Dalla svolta lifestyle all’elettrico mini: quale sarà il futuro dell’auto?
La super nicchia, la personalizzazione, il passato innovativo, il valore della manifattura. Se il vero lusso è conoscere, ecco i trend che anticipano i grandi cambiamenti del primo oggetto del desiderio.
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“Tempesta sull’auto”. “Tsunami sull’industria”. “Passaggio epocale”. Sono i concetti che si continuano a ripetere e che raccontano una situazione grave, di profonda metamorfosi, per il settore che, per inciso, sforna i giocattoli preferiti degli adulti: le automobili, comprese le top di gamma, i modelli speciali e le supercar, ma anche le vetture normali, perché l’understatement è solo l’altra faccia dello chic.
Disquisire sulla crisi è un topic da ufficio, da cocktail e da bar; fra luoghi comuni (“l’avevo detto io che l’elettrico…”) e soggettività, banalità semantiche e nostalgie vintage. Se il vero lusso è conoscere, sapere le tendenze per anticiparle e interpretarle, approfondire il futuro del mercato dell’auto è indispensabile. E va ben oltre lo sviluppo di competenze da conversazione sociale.
Che cosa sta succedendo davvero? Che cosa occorre sapere per non trascurare un fenomeno globale? La questione si snoda intorno a un cambiamento di vasta portata, capace di stravolgere la geografia produttiva forse più di quanto abbiano fatto, in questi ultimi anni, pandemia, guerre e chip shortage. L’industria dell’auto, partita a lancia in resta verso la rivoluzione elettrica, fa i conti con una realtà diversa dalle previsioni del marketing: le vetture a ioni di litio, imposte nei fatti dalla Ue, non convincono i clienti. E il cliente, si sa, è sovrano: se non è convinto, non compra, e i numeri parlano chiaramente di una scollatura fra domanda e offerta. Per questo è tempo di tornare a mettere al centro il valore dell’ingegneria e del prodotto. L’automobile è ancora un oggetto del desiderio appagante e desiderabile, ma resta molto lontano da una borsa o da un paio di scarpe. E di certo non è uno smartphone su ruote.
La nuova partita dell’auto si gioca quindi su macrotemi che comprendono il passaggio dal premium al luxury con un ritorno del vintage, che frena l’ondata di veicoli a pile, e un livello di personalizzazione che diventa espressione di sé. E soprattutto si gioca sulla qualità del prodotto.
Lusso nel rispetto del Dna. Un esempio tra tutti è Ferrari, da sempre considerato un brand di lusso per la cura artigianale dei suoi modelli. La casa di Maranello dall’anno della sua fondazione, il lontano 1947, mantiene il suo Dna fatto di sportività ed eccellenza made in Italy. Lo sviluppo di nuove divisioni come, appunto, il lifestyle, è un omaggio all’eleganza senza tempo del Cavallino Rampante, che sfrutta il proprio know-how per abbracciare nuovi business: una collezione di moda ispirata allo stile, all’innovazione e alle prestazioni dei modelli del marchio. Ma le competenze e gli stilemi dei relativi mercati di riferimento, la moda da una parte e l’automotive dall’altra, sono ben distinti nelle finalità, creative e tecniche.





















