Dalla manipolazione online alla disinformazione. Ecco quali sono i rischi della guerra cognitiva
Blatny della Nato e Giannini de la Sapienza discutono nella sede di Confcommercio sulle nuove frontiere dei conflitti moderni
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I punti chiave
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Un incontro organizzato dalla John Cabot University in collaborazione con la Polizia Postale dedicato alle minacce digitali, con l’obiettivo di navigare in modo più consapevole attraverso il web.
Al via il convegno “Guerra Cognitiva: Minacce Tecnologiche che impattano sulle nostre Capacità Cognitive”, che apre il ciclo di lezioni “Kushlan Lecture” per offrire una panoramica scientifica e istituzionale sulle strategie necessarie per proteggere l’autonomia decisionale.
Sono queste le nuove frontiere legate alla cosiddetta guerra cognitiva dove non ci si scontra sul campo, ma attraverso la rete. Ed è così che i processi legati alla disinformazione rischiano di polarizzare le conoscenze degli utenti, generando in loro un bias di tipo cognitivo che potrebbe portarli a favorire una posizione politica a discapito di un’altra.
Esistono infatti altre tipologie di armi per combattere una guerra. Non solo carrarmati, missili balistici e droni, ma anche la manipolazione e la persuasione possono diventare strumenti per annientare il nemico. E nel lungo elenco non manca l’intelligenza artificiale.
Nato, Blatney «Area da approfondire»
Creare scudi per difendersi dai pericoli legati alle guerre cognitive. È solo uno degli obiettivi da perseguire secondo la Nato per contrastare i pericoli legati alla misinformazione che corre sul web, un luogo dove la geopolitica si scontra con la propaganda online.





