il punto centrale delle regole di concorrenza è abbastanza semplice: che ci sia cibo nella dispensa, a un prezzo che le famiglie possono permettersi e che i giovani con grandi sogni e nuove idee possano avviare una nuova attività. Perché il mercato unico siamo noi». Con questa premessa, nelle parole della commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, parte giovedì 20 aprile da Modena “Markets for people”, un ciclo di dibattiti itineranti che toccherà altre quattro città nell’Unione europea, organizzato dalla Dg Concorrenza con l’obiettivo di far conoscere ai cittadini, attraverso il confronto con esperti in diverse materie, l’impatto che la politica della concorrenza ha e può avere nella vita quotidiana.
All’incontro di giovedì al teatro della Fondazione San Carlo a Modena parteciperà anche Pierluigi Bersani, ricordato per le “lenzuolate” di liberalizzazioni che tra il 2006 e il 2007 aprirono al mercato interi settori dell’economia italiana rimasti fino ad allora protetti al riparo dalla concorrenza.
«Oggi come allora il consumatore riceve un danno dalla ridotta competizione nel mercato che può discendere dall’esercizio abusivo del potere di mercato da parte delle imprese, o dall’adozione di regolazioni distorsive da parte dei pubblici poteri» spiega Anna Argentati, direttore studi giuridici e analisi legislativa presso l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, che con Bersani e altri esperti del mondo imprenditoriale e accademico si confronterà nell’appuntamento di Modena.
«Quelle lenzuolate ebbero il merito di rimuovere in un ampio spettro di attività economiche diffuse restrizioni normative della concorrenza, non giustificate da obiettivi di interesse generale ed erano non di rado di stampo protezionistico: si pensi alle norme sulle tariffe professionali minime e fisse, sulla modifica unilaterale delle condizioni contrattuali e sulla portabilità dei mutui nel settore bancario o ancora sulla distribuzione esclusiva nel mercato dell’assicurazione obbligatoria per la RC auto».
Le «istanze corporative che frenano l’innovazione»
«Nonostante il processo di ammodernamento dei regimi normativi e amministrativi allora avviato, il problema delle regole che limitano ingiustificatamente la concorrenza sotto forma di restrizioni all’accesso o all’esercizio di un’attività economica permane, riflesso di istanze corporative che resistono ai venti di apertura del mercato» spiega Argentati. «Il riferimento non è solo al settore balneare, di recente al centro del dibattito. Sono ancora tanti gli ambiti in cui assetti regolatori obsoleti e protezionistici frenano l’innovazione e la modernizzazione delle attività a spese della collettività: pensiamo ai servizi pubblici locali e al dilagare del modello dell’in-house providing come pure al fenomeno del capitalismo municipale; ai servizi di mobilità urbana e alla contrapposizione tra i taxi e gli NCC; al settore della distribuzione farmaceutica, in cui le para-farmacie reclamano maggiori spazi di operatività; al rinnovo automatico delle concessioni nei settori economici più disparati, da quello idro-elettrico a quello delle acque minerali e, ancora, ad alcune restrizioni che persistono nel settore delle attività libero-professionali. Sono questi solo degli esempi: un quadro ben più ampio può ricavarsi dalle tante segnalazioni che l’Autorità ha trasmesso negli anni a Governo e Parlamento ai fini della legge annuale per la concorrenza, introdotta nel 2009 che è giunto all’approvazione definitiva solo due volte: nel 2017 e nel 2022».









