La maturità degli altri

Dalla Francia alla Svezia: Ue in ordine sparso sugli esami

In Germania il voto incide sull’accesso all’università, in Spagna la vera selezione arriva dopo

di Lorenzo Pace

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Così come in Italia, negli ultimi anni l’esame di maturità è stato ritoccato anche in Francia. E non di poco, dato che subito dopo il Covid è entrata in vigore una riforma vera e propria. Dal 2021, infatti, la valutazione finale degli studenti di liceo parte già dal penultimo anno.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

In Francia

Con il nuovo sistema del Baccalauréat, il 40% del voto dipende dal controllo continuo nelle classi di Première e Terminale, mentre il restante 60% da cinque prove finali: filosofia, francese — sostenuta già al quarto anno — i due insegnamenti di specializzazione scelti dallo studente e il “Grand oral”, cioè un colloquio di 20 minuti in cui il candidato argomenta un tema che intreccia le proprie due discipline. La soglia di superamento è 10 su 20.

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La riforma francese in realtà non si ferma soltanto alle modalità tecniche dell’esame, ma riguarda anche la sua rigidità. Il nuovo “bac”, infatti, ha ridotto drasticamente la possibilità di compensare una prova insufficiente con le altre, irrigidendo la griglia di valutazione e aumentando il peso delle competenze orali. Il risultato è un sistema più selettivo, con percentuali di bocciatura più alte rispetto all’Italia, dove a prendere il diploma è quasi il 99% degli studenti.

Il sistema tedesco

Così come accade in Germania, dove però un voto alto fa la differenza per l’accesso alle università più prestigiose. Anche in questo caso, la valutazione è costruita quasi interamente sui due anni precedenti, che pesano per circa due terzi del risultato finale. La prova finale, comunque, varia da Land a Land, ma ovunque combina valutazioni continue e prove finali scritte e orali. Gli studenti devono affrontare quattro o cinque materie d’esame, tra cui almeno due “avanzate”.

Il caso spagnolo

In Spagna la struttura è ancora diversa. Il Bachillerato si conclude con una valutazione interna delle scuole, che assegna il diploma quasi a tutti gli studenti. La vera selezione arriva dopo, con la Ebau (o Selectividad), l’esame regionale che determina l’ingresso all’università. La Ebau è composta da una parte comune (lingua spagnola, storia, lingua straniera) e da una parte specifica legata all’indirizzo scelto. Il punteggio finale, calcolato su 14 punti, combina la media del biennio e i risultati dell’esame.

Nel resto d’Europa

Chiudiamo il “tour” europeo affacciandoci anche in altri Paesi, andando a vedere gli esempi scandinavi. In Svezia, l’esame nazionale è stato ridimensionato anni fa: il diploma si ottiene quasi esclusivamente tramite valutazioni continue, mentre i test nazionali servono più a monitorare il sistema. In Finlandia, invece, è presente un esame nazionale strutturato che viene svolto digitalmente. Gli studenti devono sostenere almeno quattro prove, tra cui la lingua madre, mentre le altre possono essere scelte tra matematica, lingue straniere e materie scientifiche o umanistiche.

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