Come cambia la negoziazione nell’era dell’instabilità geopolitica
Per le imprese negoziare non significa più “spuntare il miglior prezzo” ma proteggere la continuità operativa e difendere i margini industriali messi a dura prova dai rincari
di Luca Brambilla* e Andrea Monti**
3' di lettura
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Il tempo della relativa abbondanza è finito. Per decenni, le imprese hanno operato in un contesto di stabilità apparente, dove le forniture di energia, gas e materie prime erano considerate variabili costanti e il tavolo delle trattative era il luogo dove, essenzialmente, si cercava di negoziare il prezzo più vantaggioso. Quello scenario è stato spazzato via da una realtà complessa in cui le tensioni geopolitiche non sono più un rumore di fondo, ma una forza d’urto che entra prepotentemente nei costi, nei contratti e nelle catene di fornitura.
Chiedilo al Sole
Dallo shock energetico alle tensioni legate all’Inflation Reduction Act (IRA) americano, dalla chiusura degli stretti marittimi al rafforzamento del dollaro, fino al ritorno di pressioni inflazionistiche e catene di fornitura sotto stress. Non si assiste più a crisi isolate: l’incertezza sembra essere diventata una costante, riscrivendo le regole negoziali del commercio mondiale. Il Chartered Institute of Procurement & Supply (CIPS) ha registrato livelli di ansia record negli ultimi anni, dimostrando che la percezione del rischio è ormai sistematica.
Gestire l’incertezza: la metamorfosi del tavolo negoziale
In questo contesto di volatilità, per le imprese negoziare non significa più “spuntare il miglior prezzo” ma proteggere la continuità operativa e difendere i margini industriali messi a dura prova dai rincari di logistica, chimica di base ed energia. Ciò richiede un cambio di paradigma: da un’ottica basata sulla battaglia per un punto percentuale alla costruzione di sistemi flessibili. Le imprese devono introdurre logiche di risk-sharing e integrare nei contratti clausole di revisione prezzi, meccanismi automatici di trasparenza su energia e trasporti e definire forbici di negoziazione sui cambi valutari. L’obiettivo è costruire resilienza ora, evitando di dover gestire un’emergenza ancora più grave e ancora più sotto pressione.
Team interni come orchestre
Questa nuova complessità richiede che le aziende, in particolare le PMI, compiano un salto di maturità rendendo la negoziazione un lavoro di squadra.
Il primo ostacolo da abbattere è la divisione in silos tra le funzioni aziendali. In troppe realtà, l’area commerciale (vendite e marketing) e il procurement (acquisti) non comunicano. Queste due anime devono invece agire come un’orchestra sincronizzata sotto l’input della direzione generale. Anche il ruolo del legale deve evolvere: l’azienda non ha bisogno di suggerimenti preconfezionati ma di professionisti capaci di trovare soluzioni pratiche di compromesso in un ambito globale regolato da normative differenti.







