L’incontro tra NATO e Sapienza

Dalla manipolazione online alla disinformazione. Ecco quali sono i rischi della guerra cognitiva

Blatny della Nato e Giannini de la Sapienza discutono nella sede di Confcommercio sulle nuove frontiere dei conflitti moderni

di Letizia Giostra

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Un incontro organizzato dalla John Cabot University in collaborazione con la Polizia Postale dedicato alle minacce digitali, con l’obiettivo di navigare in modo più consapevole attraverso il web.

Al via il convegno “Guerra Cognitiva: Minacce Tecnologiche che impattano sulle nostre Capacità Cognitive”, che apre il ciclo di lezioni “Kushlan Lecture” per offrire una panoramica scientifica e istituzionale sulle strategie necessarie per proteggere l’autonomia decisionale.

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Sono queste le nuove frontiere legate alla cosiddetta guerra cognitiva dove non ci si scontra sul campo, ma attraverso la rete. Ed è così che i processi legati alla disinformazione rischiano di polarizzare le conoscenze degli utenti, generando in loro un bias di tipo cognitivo che potrebbe portarli a favorire una posizione politica a discapito di un’altra.

Esistono infatti altre tipologie di armi per combattere una guerra. Non solo carrarmati, missili balistici e droni, ma anche la manipolazione e la persuasione possono diventare strumenti per annientare il nemico. E nel lungo elenco non manca l’intelligenza artificiale.

Nato, Blatney «Area da approfondire»

Creare scudi per difendersi dai pericoli legati alle guerre cognitive. È solo uno degli obiettivi da perseguire secondo la Nato per contrastare i pericoli legati alla misinformazione che corre sul web, un luogo dove la geopolitica si scontra con la propaganda online.

Ed è stata l’esponente della Nato Janet Blatny a spiegare durante il convegno come l’ambiente virtuale sia diventato oramai un luogo imprevedibile. Un dibattito dove, insieme alla professoressa associata di Relazioni internazionali alla John Cabot University e moderatrice Simone Tholens e alla direttrice del Dipartimento di Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma Anna Maria Giannini, è stato fatto il focus sugli strumenti per manipolare i processi mentali umani.

«Stiamo assistendo a un rapido sviluppo tecnologico e ci troviamo di fronte a diversi attori e avversari che – come affermato dalla ricercatrice NATO – sfruttano o tentano di sfruttare l’apertura della nostra società. Abbiamo visto l’influenza di diverse campagne elettorali, così come della disinformazione, della misinformazione e della propaganda. Pertanto, ciò che dobbiamo fare è rafforzare la nostra resilienza contro questo tipo di azioni di guerra cognitiva. La guerra cognitiva è un’area che dobbiamo approfondire, ed è per questo che è nato questo argomento, che riguarda anche la superiorità cognitiva».

Chi sono i bersagli “facili” delle guerre cognitive

Nel mirino delle guerre cognitive ci sono soprattutto i giovani adulti. Sono - come affermato dall’accademica Anna Maria Giannini - le fasce generazionali più esposte e che quindi potrebbero diventare dei bersagli facili.

Nonostante siano proprio loro i cosidetti nativi digitali, e quindi più abili nel destreggiare gli strumenti offerti da internet, allo stesso tempo sono più esposti agli aspetti emotivi legati alla navigazione nei flussi d’informazione. Ansia, depressione e stress sono soltanto alcuni dei disturbi individuati maggiormente.

Siti che diventano trappole, a cui si aggiungono le informazioni reperibili attraverso qualsiasi social network. «L’esposizione a informazioni che sono contrastanti con i propri schemi mentali o contrastanti fra di loro possono generare paradossi a livello cognitivo o difficoltà nel tollerare ambiguità, incongruità e incertezza», le parole della professoressa.

Anatomia di una fake news

Fake news costruite ad hoc per poter mettere le mani sulle idee - soprattutto politiche - dell’utente, e che possono spingerlo a favorire una certa parte politica.

«Che cosa succede con un’esposizione di questo tipo e di questa intensità a lungo termine alle persone?» è la domanda della docente, sottolineando come le tecniche della guerra si spostino sugli aspetti legati alla tecnologia dell’informazione per generare incertezza nelle persone.

Le nuove armi virtuali

Se le fasce generazionali più giovani partano avantaggiate sull’aspetto tecnico-manuale, il senso critico diventa il loro tallone d’Achille, in quanto il rischio è che si espongano senza avere un’idea concreta di che cosa è una fonte.

Aumenta quindi la probabilità di cadere vittime di manipolazioni e fake news, diventano vittime di questa nuova guerra virtuale.

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