Dalla manifattura a sanità e ristorazione: ecco i settori che hanno perso lavoratori e quelli che li hanno guadagnati
Secondo l’Istat, dal 2007 al 2024 l’industria ha perso 700mila posti di lavoro, ma l’occupazione in Italia è cresciuta grazie a settori come sanità, assistenza sociale, ristorazione e attività professionali
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L’industria impiega sempre meno lavoratori. Nonostante ciò, come segnala il rapporto annuale dell’Istat, in Italia l’occupazione è in crescita grazie al progressivo aumento della rilevanza di altri settori, dalla ristorazione all’assistenza sociale.
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Dallo studio emerge infatti che negli ultimi anni il mercato del lavoro sta sperimentando cambiamenti drastici che stanno ridisegnando la distribuzione del capitale umano nei diversi ambiti produttivi.
La crisi dell’industria
Secondo l’Istat, dal 2007 al 2024 nell’industria italiana sono scomparsi 700 mila posti di lavoro, oltre uno su sei. Lo stesso destino sembra essere toccato a negozi e uffici pubblici: manifattura, commercio e Pa hanno perso complessivamente 1,35 milioni di lavoratori.
Nell’ambito del settore manifatturiero, è nel comparto del tessile-abbigliamento che si registra la performance peggiore a livello occupazionale, con una diminuzione dei lavoratori del 40% tra il 2007 e il 2024. A seguire - anche in ragione della maggiore esposizione alla concorrenza delle economie emergenti - le industrie del legno, della lavorazione dei minerali non metalliferi e degli articoli in gomma e plastica.
Per quanto riguarda l’industria del legno, rispetto al 2018, nel 2025 l’indice della produzione manifatturiera ha subito una contrazione dell’8,6%, mentre per il comparto della lavorazione di minerali non metalliferi e quello degli articoli in gomma e plastica la flessione è stata dell’8,8 per cento.






