Dalla «tartaruga» alla generazione frecciarossa
di Marco Morino
4' di lettura
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Sul cambiamento del Paese negli ultimi 50 anni ha inciso in misura determinante l'evoluzione del trasporto ferroviario. C'è un dato che colpisce e certifica il successo del treno: il raddoppio dei passeggeri. Nell'anno 1965 i viaggiatori furono poco più di 320 milioni; oggi sulla rete nazionale gestita da Rfi (16.800 chilometri di linee ferroviarie) circolano oltre 8mila treni al giorno per un totale di circa 600 milioni di passeggeri l'anno. Con sistemi di controllo e gestione del traffico ferroviario e di supporto ai macchinisti sempre più sofisticati. Dagli inizi degli anni 2000 a oggi, Rfi ha investito oltre il 51% delle proprie risorse per incrementare i livelli di sicurezza della rete, per un totale di 18 miliardi di euro.
La sfida (vinta) dell'alta velocità
Il settore ferroviario italiano si è profondamente trasformato con l'avvento dell'alta velocità, diventata operativa a livello commerciale a metà degli anni 2000. E l'Italia, con l'insorgere della concorrenza tra Fs e Ntv, è diventata un caso di studio a livello mondiale, facendo scuola anche all'estero.
Italo (Ntv), sui binari dal 28 aprile 2012, è ormai una realtà consolidata e ha contribuito in maniera decisiva alla crescita dei passeggeri e alla riduzione dei prezzi. Dal 2011, anno precedente all'apertura del mercato, al 2017, si stima che il prezzo medio del biglietto nell'alta velocità sia diminuito di circa il 40 per cento. La sud coreana SR (Suseo High-Speed Railway Corporation) ha studiato il modello Italo per carpirne le chiavi del successo. SR ha poi avviato il servizio commerciale a dicembre 2016 e in questo modo la Corea del Sud è il secondo Paese al mondo ad aver liberalizzato il mercato ferroviario ad alta velocità (dopo l'Italia).
Dalla “Tartaruga” al pendolino
Ma il tema dell'alta velocità, che ha dato avvio a una nuova storia nel campo delle tecnologie ferroviarie, si colloca proprio a metà degli anni 60. Nel novembre 1967 venne effettuato il viaggio di prova del nuovo locomotore elettrico veloce E 444 Tartaruga. Per la prima volta un treno passeggeri composto da cinque vetture e una vettura postale collegava Roma e Napoli in meno di un'ora e mezzo alla velocità di circa 145 chilometri l'ora. Il treno, tra Campoleone e Latina, tocco i 205 chilometri orari, inaugurando la stagione dell'alta velocità ferroviaria italiana.
L'Italia è da sempre all'avanguardia nel campo delle tecnologie ferroviarie. Una delle innovazioni più importanti fu l'avvio della progettazione e degli esperimenti per un veicolo ferroviario ad assetto variabile capace di aumentare la velocità in curva del 30%. Era l'inizio della storia del treno ad assetto variabile italiano, il celebre Pendolino, che nel 1970 fu commissionato alla Fiat. Il sistema ad assetto variabile della cassa consentiva notevoli guadagni di velocità sui tracciati ferroviari più tortuosi. La prima corsa ufficiale del nuovo treno avvenne nel pomeriggio del 2 luglio 1976. Nel corso degli anni il Pendolino, fabbricato ora dalla Alstom Ferroviaria nello storico sito di Savigliano (Cuneo), ha ottenuto un grande successo internazionale. Gli ultimi treni ordinati da Ntv sono proprio dei Pendolini di nuova generazione, gli Evo.
Lo sviluppo della rete e il Frecciarossa
L'aumento delle velocità richiedeva anche una rete ferroviaria di nuova concezione, meno tortuosa, dotata di moderne tecnologie adatte alla circolazione dei treni. Da tempo le Fs avevano cominciato a studiare una nuova linea direttissima tra Roma e Firenze e nel 1970, con l'avvio dei lavori per il grande viadotto sul fiume Paglia, vennero inaugurati i cantieri per la nuova Direttissima, l'asse portante dei collegamenti ad alta velocità ipotizzati per lo sviluppo della rete ferroviaria italiana.


