Economia Digitale

Dalla sperimentazione ai risultati: per l’AI è l’ora della maturità. Ma governance e competenze restano il nodo

Secondo una ricerca presentata da Sap le aziende italiane prevedono di destinare quest’anno ai progetti AI un budget medio di 18,4 milioni di dollari

di G.Rus.

AI artificial intelligence, STEM. Teenage students engage in hands-on STEM education, building robots and learn to use artificial intelligence through coding and programming.STEM education concept. Pcess609 - stock.adobe.com

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L’intelligenza artificiale nelle imprese italiane sta vivendo una nuova fase: archiviata (non definitivamente) la stagione delle sperimentazioni e dei progetti pilota, molte organizzazioni iniziano lentamente a misurare risultati concreti in termini di efficienza, produttività e ritorno sugli investimenti. È sostanzialmente questo il quadro che emerge dalla ricerca “The SAP Value of AI 2026”, realizzata dal colosso del software tedesco in collaborazione con Oxford Economics e presentata in anteprima nell’ambito del talk “Meet & Grow” di Sole 24 Ore Business School, il format che mette a confronto Ceo, manager, studenti e professionisti sui temi dell’innovazione e delle scelte strategiche delle aziende. Ospite d’eccezione della puntata di ieri, in cui si è discusso anche di sistemi aperti e capitale umano, è stata Carla Masperi, amministratore delegato di SAP Italia. “Portiamo l’AI nei processi aziendali rispetto a un tema di automazione, per aumentare e migliorare la produttività individuale, e a un tema di decision making, perché la tecnologia degli agenti cambia le modalità di prendere decisioni, basandosi su informazioni in tempo reale. L’AI – ha proseguito la manager - deve diventare una abitudine quotidiana e stimolate la capacità delle persone di stare al passo con la velocità della tecnologia per sfruttare tutti i vantaggi”. E di crescita delle persone ha parlato anche Alice Acciarri, Managing Director di Sole 24 Ore Business School, ribadendo come “il valore della formazione passi sempre più dalla capacità di creare occasioni di incontro tra mondo accademico e impresa. Per questo siamo lieti di ospitare realtà come SAP che possono offrire alla nostra community spunti concreti, competenze e visioni utili per interpretare il cambiamento e affrontare le sfide del futuro”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Cresce il valore economico dell’AI

Masperi ha quindi condiviso con il pubblico alcune evidenze tratte dallo studio che ha coinvolto oltre 2.300 manager in 13 Paesi, di cui 200 in Italia di imprese di medie e grandi dimensioni. L’ecosistema nel suo complesso guarda all’intelligenza artificiale (compresa quella agentica) con crescente fiducia e con la consapevolezza che la creazione di valore dipenderà sempre più dalla capacità di integrare tecnologia, processi e governance. Il tutto al netto di criticità che rimangono ancora importanti in fatto di qualità dei dati, formazione e governance. Se guardiamo alla spesa, le aziende italiane prevedono di destinare quest’anno ai progetti AI un budget medio di 18,4 milioni di dollari, una cifra inferiore al dato globale (pari a 28 milioni di dollari) ma destinata a crescere del 45% nell’arco dei prossimi due anni.

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La crescita della spesa è accompagnata da aspettative sempre più elevate sul fronte del ritorno economico, con un ROI medio stimato del 20% nel 2026 (l’equivalente di circa 4,9 milioni di dollari) e in rampa di lancio per salire fino al 38% entro i due anni successivi (per toccare quota 12,2 milioni). Un dato molto indicativo, secondo gli esperti, della trasformazione dell’AI da tecnologia emergente a leva strategica per la competitività e che l’AD di Sap, ha inquadrato così come segue: “nell’ultimo anno l’Italia è passata dalla fase di sperimentazione a quella operativa, e questo sta iniziando a dare risultati concreti. Ma c’è ancora molta strada da fare, perché un’AI priva di contesto, che si tratti di processi, dati o governance, genera attività senza risultati nella migliore delle ipotesi, e crea nuovi rischi nello scenario peggiore”.

La penetrazione dell’AI in azienda

Il livello di adozione della tecnologia mostra come un quarto delle attività aziendali (il 26% per la precisione) sia già oggi supportato dall’intelligenza artificiale, con un’incidenza che dovrebbe raggiungere il 44% entro il 2028. Strada quindi spianata per l’utilizzo massimo di strumenti generativi e agenti? Non esattamente. Il percorso resta disomogeneo e lo prova il fatto che il 20% delle imprese dichiara di aver adottato un approccio strategico agli investimenti in AI, mentre la percentuale più elevata, pari al 36%, continua a procedere attraverso iniziative frammentate e non pienamente integrate.

A pesare in negativo sono soprattutto fattori organizzativi e culturali e uno di questi è la carenza di figure dedicate: meno della metà delle aziende oggetto di indagine, infatti, ha in organico un responsabile dedicato all’intelligenza artificiale, mentre solo il 35% definisce indicatori di performance specifici per misurarne l’impatto e appena il 37% offre programmi strutturati di formazione sui benefici e sui rischi della tecnologia. Nonostante ciò, il 73% delle organizzazioni dichiara soddisfatto del ritorno economico ottenuto fino a oggi, pur riconoscendo che il potenziale della tecnologia è ancora lontano dall’essere pienamente sfruttato.

Dati, competenze e governance: i limiti che frenano la crescita

Uno dei nodi per lo sviluppo e l’integrazione organica dell’AI nei processi aziendali resta come detto quello della qualità dei dati. Sebbene il 67% delle aziende si definisca pronta sotto questo profilo, il 74% segnala problemi legati all’affidabilità e alla qualità delle informazioni utilizzate, con conseguenze che sono facilmente immaginabile oltre che tangibili. Il 77% delle imprese intervistate dichiara infatti di aver registrato ritardi, rilavorazioni o accumuli di attività a causa di output generati dai modelli rivelatisi imprecisi o incompleti.

L’altro capitolo di sfida porta invece alle competenze. L’80% dei manager ritiene che i programmi di aggiornamento professionale non stiano evolvendo con la stessa velocità degli strumenti di intelligenza artificiale, un deficit evidente a cui si aggiunge anche il fenomeno (segnalato da oltre due terzi delle organizzazioni) della cosiddetta “shadow AI, ovvero l’utilizzo non governato di applicazioni AI da parte dei dipendenti,

Ancora più rilevante, infine, appare il tema della governance. Solo un’impresa su dieci si considera realmente preparata a gestire e controllare l’intelligenza artificiale sotto il profilo delle competenze, dei processi e dei modelli organizzativi e questa è una criticità destinata ad assumere maggiore importanza con la diffusione degli agenti autonomi.

La scommessa dell’AI agentica

Molti osservatori la considerano la prossima frontiera dell’automazione intelligente e ben tre aziende italiane su quattro ritengono gli agenti AI in grado di avere un impatto da moderato a molto elevato sulla propria organizzazione. Numeri alla mano, si stima che entro due anni il valore generato da questi strumenti possa raggiungere in Italia un ritorno degli investimenti di circa 13,7 milioni di dollari sebbene il livello di preparazione delle imprese risulti oggi ancora limitato, con soltanto l’1% di queste che si dichiarano pienamente pronte ad adottare e gestire sistemi agentici avanzati. Più nello specifico, il 40% delle aziende non dispone ancora di processi human-in-the-loop per supervisionare i workflow agentici, il 25% non ha sistemi di controllo e autorizzazione degli accessi dedicati e meno della metà mantiene un registro aggiornato degli agenti utilizzati all’interno dell’organizzazione. Non deve sorprendere, quindi, che quasi due terzi delle imprese ritengano di stare adottando gli agenti AI a una velocità superiore rispetto alla propria capacità di governarli.

“Le aziende italiane – questa la riflessione di Masperi - devono comprendere che l’intelligenza artificiale spesso offre un valore più difficile da misurare di quanto ci si aspetti e comporta rischi che evolvono a un ritmo così veloce che la maggior parte delle organizzazioni non riesce a stare al passo. La governance dell’AI sta diventando la sfida più importante che molte aziende ancora non sanno di avere”. Ed è proprio su questo equilibrio tra innovazione, controllo e competenze che si giocherà molto probabilmente la prossima fase dell’adozione dell’intelligenza artificiale. Per SAP, in particolare, il punto di approdo è quello della cosiddetta Autonomous Enterprise, un modello nel quale processi, persone e agenti intelligenti operano in modo integrato. Per arrivarci servono investimenti tecnologici e soprattutto un’evoluzione organizzativa e culturale. “Generare valore reale dall’AI – conclude infatti l’AD di Sap Italia - non sarà semplice, perché richiede un approccio completamente nuovo. Tutte le imprese italiane, grandi e piccole, dovranno connettere l’AI ai dati e alle operation che alimentano il loro business, garantendo al contempo che la tecnologia abbia la governance necessaria per generare risultati affidabili”.

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