Scenari Istat

Dalle costruzioni ai servizi: i settori colpiti nella frenata dell’occupazione

Negli ultimi anni, il tasso di occupazione in Italia è aumentato (anche perché sono aumentati gli inattivi), ma nei prossimi mesi è prevista una frenata

di Redazione Roma

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Che il protrarsi della guerra in Medio Oriente porti un conto sempre più salato all’economia italiana, ormai, è un dato di fatto. Tra le varie istituzioni, lo ha detto anche l’Istat, fornendo risultati già consolidati e altri che, invece, vengono da possibili scenari. Nelle ultime ore, l’Istituto ha fatto un nuovo aggiornamento e stavolta, oltre al Pil, ha parlato delle previsioni sull’occupazione. Che sono più cupe del passato.

Il quadro attuale

Partiamo dal dire che la nota fa riferimento al biennio 2026-2027 e che l’Italia, negli ultimi mesi, ha visto crescere notevolmente il tasso di occupazione (che rimane comunque tra i più bassi dell’Ue) e al tempo stesso diminuire quello di disoccupazione. Va detto che questo doppio andamento è stato condizionato anche dall’aumento di inattivi, cioè di persone che escono dal mondo del lavoro (non cercano neanche) e quindi fanno aumentare il rapporto degli occupati sulla forza lavoro e fanno diminuire quello dei disoccupati sulla forza lavoro.

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Nel primo trimestre 2026, mentre l’occupazione aumentava su base tendenziale di 67mila unità e la disoccupazione calava di 110mila unità, l’inattività cresceva di 44mila unità, con il tasso che saliva al 33,7%. Il dato di aprile 2026 ha offerto un temporaneo rasserenamento: l’occupazione è tornata a crescere dello 0,5% rispetto al mese precedente, con 123mila occupati in più, portando il tasso al 63,1%. La disoccupazione è scesa al 5,1%.

Il settore delle costruzioni penalizzato anche dalla fine dei bonus edilizi

Tra i comparti sotto osservazione, le costruzioni sono quello più vulnerabile. Nel primo trimestre 2026 il valore aggiunto del settore ha segnato una contrazione dello 0,3% su base congiunturale. Le ragioni sono multiple e si sommano: l’esaurimento progressivo degli incentivi legati ai bonus edilizi, il rallentamento dei cantieri Pnrr nella seconda parte dell’anno, l’aumento dei costi energetici e finanziari. Le imprese del settore esprimono il peggioramento più accentuato nelle aspettative occupazionali, e il clima di fiducia continua a deteriorarsi.

La nota Istat prevede che nella seconda metà del 2026 si determini una “brusca contrazione” degli investimenti, dovuta alla riduzione degli incentivi pubblici e all’aumento dei costi. Le costruzioni, storicamente sensibili agli stimoli di politica fiscale, pagheranno il prezzo più alto del rientro di questi sostegni. Nel 2027, il dato annuo degli investimenti sconterà ancora l’effetto di trascinamento negativo della coda del 2026.

Le conseguenze del calo dei consumi

Ci sono poi i servizi, che sono stati, negli ultimi anni, il principale motore dell’occupazione italiana. La terziarizzazione dell’economia ha creato posti di lavoro in comparti come il turismo, la ristorazione, i servizi alle imprese, la logistica. Ma nel primo trimestre 2026 il valore aggiunto dei servizi ha tenuto (+0,4% congiunturale), con alcune punte positive in comunicazione e informazione (+1,1%) e nelle attività immobiliari (+1,3%). Ma le attività finanziarie e assicurative hanno segnato una contrazione dell’1,3%.

Il canale attraverso cui la crisi si trasmette ai servizi è principalmente quello dei consumi. Le famiglie italiane, strette tra retribuzioni reali in calo per l’effetto dell’inflazione — il deflatore dei consumi privati è atteso al 2,9% nel 2026 — e un clima di fiducia ancora fragile, stanno riducendo la propria propensione alla spesa. La crescita dei consumi privati è prevista allo 0,6% nel 2026, rispetto all’1,1% del 2025. Per i servizi al consumo, commercio, ospitalità e tempo libero inclusi, questo si traduce in una domanda meno sostenuta.

Giù anche la manifattura

La manifattura segna nel primo trimestre 2026 una variazione congiunturale nulla del valore aggiunto, con l’industria in senso stretto appena positiva (+0,1%). Le aspettative occupazionali nel settore peggiorano a maggio, in linea con la dinamica della domanda estera.

Per la manifattura, che dipende in misura rilevante dai mercati internazionali, si configura quindi una fase di debolezza ciclica legata al rallentamento del commercio globale. Le imprese abbassano le aspettative di produzione, e questo si riflette sul fabbisogno di lavoro. Il calo del tasso di posti vacanti — attestato all’1,7% nel primo trimestre 2026, con un calo di 0,1 punti rispetto al trimestre precedente — è il segnale statistico più chiaro di questa minor domanda di lavoro.

Le previsioni

Nel quadro previsionale Istat, comunque, il mercato del lavoro rallenta ma non crolla. Le unità di lavoro cresceranno dello 0,7% nel 2026 — dopo l’1,3% del 2025 — e dello 0,4% nel 2027. Il tasso di disoccupazione continuerà a migliorare leggermente, scendendo al 5,5% nel 2026, per poi stabilizzarsi nel 2027. Le retribuzioni contrattuali orarie crescono ancora (+2,6% tendenziale nel primo trimestre 2026), ma il tasso è in decelerazione dal +3,9% del primo trimestre 2025.

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