Difesa

Dalla Somalia al Kosovo, autunno in prima linea per le Forze armate

Da un lato il dibattito politico che, sia all’interno della maggioranza sia nei botta e risposta tra maggioranza e opposizioni, si concentra sulle risorse da dedicare al comparto (leggasi “Sure”), dall’altra le Forze armate che negli ultimi mesi hanno assunto incarichi di primo piano (e il film si replicherà con una trama analoga in autunno)

Il 28 luglio il Reggimento “Cavalleggeri di Lodi” (15°) ha assunto, presso Camp Villaggio Italia, il comando del Regional Command West (RC-W) della missione NATO KFOR, subentrando al Reggimento “Lancieri di Novara” (5°) nell’ambito del periodico avvicendamento delle unità italiane impegnate in Kosovo. Foto Esercito Italiano

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C’è un filo rosso che collega, sul piano della difesa, quanto è accaduto nei mesi estivi e l’autunno oramai alle porte. Ed è la tendenza che vede l’Italia acquisire incarichi di primissimo piano nell’ambito delle principali missioni internazionali, dall’Europa dell’Est al Baltico, fino a Balcani e Corno d’Africa. Tutto questo mentre la politica interna discute sull’opportunità di ricorrere ai 14,9 miliardi Ue del Safe - alla fine la lancetta si è fermata a quasi 9 miliardi di euro - con posizioni contrastanti che fanno traballare la maggioranza, ma anche nella dialettica tra maggioranza e opposizioni a un anno dalle prossime elezioni.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Partiamo da quello che ci attende. Nella seconda metà di settembre sarà riattivata in Somalia Miadit, la missione bilaterale di addestramento delle forze di polizia somale e gibutiane. L’operazione è il risultato di un accordo di cooperazione trilaterale tra lo Stato italiano e quello somalo e gibutiano, ed è volta a favorire la stabilità e la sicurezza della Somalia e dell’intera regione del Corno d’Africa, accrescendo le capacità nel settore della sicurezza e del controllo del territorio da parte delle forze di polizia somala. In questo caso a essere in prima fila sono i Carabinieri.

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Pochi giorni dopo, verosimilmente a ottobre l’Italia dovrebbe assumere il comando dell’operazione Kfor nei Balcani, che si sviluppa sotto l’ombrello della Nato. Allo stato attuale partecipano 29 Paesi, 24 appartenenti all’Alleanza atlantica e 5 partner. La missione ha avuto uno sviluppo altalenante. Dopo un rafforzamento dei contingenti deciso nel 2023 a seguito delle gravi tensioni e degli scontri nel nord del Kosovo, di recente la Nato ha annunciato una riduzione graduale degli effettivi. Allo stato attuale sono coinvolti circa 4.600 militari (di cui circa 800 italiani), ma la prospettiva è quella di un ridimensionamento in ragione di un generale stabilizzazione della sicurezza e del progressivo rafforzamento delle istituzioni di sicurezza locali. In realtà, l’Alleanza atlantica intende mantenere nel Kosovo una postura flessibile. Nel caso di una ripresa delle tensioni o di un deterioramento della stabilità, la Nato è pronta a riattivare rapidamente i meccanismi di riserva tattica e rafforzare il contingente. In questo scenario l’Italia, che in questo passaggio si troverà al comando avrà giocoforza un ruolo strategico nella definizione dei nuovi equilibri della missione. Peraltro il sostegno all’ingresso dei Balcani occidentali nella Ue è un capisaldo della nostra politica estera.

Gli ultimi passaggi

Questi due tasselli, il Corno d’Africa e i Balcani, costituiscono due tessere di un mosaico che si è andato delineando già negli ultimi mesi. Mercoledì 8 luglio, a Mokren in Bulgaria si è conclusa l’esercitazione multinazionale “Alliance Wall 26”, condotta dal Multinational Battle G Bulgaria a guida italiana. Lo scopo è stato quello di consolidare la capacità delle forze Nato di operare insieme, in maniera efficace, sul fianco orientale dell’Alleanza. Per due settimane, oltre 700 militari provenienti da undici Paesi alleati provenienti da Albania, Bulgaria, Francia, Grecia, Montenegro, Macedonia del Nord, Polonia, Romania, Spagna, Stati Uniti e appunto Italia si sono addestrati nell’area di Novo Selo. L’esercitazione ha previsto attività a fuoco e manovre sul terreno, con l’impiego di circa 100 mezzi e sistemi d’arma e l’utilizzo di sistemi a pilotaggio remoto per l’osservazione dell’area e la raccolta di informazioni. L’obiettivo è stato quello di verificare la capacità dei reparti alleati di coordinarsi rapidamente.

Venerdì 31 luglio, nella base aerea di Šiauliai, in Lituania, l’Italia ha assunto il comando della missione Nato Baltic Air Policing, subentrando ai contingenti francese e romeno con velivoli Eurofighter Typhoon della Task Force “Air Baltic Thunder III”. Nemmeno il tempo di prendere confidenza con il nuovo incarico, che è scattato il primo “scramble”: il 3 agosto due Eurofighter F-2000 si sono alzati in volo su ordine del Combined Air Operations Centre di Uedem per intercettare due velivoli militari russi entrati nello spazio aereo internazionale sul Mar Baltico. Gli equipaggi dell’Aeronautica militare hanno identificato e affiancato i velivoli nel rispetto delle procedure Nato. La Baltic Air Policing è una missione permanente a carattere difensivo avviata nel 2004 in seguito all’ingresso di Estonia, Lettonia e Lituania nell’Alleanza. Il 12 agosto il Consiglio del Nord Atlantico, dopo ripetute violazioni dello spazio aereo di Polonia e Romania, ha ribadito l’impegno a potenziare le difese aeree e antimissili integrate sull’intero fianco orientale, dal Mar Baltico al Mar Nero, in continuità con gli impegni assunti al vertice dell’Alleanza atlantica di Ankara di luglio. Se questo è lo scenario, ancora una volta l’Italia è in primissima fila.

Il nodo del destino di Unifil

Il 5 agosto, infine, la brigata “Pozzuolo del Friuli” ha assunto il comando del settore ovest di Unifil, subentrando alla “Sassari”. Un passaggio di testimone tutto italiano in un’area segnata, negli ultimi mesi, da un’escalation nelle ostilità. La “Pozzuolo”, alla sua ottava missione in Libano sotto la bandiera delle Nazioni Unite, guiderà un settore in cui operano circa 2.800 caschi blu di 15 Paesi (circa mille gli italiani), nel quadro della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza Onu. La missione delle Nazioni Unite potrebbe essere giunta ai titoli di coda. Nell’agosto del 2025 il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha deciso di prorogarne il mandato per un’ultima volta fino alla fine d i quest’anno, quando inizierà un ritiro graduale. L’ipotesi è che Unifil possa essere sostituita da un’altra missione internazionale, di natura europea, sotto le regia di Francia e Italia. Sì, l’Italia. Ancora lei.

 

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