Liquori

Dalla Val d’Aveto l’amaro premiato a Londra come migliore al mondo

Award inglesi e americani per i liquori della famiglia Fugazzi. Il celebre Fabbrizii realizzato con la ricetta del bisnonno trovata in un cassetto

di Raoul de Forcade

Le fasi di imbottigliamento e di etichettatura dell’Amaro Fabbrizii, che ora sta debuttando anche nelle catene grande distribuzione, pur mantenendo una dimensione artigianale

3' di lettura

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Un’antica ricetta del bisnonno trovata in un cassetto, dentro una scatola da biscotti di latta, d’un secolo fa. Una scoperta fortuita, che ha riportato alla luce la figura di un’avo, di cui si sapeva appena che realizzasse un amaro, e che ha trasformato una famiglia d’ingegneri in un’azienda di produzione di liquori. Un’impresa che, grazie all’Amaro Fabbrizii, riprodotto secondo la ricetta originale, e a un gin creato a ruota, ha ottenuto il primo posto nelle più prestigiose premiazioni di settore, a Londra e New York.

Sembra una favola, anzi, una di quelle storie che avrebbero catturato l’attenzione dei piccoli lettori di un Topolino di tanti anni fa (Qui, Quo e Qua trovano la ricetta di un lontano parente tra le scartoffie del deposito di Paperon de’ Paperoni e si mettono a produrre l’Amaro, con lo zio Paperino), invece è realtà. L’amaro alle erbe creato ai primi del ’900 da Giovanni Fabbrizii e, dopo la sua morte, dimenticato, nonostante avesse vinto al medaglia d’oro all’Esposizione di Genova del 1906, è stato riportato alla ribalta delle cronache dai bisnipoti e si è aggiudicato, a giugno, nella versione Riserva, la medaglia d’oro agli World liqueor awards 2025, nella sezione bitter, che l’ha incoronato miglior Amaro del mondo, per quest’anno. Ma poiché una ciliegia tira l’altra, la famiglia Fugazzi, proprietaria della (ormai nuovamente) famosa ricetta, ha deciso di portare un ulteriore liquore di sua produzione alla fiera Fancy food di New York (29 giugno-1 luglio): il Gin Rusagni, che ha vinto la doppia medaglia d’oro nella variante Riserva (categoria The fifty best barreled gin) e quella d’argento nella versione tradizionale (categoria The fifty best gin 1).

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A raccontare questa singolare storia imprenditoriale è il giovane imprenditore, e ormai produttore di liquori, Fabrizio Fugazzi. «Io e la mia famiglia - spiega - abbiamo cominciato dall’ingegneria: avevamo uno studio a conduzione familiare, che aveva fondato mio padre Giorgio all’inizio degli anni 2000. Lui aveva girato il mondo, seguendo gli impianti di Ansaldo Energia. Poi abbiamo costruito lo studio di ingegneria Wideurope engineering, nel quale lavorava anche la seconda moglie di mio padre, Laura Cabona. Le attività sono cresciute e, nel 2017, siamo stati acquisiti da Mott Macdonald, un gruppo inglese di consulenza molto grande, con 2 miliardi di fatturato. Grazie a noi hanno aperto un ufficio a Genova e siamo rimasti insieme tre anni. Poi ci hanno fatti uscire, da un giorno all’altro, stile anglosassone».

Intanto, però, il destino stava lavorando. «Laura, svuotando la casa dei suoi genitori, ha trovato, in un cassetto, una scatola di biscotti di latta con dentro il ricettario scritto di pugno dal suo bisnonno Giovanni, che di cognome faceva appunto Fabbrizii, e molti altri documenti. Cioè le lettere che certificavano l’apprezzamento dell’amaro, da parte degli influencer del tempo. Ossia le casate nobiliari alle quali venivano inviate le campionature e che rispondevano con carta intestata e stemma. C’era anche la missiva con cui venne assegnata a Giovanni la medaglia d’oro all’esposizione di Genova del 1906».

A quel punto scatta l’idea imprenditoriale: i Fugazzi pensano di provare a ricreare l’amaro Fabbrizii e di allestire un liquorificio, ristrutturando un fabbricato nel centro di Rezzoaglio, in Val d’Aveto, paese dove hanno una casa di campagna. «Abbiamo creato - racconta - un laboratorio e uno spazio vendita e, dall’estate 2021, abbiamo iniziato l’attività. Abbiamo anche chiamato un esperto per provare la formula orginale del bisnonno, con sette erbe, e alcune varianti. Alla fine, quando si è fatto l’assaggio al buio, il sapore migliore è risultato quello dell’origianle. Del resto, non sappiamo quanto prove avesse fatto, a suo tempo, Giovanni Fabbrizii prima di commercilizzare l’amaro». Oggi il fatturato dell’azienda è ancora esiguo, circa 150mila euro l’anno. Ma ora siamo sbarcati nella gdo, in primis con Coop, e un po’ anche con Conad e Gulliver».

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