Nuovo deficit per dare sostegno alle imprese e ai lavoratori
Un ammontare di risorse senza precedenti ora richiede di essere canalizzato verso il sostegno dell’economia
di Dino Pesole
3' di lettura
I punti chiave
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Dall’inizio della pandemia da coronavirus, grazie alla sospensione dei vincoli di bilancio europei, il Parlamento ha autorizzato diversi scostamenti di bilancio, che tra decreti emergenziali e ristori hanno comportato il ricorso al maggior deficit per complessivi 108,3 miliardi, cui vanno ora ad aggiungersi i 32 miliardi del “decreto Sostegni” già autorizzati dalle Camere lo scorso 20 gennaio. Il conto complessivo sale ulteriormente se vi si aggiungono i 25 miliardi contenuti nell’ultima legge di Bilancio e ora il nuovo ricorso all’indebitamento previsto dall’ulteriore richiesta di scostamento di bilancio in arrivo a metà aprile (l’entità non è ancora stata fissata, ma si parte da almeno 20 miliardi). Un ammontare di risorse senza precedenti, certamente motivato dall’emergenza, e che tuttavia ora richiede di essere canalizzato almeno in parte anche al sostegno dell’economia.
Deficit per tamponare gli effetti della crisi
Dal primo scostamento di bilancio per 20 miliardi dell'11 marzo 2020, al secondo del successivo 24 aprile per 55,3 miliardi, per finire con i 25 miliardi del terzo scostamento (23 luglio) e gli 8 miliardi del quarto (20 novembre) le risorse sono servite per gran parte a far fronte agli effetti della crisi e delle misure restrittive disposte per tentare di arginare la diffusione del virus. Scelta per molti versi inevitabile, certamente non risolutiva perché gli indennizzi e i ristori non possono per loro natura compensare in toto perdite di fatturato (con conseguenti effetti sull’occupazione) soprattutto per le attività produttive che maggiormente stanno subendo le conseguenze della crisi, come mostra la drastica contrazione del Pil (-8,9%) registrata nel 2020.
Nuovi sostegni in arrivo
Il decreto “Sostegni” del Governo segue la stessa ratio, con l’aggiunta dei ristori a categorie prima escluse (come gli operatori del settore sciistico), e il prossimo scostamento di bilancio dovrà tener conto degli effetti economici del passaggio in zona rossa di molte regioni, con annesse chiusure di esercizi commerciali prima esclusi. È il caso, tra gli altri, degli addetti ai servizi alle persone (barbieri e parrucchieri). Accanto all’oggettiva e pienamente condivisibile necessità di compensare, sia pure in parte, le perdite subite da molteplici attività produttive, emerge tuttavia la necessità di dare un primo, vigoroso segnale che provi a invertire la tendenza che vede la nostra economia alle prese con gli effetti della recessione.
Dal lavoro alle imprese
Il problema è che l’andamento della campagna vaccinale, frenato dallo stop temporaneo alle somministrazioni di AstraZeneca (già riprese), rischia seriamente di far slittare in avanti nel tempo l’appuntamento con la ripresa. Occorre tener conto peraltro che la prima tranche del Recovery Fund europeo (pari a circa 25 miliardi) non arriverà prima della prossima estate. Si può provare allora ad anticipare (utilizzando parte del nuovo scostamento di bilancio che sarà predisposto a metà aprile insieme al Documento di economia e finanza) alcune misure dirette esplicitamente a sostenere la crescita? Se l’emergenza numero uno è l’occupazione, un primo segnale che punti ad utilizzare la leva fiscale in direzione di un alleggerimento degli oneri che pesano sul lavoro potrebbe essere un segnale incoraggiante per provare a far virare in positivo le aspettative di famiglie e imprese.
Ipotesi di sospensione per il cashback
Si fa strada l’ipotesi di sospendere dal 1° luglio il cosiddetto cashback, misura fortemente voluta dal governo Conte sulla quale lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi sembra nutrire qualche dubbio. Lo stop a metà anno (se su questo punto si individuerà la necessaria convergenza tra le forze politiche che compongono l’attuale maggioranza) consentirebbe di risparmiare circa 3 miliardi che potrebbero essere destinati alla manovra fiscale a sostegno del lavoro e delle imprese, in attesa della riforma vera e propria del sistema fiscale che però non potrà decollare prima del prossimo anno. Vi è certo la piena consapevolezza che l'occupazione e più in generale la domanda interna potranno ripartire solo quando si rimetterà in moto l’economia, e tuttavia anche i segnali contano.







