«Siamo cresciuti insieme - ha ricordato il presidente e ad di Marcegaglia Steel Antonio Marcegaglia - e ora siamo in uno scenario sempre più incerto, sempre più volatile, che esige un atteggiamento di dinamismo, apertura e flessibilità. Caratteristiche che appartengono al tessuto industriale italiano che credo possa marcare una difesa delle proprie posizioni competitive meglio di altri».
Perimetro ampio quello analizzato, perché la filiera riguarda in generale i fornitori ma anche i destinatari della produzione. Oggi le imprese italiane sono molto più coinvolte nelle catene globali del valore, si trovano sempre più a valle, hanno diversificato le fonti di approvvigionamento di beni intermedi e i mercati di destinazione, stanno ampliando il ricorso a fornitori nazionali. Schema su cui intervengono fattori da cambiamento non banali tra ragioni economiche (una Cina che autoproduce una quota maggiore del proprio fabbisogno nazionale), tensioni geopolitiche (competizione Stati-Uniti-Cina, guerre, tensioni sulle rotte marittime, dazi), e transizioni gemelle da affrontare.
«Sfide epocali - spiega il presidente della Piccola Industria di Confindustria Lombardia, Giorgio Luitprandi - che stanno mettendo le nostre imprese di fronte a cambiamenti che, se affrontati in filiera, possono essere gestiti in modo più appropriato riducendo gli shock e massimizzando l’efficacia. In questo processo è fondamentale che i membri di una filiera mantengano un equilibrio tra identità locale e competitività globale».
Cruciale in questo schema è il ruolo del “capo” filiera, azienda di dimensioni maggiori che si pone come committente chiave per una serie di fornitori ed è in grado di rappresentare un punto di riferimento certo anzitutto in termini finanziari. Da anni si sono diffuse infatti proposte bancarie che vanno proprio in questa direzione, arrivando a fornire agevolazioni creditizie e condizioni di favore alle aziende che si trovano a monte e che possono contare su un cliente “certo” e solido. Altro ruolo rilevante delle aziende più strutturate è quello di fungere da traino e stimolo in termini tecnologici e organizzativi. La necessità di tenere alti gli standard ambientali e di qualità porta il capofiliera a diffondere tra i suoi fornitori best practice, così come a selezionarli sulla base del rispetto di parametri Esg o tecnologici.
«Le filiere - spiega il presidente di Confindustria Mantova, Fabio Viani - sono preziose anche in un tessuto economico come quello mantovano ricco di piccole, medie e grandi realtà d’eccellenza. Saper lavorare in sinergia, attivandosi in un supporto reciproco e costante crea relazioni di partnership che generano una vera crescita condivisa. La contaminazione di competenze e know-how, l’attrattività di risorse, l’ottimizzazione degli investimenti sono altrettanti elementi di competitività, soprattutto a fronte di trend e dinamiche di mercato complesse come le attuali». .«Negli anni – ha spiegato Mirko Bragagnolo, vicepresidente per le Filiere Piccola Industria Confindustria – abbiamo visto più volte intere filiere andare in crisi a causa di una sola impresa debole lungo la catena, per questo è quanto mai necessario che i capo-filiera mettano in campo iniziative a 360° per rendere le proprie filiere più resilienti, affidabili, efficienti».