Il ruolo delle medio-grandi imprese per la crescita e il rafforzamento dell’indotto e della supply chain

Dalle filiere la spinta per la competitività del futuro

A Casa Marcegaglia l’evento di Confindustria Lombardia e della Piccola Industria di Confindustria

di Luca Orlando

4' di lettura

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«Facciamo ricerca insieme. E questo è un modo per abbattere i rischi, rispondendo ad un mercato che si evolve».

Per Fabio Perini, presidente della Società agricola Cooperativa Quadrifoglio, i vantaggi del far parte di una filiera produttiva, con al vertice un’azienda strutturata, sono evidenti. Non un caso isolato, quello della cooperativa mantovana. Perché stare insieme, condividere obiettivi, trovare sinergie e sostenere il territorio sono in effetti i vantaggi maggiori di queste aggregazioni informali, catene di fornitura che vedono l’intrecciarsi dei destini di aziende di dimensioni diverse, unite dalla volontà di raggiungere una competitività duratura.

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Tema rilevante, per un paese come il nostro, fatto di una miriade di Pmi e poche medio-grandi realtà, capaci però di conquistarsi spazi rilevanti in ambito nazionale e globale. A loro, ai capifiliera, è oggi “assegnato” un compito non banale, quello cioè di traghettare in modo virtuoso il sistema di fornitura verso un futuro di sviluppo, ovviando alle ridotte dimensioni attraverso il supporto di una realtà più strutturata. Tema delle filiere che non a caso è stato posto al centro dell’azione della Piccola Industria di Confindustria, che insieme a Confindustria Lombardia ha organizzato una tappa del roadshow dedicato all’argomento alle porte di Mantova, presso Casa Marcegaglia, ragionando in particolare di filiera alimentare e di quella metalsiderurgica.

«Il successo di questi appuntamenti - commenta il presidente della Piccola Industria di Confindustria, Giovanni Baroni - , testimonia quanto le filiere possano essere una via di sviluppo qualificata: è proprio nei rapporti di filiera, infatti, che tante piccole imprese riescono a trovare stimoli e supporti per la loro crescita».

Filiere che rappresentano un punto focale del nostro tessuto produttivo, caratterizzato in proporzione da molte più piccole e medie imprese rispetto a quanto non accada altrove, anche in Europa. Supportare le filiere significa far crescere le Pmi che le costituiscono.

«Siamo cresciuti insieme - ha ricordato il presidente e ad di Marcegaglia Steel Antonio Marcegaglia - e ora siamo in uno scenario sempre più incerto, sempre più volatile, che esige un atteggiamento di dinamismo, apertura e flessibilità. Caratteristiche che appartengono al tessuto industriale italiano che credo possa marcare una difesa delle proprie posizioni competitive meglio di altri».

Perimetro ampio quello analizzato, perché la filiera riguarda in generale i fornitori ma anche i destinatari della produzione. Oggi le imprese italiane sono molto più coinvolte nelle catene globali del valore, si trovano sempre più a valle, hanno diversificato le fonti di approvvigionamento di beni intermedi e i mercati di destinazione, stanno ampliando il ricorso a fornitori nazionali. Schema su cui intervengono fattori da cambiamento non banali tra ragioni economiche (una Cina che autoproduce una quota maggiore del proprio fabbisogno nazionale), tensioni geopolitiche (competizione Stati-Uniti-Cina, guerre, tensioni sulle rotte marittime, dazi), e transizioni gemelle da affrontare.

«Sfide epocali - spiega il presidente della Piccola Industria di Confindustria Lombardia, Giorgio Luitprandi - che stanno mettendo le nostre imprese di fronte a cambiamenti che, se affrontati in filiera, possono essere gestiti in modo più appropriato riducendo gli shock e massimizzando l’efficacia. In questo processo è fondamentale che i membri di una filiera mantengano un equilibrio tra identità locale e competitività globale».

Cruciale in questo schema è il ruolo del “capo” filiera, azienda di dimensioni maggiori che si pone come committente chiave per una serie di fornitori ed è in grado di rappresentare un punto di riferimento certo anzitutto in termini finanziari. Da anni si sono diffuse infatti proposte bancarie che vanno proprio in questa direzione, arrivando a fornire agevolazioni creditizie e condizioni di favore alle aziende che si trovano a monte e che possono contare su un cliente “certo” e solido. Altro ruolo rilevante delle aziende più strutturate è quello di fungere da traino e stimolo in termini tecnologici e organizzativi. La necessità di tenere alti gli standard ambientali e di qualità porta il capofiliera a diffondere tra i suoi fornitori best practice, così come a selezionarli sulla base del rispetto di parametri Esg o tecnologici.

«Le filiere - spiega il presidente di Confindustria Mantova, Fabio Viani - sono preziose anche in un tessuto economico come quello mantovano ricco di piccole, medie e grandi realtà d’eccellenza. Saper lavorare in sinergia, attivandosi in un supporto reciproco e costante crea relazioni di partnership che generano una vera crescita condivisa. La contaminazione di competenze e know-how, l’attrattività di risorse, l’ottimizzazione degli investimenti sono altrettanti elementi di competitività, soprattutto a fronte di trend e dinamiche di mercato complesse come le attuali». .«Negli anni – ha spiegato Mirko Bragagnolo, vicepresidente per le Filiere Piccola Industria Confindustria – abbiamo visto più volte intere filiere andare in crisi a causa di una sola impresa debole lungo la catena, per questo è quanto mai necessario che i capo-filiera mettano in campo iniziative a 360° per rendere le proprie filiere più resilienti, affidabili, efficienti».

Regione Lombardia ha in campo più progetti in questa direzione, a partire dal sostegno finanziario (dote da 32 milioni) ai progetti che riguardano il rafforzamento competitivo delle filiere e degli ecosistemi industriali, la costituzione e sviluppo di nuove filiere, sostenibilità ambientale, sociale ed economica della filiera ed economia circolare, innovazione, miglioramento tecnologico e digitalizzazione delle filiere. In questo ambito sono 71 i progetti di filiera finora presentati, per quasi 1500 soggetti coinvolti. Nel complesso, a favore delle filiere, Regione Lombardia mette in campo cinque diverse azioni di sostegno, per un totale di 100 milioni di euro.

Sullo sfondo restano i nodi dello sviluppo, che coinvolgono l’Italia e non solo, in un’Europa alle prese con una robusta manutenzione delle proprie strategie, geopolitiche ed economiche.

«Serve un cambio di passo serio - ha sottolineato Emma Marcegaglia, presidente e ad di Marcegaglia Holding. Negli ultimi venti anni c’è stata una caduta di competitività e di capacità di crescita della Ue impressionante e lo scenario attuale non ci aiuta. L’Europa deve liberarsi di ogni tecnicismo burocratico e ideologico e agire nell’interesse delle sue imprese, che vuol dire anche dei suoi cittadini. La competitività non è un discorso astratto: significa poter giocare un ruolo nello scacchiere internazionale, per garantire un livello di vita di qualità e servizi adeguati alle persone, nel rispetto dei valori democratici e liberali. Altrimenti, rassegniamoci alla decadenza e alla marginalità».

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