I reati

Dalla riforma effetti limitati, ma nuovi ruoli per i penalisti

Primo bilancio della nuova giustizia penale: alcune norme sono in rodaggio, altre non operative. In vista del taglio dei processi, il focus si sposta su consulenza e prevenzione

di Valentina Maglione

4' di lettura

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È trascorso quasi un anno e mezzo dal 30 dicembre 2022, quando la riforma Cartabia della giustizia penale è entrata in vigore, ma il suo impatto sulla riduzione dei tempi dei procedimenti (l’obiettivo era un taglio del 25% entro il 2026) appare ancora limitato. O, meglio, secondo gli avvocati penalisti è presto per tentare un bilancio, perché alcune novità introdotte dal decreto legislativo 150/2022 sono in fase di rodaggio, mentre altre, a oggi, non sono di fatto pienamente operative. È il caso, ad esempio, della giustizia riparativa e del processo penale telematico. Eppure, anche in vista del calo dei procedimenti, l’attenzione degli avvocati penalisti si sta già spostando verso attività di consulenza e prevenzione, che sono in crescita.

Sul fronte della giustizia riparativa, a luglio 2023 presso il ministero della Giustizia è stata istituita la Conferenza nazionale per la giustizia riparativa, ma sul territorio è ancora scarsa e disomogenea la presenza di centri di mediazione; il che blocca, in molti casi, l’accesso ai programmi. «La giustizia riparativa è un istituto molto importante, non tanto in chiave deflattiva, ma soprattutto perché consente alle vittime e agli autori dei reati di intraprendere un percorso di incontro per riparare, appunto, le conseguenze del fatto di reato», spiega Andrea R. Castaldo, fondatore dello Studio legale Castaldo di Napoli e componente della Conferenza nazionale per la giustizia riparativa. «Il potenziale dell’istituto è enorme – prosegue – ma sconta difficoltà applicative e, in qualche caso, ancora resistenze psicologiche. Come accade, per altri versi, anche al nuovo concordato in appello. Stilare un bilancio dell’esperienza, oggi, è prematuro».

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Ed è anche «presto per fare una valutazione sull’efficacia di “filtro” del nuovo canone di giudizio dell’udienza preliminare e della nuova udienza predibattimentale in base alla riforma Cartabia», rileva Paolo Tosoni, fondatore dello Studio legale Brusa Spagnolo Tosoni Carelli e già componente di uno dei cinque gruppi di lavoro istituiti presso il ministero della Giustizia nel corso della precedente legislatura proprio per attuare la riforma penale. In estrema sintesi, la nuova formulazione prevede che il procedimento si chiuda in fase di udienza preliminare o predibattimentale (per i reati a citazione diretta) se gli elementi acquisiti non consentono una «ragionevole previsione di condanna». «I giudici – osserva Tosoni–, in questo primo periodo di applicazione, hanno interpretato il nuovo criterio in maniera diversa: alcuni hanno lavorato più di altri in un’ottica di filtro. Del resto, per applicare compiutamente il nuovo canone di giudizio occorre un cambio di mentalità. Ma, intanto, ci sono imputati che vanno a giudizio già con un “marchio” negativo». In prospettiva, ragiona Tosoni, «l’applicazione della riforma avrà l’effetto di ridurre i processi, come già sta accadendo con l’utilizzo delle nuove pene sostitutive di pene detentive brevi e del maggior ricorso alla messa alla prova, che la riforma ha ampliato. Il penalista, pertanto, sarà chiamato a spostare sempre di più il focus della sua attività sulla consulenza e sulla prevenzione».

«L’istituto della messa alla prova è sempre più praticato – incalza Andrea Puccio, fondatore di Puccio penalisti associati – anche per i reati contro il patrimonio e nei procedimenti che vertono sulla sicurezza sul lavoro. È una soluzione che convince i clienti, in quanto permette di evitare il processo e determina l’estinzione del reato». Puccio conferma che si stanno aprendo nuove possibilità per la professione sul fronte della consulenza: «Riteniamo molto importante sensibilizzare le aziende circa la prevenzione dei reati ambientali, anche perché la crescita dell’attenzione per la tutela dell’ambiente ha determinato l’aumento delle contestazioni in questo ambito. Molte aziende hanno già investito per adeguare le strutture e formare il personale, ma ciò potrebbe non bastare. Le imprese più lungimiranti si rivolgono all’avvocato penalista non solo nella fase patologica, quando già pende un procedimento penale, ma anche prima, per prevenire le contestazioni o, comunque, per documentare il percorso fatto e fornire gli elementi difensivi alla Procura se si giunga eventualmente alla contestazione del reato».

Sempre guardando alle fattispecie di reato, Castaldo nota «un incremento significativo dei reati di riciclaggio e di autoriciclaggio, dei reati tributari e di quelli fallimentari e in genere legati alla crisi d’impresa. Nel campo dei reati contro la pubblica amministrazione, sono in calo le contestazioni di abuso d’ufficio “pure”, per effetto delle restrizioni introdotte dalla riforma del 2020; peraltro questo reato è oggetto della proposta di soppressione contenuta nel disegno di legge di riforma voluto dal ministro Carlo Nordio».

Anche per Fabrizio Salmi, fondatore dello Studio legale Salmi, «il settore della consulenza offre sempre maggiori opportunità. Certo, occorre essere molto specializzati per dare un servizio efficace. Le imprese cercano il confronto con l’avvocato penalista perché le aiuti a stilare dei modelli e delle procedure che permettano di evitare i reati. Tutto il settore della prevenzione della responsabilità amministrativa d’impresa è cresciuto perché negli anni si è progressivamente allargato il raggio d’azione del decreto legislativo 231 del 2001». Quanto alle novità introdotte dalla riforma, Salmi nota che «non è ancora compiuto il passaggio al processo penale telematico. Soprattutto, non c’è uniformità tra una sede e l’altra o tra procure e tribunali. Molto spesso noi avvocati siamo costretti a portare la copia cartacea dei documenti da depositare».

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