Palazzo Chigi

Manovra, vertice di maggioranza: focus su rottamazione, pensioni e taglio Irpef

Il governo si è confrontato sulle misure chiave della prossima manovra

di Redazione Roma

Manovra, Urso "Al lavoro per il sostegno al sistema imprenditoriale"

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

In vista del rush finale sulla manovra la maggioranza ha fatto il punto e si è riunito a Palazzo Chigi per circa due ore e mezza con la premier Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per fare il punto e sciogliere gli ultimi nodi.

Il taglio dell’Irpef

C’è da definire se il taglio di due punti della seconda aliquota Irpef, dal 35% al 33%, per dare ossigeno al ceto medio si limiterà allo scaglione 28mila-50mila euro, come ha lasciato intuire anche la premier, o se alla fine si estenderà fino a 60mila come chiede Forza Italia.

Loading...

La rottamazione

C’è poi da capire come ridimensionare la nuova rottamazione fortemente voluta dalla Lega: su 8 o 9 anni, con un versamento minimo di 50 euro per accelerare la sanatoria sulle piccole cifre. L’entità delle due misure, secondo fonti di maggioranza, dipenderebbe comunque dal contributo che arriverà dalle banche. Il governo è intenzionato a chiedere una mano “come l’anno scorso”, ha già detto la presidente del consiglio, ribadendo che non c’è alcun intento “punitivo”. Su un punto tutti sono d’accordo, anche questa manovra - le cui coperture arriveranno anche dai tagli ai ministeri - dovrà favorire famiglie e natalità: quindi si lavora sulle detrazioni fiscali col quoziente familiare e a confermare il congedo parentale facoltativo all’80%. Per la sanità sono invece in arrivo “diversi miliardi in più”, assicura il vicepremier Salvini.

Pensioni: da stop parziale a rischio 170mila esclusi

Anche l’aumento dell’età pensionabile è in cima ai temi caldi. Il governo è intenzionato a bloccare l’innalzamento automatico di tre mesi che scatta dal 2027. Ma l’intervento costerebbe oltre 3 miliardi a regime. Una cifra considerevole e per questo sul tavolo dei tecnici ci sarebbero già altre ipotesi. A partire da quella di bloccare l’aumento solo per chi ha già compiuto 64 anni: il costo stimato è di 1,5 miliardi il primo anno e 2 miliardi a regime. In questo modo, però, si rischia di escludere circa 170mila lavoratori, quelli cioè che pur avendo raggiunto i 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne) nel 2027 non avranno ancora compiuto 64 anni. Si lavora nel frattempo anche ad altre ipotesi, tra le quali lo scatto di uno scalino più basso nel 2027 con un solo mese in più e uno o due nel 2028: intervento considerato costoso, anche se non ci sarebbero ancora quantificazioni. Scenari su cui già rumoreggiano le opposizioni, accusando il governo di prendere in giro i lavoratori. Il nodo è ovviamente anche politico.

L’Ires premiale, introdotta lo scorso anno per l’imprenditoria virtuosa che fa utili ma investe in occupazione e innovazione, scade a fine anno e certamente sarà rinnovata. A questo si aggiunge il nuovo incentivo che supererà Industria 4.0 e Transizione 5.0 che non hanno funzionato appieno. Si tratterà - parole del ministro delle Imprese Adolfo Urso - di una misura «più flessibile, libera dai vincoli europei che escludono le industrie più energivore, quelle che hanno più bisogno, e sarà finanziata con risorse nazionali, in maniera duratura, in modo che le imprese possano programmare».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti