Difesa

Dalla Ue agli Usa, alla Cina, ecco tutti gli accordi sul caccia di sesta generazione

I nuovi velivoli sono destinati, come ribadito dal Governo anche in sede parlamentare, a sostituire la flotta Eurofighter a partire dal 2035

di Andrea Carli

Difesa, Italia verso il caccia di sesta generazione

5' di lettura

5' di lettura

Un nuovo, importante tassello operativo, per il puzzle condurrà tra qualche anno al decollo del caccia di sesta generazione. Un progetto strategico per la difesa, italiana ed europea. Dopo la costituzione formale dell’agenzia governativa Gigo tra Italia, Regno Unito e Giappone per il Global Combat Air Programme, il programma per i nuovi caccia che dal 2035 andranno a sostituire gli Eurofighter, è arrivata ora l’intesa per la joint venture paritetica che per l’Italia vede in campo Leonardo.

Sullo sfondo un progetto tanto complesso (e costoso) quanto strategico: il caccia di sesta generazione, un vero e proprio “sistema dei sistemi”, un velivolo progettato ex novo dove gli elementi sono connessi da una rete “intelligente”, sulla base di un’architettura cloud dedicata, con il coinvolgimento dell’intelligenza artificiale e datalink di nuova generazione. Se da una parte, per la sua realizzazione, non ci sono alternative a quella di unire le forze di fronte a costi particolarmente elevati; dall’altra in questa storia ancora una volta l’Europa stenta a trovare una sintesi, tanto che si muove a gruppi: uno a guida inglese, con Italia e Giappone (potrebbe registrare l’ingresso dell’Arabia Saudita). L’altro trainato da Germania, Francia e e Spagna (in questo caso potrebbe inserirsi il Belgio).

Loading...

«Il 13 dicembre - aveva annunciato nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Leonardo Roberto Cingolani - firmiamo l’accordo sul Gcap», il Global Combat Air Global con Giappone e Gran Bretagna. E così è stato. Per l’Italia, che in questo modo ha buone opportunità di arrivare su questo mercato per prima, i nuovi velivoli sono destinati, come ribadito dal Governo anche in sede parlamentare, a sostituire la flotta Eurofighter a partire dal 2035, con una vita operativa estesa fino alle ultime decadi del secolo. Le aziende capofila, per i rispettivi Paesi sono - oltre a Leonardo - Bae Systems (Regno Unito) e Mitsubishi (Giappone). Per l’Italia si prevede la partecipazione anche delle aziende MBDA Italia, Elettronica e Avio GE, oltre che di Pmi.

Una persona cammina davanti al progetto concettuale del jet da combattimento di sesta generazione del Global Combat Air Programme (GCAP) il giorno dell’inaugurazione del Farnborough International Airshow 2024, a sud-ovest di Londra, il 22 luglio 2024. (Photo by JUSTIN TALLIS / AFP)

In Europa due squadre in campo nella partita dei caccia di sesta generazione

Il programma del caccia di sesta generazione Tempest è stato lanciato dal Regno Unito nel luglio 2018. L’anno successivo ha registrato l’adesione della Svezia, quindi dell’Italia. L’8 dicembre di quest’anno, dopo alcuni mesi di trattative, è salito a bordo anche il Giappone. Poi la Svezia si è tirata fuori, e il programma ha assunto un nuovo nome: programma, Global Combat Air Programme (Gcap). Il 9 dicembre del 2022, a seguito di una dichiarazione congiunta dei Capi di governo di Italia, Giappone e Regno Unito il Gcap viene ufficialmente avviato. Il 14 dicembre 2023 il Ministro della Difesa Guido Crosetto, quello del Giappone Minoru Kihara e il Segretario di Stato alla Difesa del Regno Unito Grant Shapps sottoscrivono a Tokyo il Trattato per l’istituzione della GIGO (acronimo per “GCAP International Government Organization”). L’accordo prevede l’istituzione di una nuova organizzazione internazionale, dotata di personalità giuridica, incaricata di gestire la progettazione e sviluppo di una piattaforma aerea di sesta generazione. L’organizzazione è costituita appunto da Italia, Regno Unito e Giappone (ma in futuro potrebbe accogliere altri Paesi; c’è la possibilità che nel gruppo entri l’Arabia Saudita). La sede principale dell’organizzazione è nel Regno Unito (nella città di Reading).

Il progetto promosso da Germania, Francia e Spagna

Poi c’è il Future Combat Air System (Fcas): è un progetto, che si pone come concorrente rispetto al Gcap, di sistema di combattimento aereo del futuro di Germania (Airbus), Francia ( Dassault Aviation) e Spagna ( Indra Sistemas ). Gli aerei da combattimento Fcas dovrebbero decollare nel 2040 per sostituire i Rafale francesi e gli Eurofighter Typhoon tedeschi e spagnoli. Germania e Francia hanno firmato un accordo quadro nel 2017, mentre la Spagna ha aderito nel 2020. Nel novembre 2023 il ministro della Difesa del Belgio ha rivelato che entro giugno 2025 il paese diventerà la quarta nazione partner insieme a Germania, Francia e Spagna ad aderire al programma di caccia di sesta generazione Future Combat Air System (Fcas).

Le tre anime del Gcap

Il programma sviluppato da Italia, Regno Unito e Giappone ha alcune caratteristiche che lo contraddistinguono. «Il Gcap - spiega Alessandro Marrone, responsabile del programma “Difesa” dell’Istituto Affari Internazionali (Iai) - è una partnership di lungo periodo e un investimento fondamentale per la difesa italiana. Italia e Regno Unito hanno una forte tradizione di cooperazione in campo aeronautico, da più di cinquant’anni (Tornado, Eurofighter) ma è la prima volta che Roma e Londra cooperano con un partner asiatico su un progetto così importante. Il Giappone ha un bilancio della difesa circa doppio di quello italiano, 56 miliardi di dollari nel 2024. Con queste tre gambe il progetto ha solide prospettive di sostenibilità finanziaria».

Le mosse di Usa

Ma la partita del caccia di sesta generazione non vede muoversi solo l’Europa. Gli Usa dal 2014 guardano al “Next generation air dominance” (Ngad), che vede in campo Boeing e Lockheed Martin. Il moderno caccia di sesta generazione dovrebbe sostituire l’F-22 Raptor, entrato in servizio nel 2005, a partire dal 2030, ma il progetto è in fase di revisione da parte della United States Air Force in quanto l’obiettivo dell’Aeronautica militare degli Stati Uniti è garantire una maggiore sostenibilità tra prestazioni e costi (un singolo velivolo Ngad costerebbe intorno a 247,5 milioni di dollari). Molto dipenderà dalle scelte (e dalle priorità) della nuova amministrazione Trump.

... e Cina

La Cina, da parte sua, «sta superando la Russia e sta raggiungendo livelli occidentali sul piano tecnologico», ricorda Marrone. «A loro interessa sovvertire la supremazia navale Usa nel Pacifico. I cinesi, il cui sistema è molto opaco, vogliono posizionarsi bene nella quinta generazione di caccia, per poi prepararsi per il salto e puntare sulla successiva». Intanto Pechino punta sugli aerei invisibili. A novembre, in occasione della China International Aviation & Aerospace Exhibition di Zhuhai, il gigante cinese ha presentato il suo ultimo caccia stealth J-35. I cinesi hanno spiegato che è stato progettato «principalmente per operazioni di combattimento aereo» ed è in grado di sferrare «anche attacchi aria-superficie». Non è chiaro quando possa essere impiegato, né dove verrà schierato. Ma la corsa è già iniziata. A settembre, il Segretario dell’Aeronautica Frank Kendall ha dichiarato di non riferirsi più a Pechino come a una minaccia “futura”. «La Cina - ha sottolineato - è una minaccia oggi».

E la Russia? «A causa della guerra in Ucraina - continua Marrone - Mosca si sta orientando più su soluzioni a basso costo, come i droni iraniani. Non punta ai caccia di sesta generazione, ma ai missili ipersonici. Continua a a produrre Sukhoi, che continua a perdere in Ucraina».

Le cinque generazioni dei caccia

La classificazione dei caccia attraverso il riferimento a una determinata “generazione” permette di individuare le diverse tipologie di aerei che si sono sviluppate dalla fine del secondo conflitto mondiale a oggi. Appartengono alla prima generazione (1945 – 1955) i caccia subsonici ad ala dritta con prese d’aria a geometria fissa (ad esempio, Lockheed P-80 ShootingStar americano e il Gloster Meteor britannico). La seconda generazione (1955-1960) è caratterizzata dalla collocazione dei motori del velivolo nella fusoliera (anziché nelle semi ali) e dall’ala a freccia (ad esempio, North American F-100). La terza generazione (1960¬1970), comprende i caccia con ala a forte freccia o delta, capaci di raggiungere velocità transoniche o di poco supersoniche. Alla quarta generazione (1970-1995) appartengono i caccia capaci di raggiungere la velocità Mach 2. A questa categoria appartiene il velivolo Eurofighter, che – come detto – è destinato ad essere sostituito dal nuovo velivolo Gcap (che costituirà la sesta generazione). La quinta generazione infine corrisponde ai velivoli a partire dal 1995 e dotati di tecnologie molto avanzate in ambito stealth, come l’F35.

La Nato valuta nuovi obiettivi di armi e attrezzature per i paesi membri

Intanto la Nato, riferisce l’agenzia Bloomberg sulla base delle indicazioni fornite da funzionari vicini al dossier, intende assegnare nuovi obiettivi concreti per quanto riguarda il numero di carri armati, aerei e altri sistemi d’arma che i Paesi membri devono produrre, il che potrebbe richiedere un aumento dell’obiettivo di spesa per la difesa dell’alleanza fino al 3% del prodotto interno lordo.

 

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti