Il quadro

Dalle città ai borghi: se la cultura diventa risorsa, oltre il turismo

Nel 2025 i viaggi nei luoghi d’arte hanno portato 57 miliardi di euro. Per consolidare il trend investire su destagionalizzazione e sinergie. Il ministro Mazzi: «In Italia patrimonio diffuso sul territorio»

Credits: Vinicìus Vieira ft (Pexels)

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Se luglio e agosto sono stati i mesi in cui le esperienze culturali, a causa delle ondate di calore, si sono vissute spesso la sera – tanto che si inizia a parlare di noctourism – settembre è ormai noto da anni come il periodo dedicato ai festival culturali. Quale che sia il mese, ciò che si conferma è il traino economico del turismo culturale in Italia che, nel 2025, ha raggiunto i 56,6 miliardi di euro, circa il 52% dell’indotto turistico complessivo.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Gli ultimi dati del ministero del Turismo sottolineano quanto questa tipologia di turismo – di cui il 27 settembre si celebra la giornata internazionale al Tempio di Venere, a Roma – generi sia un alto numero di presenze sia significative ricadute economiche sulla filiera dei servizi locali. I Comuni a vocazione culturale, ad esempio, catalizzano oltre il 63% delle presenze complessive. «Il successo del turismo culturale italiano poggia su un primato oggettivo: siamo una superpotenza culturale, la prima nazione al mondo per numero di siti Unesco», ricorda Gianmarco Mazzi, ministro del Turismo. «Nessuno ha una densità e diffusione di patrimonio come la nostra. Siamo l’unica nazione dove la cultura non è concentrata in una capitale, ma è diffusa in ogni borgo, chiesa, paesaggio».

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Competitività internazionale

Anche in termini di competitività internazionale, una spinta rilevante è data dal patrimonio storico-artistico. Il 57% dei viaggiatori stranieri sceglie l’Italia mosso da interessi culturali, generando una spesa annua che, nelle sole città d’arte, supera i 19 miliardi, equivalente al 56% del dato totale. «Per gli stranieri l’Italia non offre solo bellezza, offre stile di vita. Questa combinazione di ricchezza culturale, borghi affascinanti, enogastronomia unita all’accoglienza è irresistibile», spiega Mazzi, aggiungendo che per gli italiani si sta verificando una riscoperta identitaria molto forte. «La voglia di cultura, lo abbiamo visto con le aperture straordinarie dei monumenti, è inesauribile».

Weekend culturali

La spesa. Risposte in percentuale

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L’appeal dei weekend culturali

L’interesse crescente per i weekend culturali, itinerari tendenzialmente di pochi giorni e destagionalizzati, sottolinea ulteriormente l’appeal del segmento. Secondo l’«Osservatorio sulle esperienze culturali in Italia», a cura di Impresa Cultura Italia-Confcommercio e Swg, negli ultimi 12 mesi il 46% degli italiani ha fatto almeno un fine settimana all’insegna della cultura, soprattutto fuori dalla propria regione (34%). E la spesa media pro capite sostenuta ha superato i 286 euro (nel 2025 stava sui 235). Tra chi, invece, non è ancora partito –il 54% – emerge una disponibilità di spesa di oltre 215 euro. Insomma, una domanda potenzialmente destinata ad aumentare.

Sinergie necessarie

Ma se i dati mostrano che convertire il turismo culturale in un volano per i territori è la direzione da seguire, restano ancora nodi da sciogliere e sinergie da rincorrere.

«Cultura e turismo sono facce della stessa medaglia: quando la cultura è forte, ne beneficia il turismo e, quando il turismo è attento e consapevole, sostiene la cultura», nota Carlo Fontana, presidente di Impresa Cultura Italia- Confcommercio. «L’Osservatorio ci dice che il 74% degli italiani ritiene che le iniziative culturali rendano le proprie città più attrattive e che il 71% ne riconosce il ruolo nella valorizzazione delle tradizioni. Sono dati importanti perché mostrano che la cultura nasce dalla storia, dalle comunità e dall’identità dei luoghi. Il vero protagonista resta il territorio, che rende ogni esperienza autentica. Questa consapevolezza, tuttavia, fatica a tradursi in capacità concreta di fare sistema: le collaborazioni tra gli operatori restano perlopiù occasionali».

Un vulnus su cui può intervenire, ad esempio, il settore pubblico, «favorendo l’incontro tra questi soggetti, semplificando le procedure e incentivando partenariati e progetti duraturi, capaci di mettere a frutto risorse pubbliche e private», chiosa Fontana. «Gli eventi sono fondamentali se non restano isolati. E per evitare un turismo “mordi e fuggi” e attrarre nuovi pubblici, occorre costruire un’offerta continuativa, distribuire meglio i flussi nel corso dell’anno e valorizzare i centri minori. Così la cultura può favorire sviluppo e turismo sostenibili, migliorando anche la qualità della vita delle comunità».

Le sfide per il futuro

Per i prossimi anni la sfida si concentra, dunque, sull’organizzazione del fenomeno. «Il nostro credo è: tutta l’Italia, tutto l’anno. La strategia delle quattro D: destagionalizzare, decongestionare, delocalizzare e digitalizzare. Non possiamo pensare a un’Italia che lavora solo 90 giorni l’anno. Per questo abbiamo investito oltre 700 milioni su montagna, cammini, borghi e turismo all’aria aperta. Su questo fronte le nostre scelte stanno funzionando e dal 2025 i risultati crescono», sottolinea il ministro Mazzi.

I SOSTEGNI

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Ma non solo: tra gli obiettivi da mettere a segno c’è anche “la conquista” delle nuove generazioni. Su cui, a oggi, i viaggi culturali sembrano attecchire meno. «L’indagine che abbiamo condotto dice che i più interessati sono persone con titolo di studio alto, over 55 e donne», conclude il presidente Fontana. «Esistono, quindi, distanze economiche, sociali e generazionali su cui intervenire: avvicinare i giovani richiede formati flessibili, occasioni di coinvolgimento attivo e un’offerta vicina ai loro interessi, che aiuti a riconoscere nella cultura una parte fondamentale dell’esperienza di vita, anziché un lusso per pochi».

Per allargare la partecipazione, serve dunque agire su più fronti: «Rendere i consumi culturali economicamente accessibili, anche attraverso una detraibilità fiscale; investire nella formazione; adottare linguaggi contemporanei, capaci di dialogare con target diversi anche grazie alla tecnologia, senza rinunciare alla qualità e al valore dei contenuti».

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