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Polizze nell’underwater
«Dalla posa dei cavi, ai sabotaggi. Un percorso assicurativo completo e complesso»
Manager di Generali Global Corporate & Commercial descrivono l’intero percorso di copertura della filiera delle infrastruttura sottomarine di dati e di potenza. «La conoscenza preventiva del progetto diventa parte integrante della qualità della copertura»
I cavi sottomarini sono tra le infrastrutture più strategiche e meno visibili del nostro tempo. Per anni sono rimasti fuori dal dibattito pubblico, percepiti come un elemento tecnico di sfondo, quasi neutro. Oggi non è più così. La crescita del traffico dati, l’espansione dei data center, la corsa all’intelligenza artificiale e la trasformazione dei mercati energetici hanno riportato questi asset al centro dell’attenzione. A garantirne la stabilità industriale e la sicurezza finanziaria entra in gioco l’aspetto polizze e coperture assicurative. Un tema che emerge poco nel racconto dei media, ma che fa da salvagente alla filiera sottomarina e marittima. Dall’avvio della produzione nella fabbrica, fino alla posa delle bobine, passando per la logistica e la manutenzione ordinaria e straordinaria. Generali è tra le poche compagnie globali che monitora tutti i passaggi e serve i clienti lungo l’intera filiera. Come osserva Simone Nava, Global Head of Property, Engineering and Construction di Generali Global Corporate & Commercial, si tratta di infrastrutture che stanno vivendo «una fortissima spinta a livello di crescita», trainata sul fronte dati da hyperscaler, cloud computing, AI e dalla necessità di «un trasporto di dati massivo più che in qualsiasi altro momento della recente storia». Dentro questa galassia convivono universi distinti: i cavi per il trasporto dati e i cavi per il trasporto di energia elettrica. Hanno funzioni diverse, ma condividono una caratteristica decisiva: sono dorsali essenziali, da cui dipende la continuità della nostra della nostra economia digitale ed energetica.
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I trend futuri dei cavi
Dal canto suo, Redwan Lkhaoua, Global Head of Marine Underwriting di Generali Global Corporate & Commercial aggiunge un dettaglio non secondario per comprendere i trend futuri. «Con la crescita della green energy si sviluppa tutto un settore sui cavi che portano elettricità» destinati a diventare «un asset di geopolitica come i cavi dati». In altre parole, ciò che oggi vediamo già chiaramente nelle reti digitali - rischi geopolitici e opportunità - si sta estendendo sempre più anche alle dorsali energetiche. Secondo Lkhaoua, «dall’inizio della guerra tra Ucraina e Russia i cavi sono diventati un po’ più visibili»: erano già centrali, ma il nuovo contesto internazionale ne ha reso evidente la vulnerabilità. Il riferimento è all’area del Baltico, del Mar Nero, del Medio Oriente, fino all’area di Taiwan, dove competizione geopolitica e concentrazione infrastrutturale si intrecciano. Il Mediterraneo, in particolare, emerge come uno snodo cruciale proprio per l’elevata densità di collegamenti e per la sua funzione di ponte tra Europa, Asia, Africa e rotte energetiche.
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I rischi da coprire
Ma la vulnerabilità dei cavi non dipende solo dalle tensioni internazionali. Esistono anche rischi più ordinari, e proprio per questo spesso più frequenti: ancore, reti da pesca, errori di posa, problemi tecnici, difetti di materiali o progettazione. Da tale aspetto derivano due diversi approcci assicurativi. «Sabotaggi e terrorismo vanno letti soprattutto in termini di severità», aggiunge Lkhaoua, «sono rischi complessi, che richiedono competenze dedicate e soluzioni di continuità, sulle quali Generali può accompagnare concretamente gli assicurati». La frequenza del danno arriva più spesso da interferenze fisiche o, in alcuni casi, da eventi naturali come terremoti e frane sottomarine. E su questo le coperture agiscono accompagnando l’intero percorso dell’engineering.
La differenza tra cavi dati e cavi di potenza si vede anche nella fase del danno e della riparazione. «Un danneggiamento di un cavo dati può essere è più difficile da gestire a livello di business continuity», spiega Nava. Il motivo è tecnico ma ha conseguenze operative immediate. Un cavo elettrico, pur con tutte le complessità del caso, può essere recuperato e giuntato, con diverse tecnologie a seconda della sua tipologia. Sussistono tuttavia criticità specifiche, come nel caso della fibra, invece, dove il danno ha impatti più pesanti sulla continuità del servizio. Per questo il tema della resilienza non riguarda solo la presenza del cavo, ma anche la sua monitorabilità, la rapidità di localizzazione del guasto e la capacità di intervenire in tempi brevi. La tecnologia di mitigazione gioca, dunque, un ruolo decisivo. Anche ai fini della valutazione dei premi e delle coperture assicurative. Interrare il cavo in trincea, anziché lasciarlo semplicemente appoggiato sul fondale, riduce il rischio di interferenze con ancore e pesca. Inoltre, l’integrazione di fibre ottiche nei cavi di potenza consente di individuare con precisione il punto del danno, riducendo i tempi di intervento e il costo complessivo della riparazione. «Si tratta di un aspetto chiave, perché quando un cavo corre per centinaia di chilometri sul fondale marino, sapere esattamente dove si è verificato il guasto significa contenere noleggio delle navi specializzate», aggiunge Nava, «tempi di fermo e business interruption».
La componente marittima
C’è inoltre da valutare la componente marittima. «Non si parla di navi ordinarie, ma di unità altamente specializzate, costruite da pochi cantieri e gestite da operatori con competenze rare. La catena del valore è lunga e articolata: produzione, trasporto, caricamento, posa, testing, commissioning, operatività, manutenzione e riparazione. Ed è qui che emerge il ruolo dell’assicurazione lungo l’intero ciclo di vita del cavo», commenta Lkhaoua. Non è un’attività, insomma, che si esaurisce nell’emissione di una polizza. È un lavoro che richiede visione industriale, capacità tecnica e comprensione profonda dei contratti, delle responsabilità e del contesto normativo. «Più informazioni abbiamo fin dall’inizio, più siamo in grado di offrire coperture a 360 gradi, con condizioni adeguate e coerenti con l’intera catena di valore di questo settore». In un mercato segnato da investimenti miliardari, supply chain globali e rischi distribuiti tra più soggetti, «la conoscenza preventiva del progetto diventa parte integrante della qualità della copertura», conclude Lkhaoua. Appare chiaro, insomma, che i cavi sottomarini non sono più solo un tema tecnico per addetti ai lavori, ma un ambiente in cui si incrociano infrastrutture critiche, interessi economici, competizione geopolitica e nuovi modelli di protezione del rischio. Invisibili sotto il mare, ma sempre più decisivi in superficie.
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