Dalla Sicilia corsa a due per il titolo

Territori in campo. Ufficializzata la candidatura di Gibellina, comune del trapanese distrutto dal terremoto del ’68 e ricostruito da artisti e architetti di fama internazionale che risposero all’appello di Piero Consagra. Sul fronte orientale dell’Isola si muove Catania

di Nino Amadore

Il teatro di Pietro Consagra. Consagra avviò la costruzione del Teatro di Gibellina nel 1989, più di vent’anni dopo il terremoto che distrusse il Belìce

2' di lettura

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Da una parte Catania, che si è già mossa da qualche settimana. Dall’altra Gibellina, il comune simbolo del terremoto che ha colpito il Belìce nel 1968 e comune simbolo di una ricostruzione cui hanno contribuito alcuni tra i più grandi artisti contemporanei. Sono i due volti della Sicilia che si organizza per concorrere alla nomina di Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026 .

I tempi, secondo il bando della Direzione generale creatività contemporanea del ministero della Cultura lanciato il 15 aprile, sono molto stretti: c’è tempo fino al 30 giugno per presentare la candidatura. «Il nuovo riconoscimento – spiegano dal ministero – è istituito per incoraggiare e sostenere la capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea. Il bando finanzia progetti culturali che prevedono attività come mostre, festival e rassegne, oltre alla realizzazione e la riqualificazione di spazi e aree dedicate alla fruizione dell’arte contemporanea». Alla candidata vincitrice andrà un milione di euro ma non è quello che conta in questa iniziativa che punta a dare visibilità e spinta innovativa a territori come è avvenuto e avviene per altre iniziative simili.

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Per Gibellina questa candidatura ha un valore particolare. «La nostra storia, le nostre opere, e le attività artistiche sempre presenti a Gibellina sono il punto di partenza per il progetto di candidatura» dice il sindaco Salvatore Sutera. L’ambizione, in questo caso, è quella di offrire al territorio e «alla comunità artistica nazionale e internazionale l’occasione per legarsi alla creatività continua dell’arte che esprime fiducia secondo una definizione di Pietro Consagra. È stato lui che, rispondendo per primo all’appello di Ludovico Corrao (il sindaco che dopo il terremoto del ‘68 si impegnò per rendere Gibellina città d’arte), coinvolse nella ricostruzione anche altri tra i più grandi artisti, architetti e intellettuali del tempo. «Il progetto – dice il sindaco –, prende forma in dialogo con la Città, con i comuni e gli enti del territorio, con gli artisti, con le fondazioni e gli intellettuali sempre vicini a Gibellina e con tutti coloro che hanno già incoraggiato il nostro lavoro offrendo contributi di pensiero e di visione di futuro». Gibellina si affida alla Fondazione MeNo e a Roberto Albergoni che ha, tra le altre cose, curato la candidatura di Agrigento capitale della cultura. A Catania il cantiere per la preparazione del dossier di candidatura è già in una fase avanzata: il sindaco Enzo Trantino ha già organizzato numerosi incontri e il Comune ha pubblicato un avviso di manifestazione di interesse all’acquisizione di proposte progettuali. «Obiettivo principale – spiegano dal Comune di Catania – è di presentare un progetto di rilancio del capoluogo etneo basato sulla messa a sistema della produzione culturale e artistica di qualità, capace di creare nuove opportunità per il sistema economico locale e di intensificare, al contempo, i processi di coesione sociale. Fondamentale nel piano di sviluppo della strategia artistica e culturale di Catania diventa, quindi, il contributo che proviene dal territorio»

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