L’inchiesta

Dalla Spagna all’Italia, quanto (e come) si legge in Europa

L’acquisto di libri e il numero di lettori abituali sono in aumento, ma la Spagna è ancora in fondo alla classifica europea per numero di lettori. Come va negli altri Paesi Ue?

di Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Dina Daskalopoulou (Efsyn, Grecia), Petr Jedlička (Denik Referendum, Repubblica Ceca), Angelica Migliorisi (Il Sole 24 Ore)*

8' di lettura

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Le strade si riempiono di rose, libri, autori, firme, e le case editrici non hanno tregua. Oggi è un giorno importante per la letteratura e i lettori: Sant Jordi. «Quando finisco un libro, me ne compro subito un altro», dice Mario, un ragazzo spagnolo di 24 anni che lavora nel mondo delle ricerche di mercato. Ammette di essersi dato alla lettura da relativamente poco, soprattutto grazie al tempo che trascorre sui mezzi pubblici. Sostituisce lo schermo con la carta e dedica «almeno un’ora» a quest’hobby. Helena, ingegnera della stessa età, stima di spendere circa 200 euro all’anno in materiale cartaceo. «Di solito approfitto di ricorrenze come il mio compleanno e chiedo di regalarmeli, perché so molto bene quanto costano», aggiunge.

Nell’ultimo anno lei ha letto più di 15 libri. Lui preferisce non tenere il conto e godersi l’esperienza. Entrambi fanno parte del 64 per cento dei lettori nel tempo libero e al contempo del 52 per cento dei lettori abituali, come risulta dall’ultimo Barometro delle abitudini di lettura e acquisto dei libri in Spagna 2023, elaborato da Conecta per la Federazione delle associazioni degli editori in Spagna (Fgee).

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Nell’ultimo decennio il numero di lettori abituali (coloro che leggono tutti i giorni o tutte le settimane) è cresciuto del 4,8 per cento, ma negli ultimi anni è rimasto stabile. E anche la popolazione dei non lettori, che comprende poco più di uno spagnolo su tre, rimane costante.

Il lettore medio in Spagna è una donna giovane. Le lettrici sono infatti il 68,6 per cento del totale, e il 74 per cento di chi legge abitualmente ha un’età compresa fra i 14 e i 24 anni: di questi, quasi la metà continua ad acquistare libri cartacei.

«Il trend è molto chiaro e in Spagna siamo partiti da una posizione non del tutto favorevole», afferma Antonio María Ávila, direttore esecutivo della Federazione delle associazioni degli editori. L’esperto riflette sui grandi progressi compiuti nel paese e sottolinea che il numero di lettori abituali non solo è rimasto stabile, ma è dal 2000 che non smette di crescere. Rimarca tuttavia che questo sviluppo non è «equo» dal momento in cui il profilo del lettore è tanto marcato e sono le città a sostenere il peso di questa abitudine rispetto alle zone rurali.

Anche l’acquisto di libri (esclusi quelli di testo) è aumentato, e a un ritmo ancora più sostenuto dell’abitudine di lettura: la crescita cumulativa dal 2012 è di quasi 13 punti percentuali, e nel 2023 il 53,2 per cento della popolazione spagnola ha comprato almeno un libro.

LA SLOVACCHIA È IL PAESE CHE INVESTE PIÙ IN LIBRI

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L’andamento per la Spagna è positivo, ma se si guarda al contesto internazionale, il confronto mostra che c’è ancora molta strada da fare. Gli ultimi dati pubblicati da Eurostat sulla spesa per libri, giornali e altri articoli da cartoleria, collocano la Slovacchia in cima alla classifica in termini di spesa per famiglia, con quasi il 2 per cento del budget nel 2021. Seguono Croazia (1,8 per cento), Norvegia (1,6 per cento) e Germania (1,5 per cento); mentre paesi come Spagna, Grecia e Romania si collocano al di sotto, con lo 0,5 per cento del budget. La spesa media europea per l’editoria è dell’1,1 per cento.

In crescita le vendite su Internet

Complice la pandemia, dal 2020 è cambiato non solo il budget destinato ai libri in Europa, ma anche la modalità d’acquisto. Secondo i dati pubblicati da Eurostat, la Svizzera è il paese che nel 2023 ha acquistato più libri, riviste e giornali online, con il 25,7 per cento della popolazione. Seguono i Paesi Bassi (23,5 per cento) e la Norvegia (22,7 per cento). Con il suo 14,9 per cento, in questo caso la Spagna supera la media europea (13,4 per cento) e registra un aumento di quasi quattro punti percentuali rispetto al 2020.

SVIZZERA, IL PAESE CHE COMPRA PIÙ SU INTERNET

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Secondo i dati pubblicati dal Ministero della Cultura e dello Sport, in Spagna si continua a puntare sui punti vendita fisici, soprattutto le librerie: ne consegue che solo il 26 per cento della popolazione fa acquisti online, una possibilità che nel 2012 era contemplata da appena il 4 per cento della popolazione. La cifra è superiore a quella di Eurostat perché non include riviste e quotidiani.

In ogni caso, una questione è il denaro speso e un’altra è il tempo dedicato. L’esempio della Grecia è perfetto per spiegare questa differenza. Il paese ellenico è al di sotto della media europea in termini di libri acquistati, ma solo il 35 per cento della popolazione dichiara di non aver letto nemmeno un libro nell’ultimo anno, secondo un sondaggio commissionato dall’Ocma e condotto da Nikos Panagiotopoulos, professore di sociologia all’Università nazionale e capodistriana di Atene, e dalla società di sondaggi Metron Analysis.

Akis, greco trentaduenne, fa parte di questo 35 per cento: «Ammiro le persone che leggono, io non ho pazienza. Ma non mi perdo nulla, perché guardo film e passo il tempo su Internet». Il restante 65 per cento, invece, legge almeno un libro all’anno.

La Grecia è comunque un paese di lettori: il 19 per cento della popolazione legge fra uno e due libri all’anno, il 15 per cento fra tre e cinque, il 14 per cento fra cinque e nove, e solo il 17 per cento dichiara di leggere oltre 10 libri all’anno.

I dati sono in ascesa anche in in Italia, alnmeno dal punto di vista della quantità. Secondo l’ultima indagine dell’Associazione Italiana Editori, gli italiani fra i 15 e i 74 anni ad aver letto almeno un libro nell’ultimo anno sono il 74 per cento, dato superiore al periodo pre-pandemia (2019), quando la percentuale si attestava al 68 per cento.

Tuttavia, secondo i dati Istat, a questo aumento non è corrisposta una maggiore assiduità nella lettura: secondo l’ultimo rapporto del 2022, la percentuale di italiani che ha l’abitudine di leggere tutte le settimane si ferma al 67 per cento, rispetto al 72 per cento del 2019.

«Anche se a volte preferisco i centri commerciali, cerco sempre di andare nelle librerie di quartiere», racconta Mario. Molte persone come lui si impegnano a sostenere le piccole librerie e il formato cartaceo: Mario per esempio preferisce il formato tascabile per la comodità di leggere sui mezzi pubblici e di certo non pensa di passare al digitale.

Ma il digitale è ormai una realtà, un trend mondiale che per molti ha significato un cambiamento nella modalità di consumo. In Spagna sembra essere legato alla percezione della gratuità di questo formato, tanto che Helena è in grado di citare diverse piattaforme da cui reperire in meno di un secondo qualsiasi titolo praticamente in qualsiasi lingua.

Anche agli italiani piace l’odore della carta. Il formato cartaceo si conferma infatti il più diffuso in Italia, con il 69,8 per cento dei lettori che nel 2022 sceglierà esclusivamente questo (Istat). Ma anche i formati digitali stanno guadagnando terreno, al punto che il 12,4 per cento legge solo e-book, mentre gli audiolibri sono ancora una rarità nonostante i numerosi investimenti: secondo l’Istat, li predilige solo una nicchia dello 0,5 per cento.

Secondo la Federazione spagnola delle associazioni degli editori, i due problemi che frenano la crescita della lettura sono la pirateria e il sistema delle biblioteche pubbliche: «Probabilmente si venderebbero molti più libri se questi due aspetti non funzionassero male». L’Fgee ricorda che con la Legge sul Libro del 2007 era stato stanziato un budget significativo per la promozione della rete bibliotecaria, ma che alla fine era stato tagliato per via della situazione economica causata dalla crisi del 2011.

Quindi la Spagna è sì un paese che punta sull’acquisto di libri, ma il cui giovane sistema bibliotecario (di appena vent’anni) non sostiene né incoraggia la promozione della lettura nel paese.

PREZZI, L’AUMENTO FRA BENI DI CONSUMO E LIBRI

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Scuole o biblioteche: chi promuove la lettura?

«Non credo che nessuno debba essere obbligato a leggere, ma cercherei di incoraggiarlo fin dalla più tenera età», afferma Mario. In Spagna l’opinione pubblica attribuisce l’inserimento della letteratura all’istruzione, ma in altre parti d’Europa questo compito viene attribuito ad altri enti pubblici quali le biblioteche.

Secondo il già citato Barometro delle abitudini di lettura, nell’ultimo anno solo il 26 per cento della popolazione spagnola ha messo piede in una biblioteca o su un bibliobus. Mentre in paesi come la Repubblica Ceca sia le organizzazioni pubbliche sia quelle private svolgono un ruolo fondamentale nella promozione di questa abitudine. Da un lato, l’associazione dei bibliotecari e delle biblioteche pubbliche e comunali – finanziate con denaro pubblico – e dall’altro, fondazioni come Reading Helps, che può contare su sovvenzioni e piccoli sussidi: entrambe si impegnano a sostenere le iniziative per avvicinare i bambini alla lettura.

In questo modo diventano numerosi gli appuntamenti in cui la popolazione giovane può avvicinarsi al mondo della letteratura: «Giornata del libro per bambini”, “Notte con Andersen”, “Marzo – il mese dei libri», «Grande ottobre dei gruppi di lettura»... Iniziative promosse in gran parte dalla rete di biblioteche pubbliche e scolastiche, che ammontano a circa 12mila, ovvero una biblioteca ogni 918 abitanti.

Vengono anche organizzate campagne specifiche intorno alle fiere del libro e ai concorsi letterari, ma in questo caso la finalità è in parte commerciale. È una situazione già conosciuta in Spagna, dove la lettura trova il suo spazio pubblico in eventi come l’odierna festa di Sant Jordi o la prossima Fiera del Libro di Madrid.

Dal canto suo, il governo italiano negli ultimi dieci anni ha lanciato numerose iniziative per promuovere la lettura e sostenere l’industria editoriale. Tra queste, «Il Maggio dei Libri» e «Io Leggo Perché», entrambe incentrate sul coinvolgimento di scuole, biblioteche e associazioni culturali per la creazione di spazi per la diffusione della cultura o lo sviluppo di sistemi di donazione di libri.

Le biblioteche non sono invece il punto di forza della Grecia. Kostas Dardanos vive e lavora ad Atene ed è a capo della storica casa editrice «Gutenberg». Nel suo ampio resoconto sostiene che il suo paese «non goda di una rete organizzata di biblioteche che permetta a tutti i bambini di avvicinarsi ai libri sin dalla più tenera età», nonostante i numerosi tentativi effettuati e non andati a buon fine. Dardanos sostiene inoltre che la mancanza di biblioteche non permetta alla maggior parte dei bambini di avere l’opportunità di acquisire un «bagaglio culturale» e quindi di avere «pari accesso alla conoscenza e, pertanto, al mercato del lavoro».

Il prezzo dei libri è sotto controllo

L’aumento generale dei prezzi in Europa degli ultimi anni ha interessato i libri in misura minore. Secondo l’indice mensile armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), se il costo della vita è aumentato del 23,8 per cento dal 2019, il costo dei libri è invece aumentato del 12,4 per cento. Ciò significa che il prezzo dei libri nell’Unione europea sta crescendo a più lentamente rispetto a quello degli altri beni di consumo.

La situazione per il mondo dell’editoria appare quindi positiva. Nel caso dell’Italia, secondo i dati Istat, la produzione editoriale nel 2022 è cresciuta sia in termini di produzione editoriale (+1,3 per cento) che di tirature (+1,7 per cento) rispetto all’anno precedente. La domanda di libri e la sete di cultura, secondo le più recenti indagini, per ora sono più forti dell’inflazione.

*L’articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo Pulse ed è stato scritto da Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Dina Daskalopoulou (Efsyn, Grecia), Petr Jedlička (Denik Referendum, Repubblica Ceca), Angelica Migliorisi (Il Sole 24 Ore)

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