Lo studio

Dalla depressione al diabete: se il cibo cura a casa il malato sta meglio e cala la spesa

Chi ha ricevuto pasti personalizzati in base alle esigenze mediche ha avuto il 31% in meno di ricoveri ospedalieri e un calo del 20% degli accessi al pronto soccorso

di Federico Mereta

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“Fa che il cibo sia la tua medicina”. Chi ricorda l'aforisma di Ippocrate non si stupirà certo se si parla del valore della corretta alimentazione per chi deve affrontare cronicità come diabete, scompenso cardiaco, depressione ed altre patologie. Ora però, su questo filone, si inserisce una ricerca che dice quanto e come “personalizzare” i pasti, sulla scorta delle indicazioni dei nutrizionisti, contribuisca a modificare non solo la traiettoria di salute del singolo ma anche le performance economiche e gestionali per la sanità. E segnala come “cucire” una dieta su misura al paziente cronico comporta vantaggi per la salute dell'individuo e della struttura ospedaliera, sia in termini di emergenze sanitarie che costi di assistenza quotidiana, nonostante le cronicità.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L'analisi pubblicata su Nature Medicine

A dirlo è l'analisi apparsa su Nature Medicine (primo autore Kurt Hager) condotta da ricercatori del “Food is Medicine Institute”, della Tufts University, della UMass Chan Medical School, di Community Servings e di vari sistemi sanitari statali. Negli USA, da qualche tempo sono in corso progetti pilota mirati proprio alla fornitura di pasti personalizzati in base alle esigenze mediche attraverso Medicaid, il programma di assicurazione sanitaria federale-statale che serve 71 milioni di americani che ne hanno diritto in base al reddito o alla disabilità. “Dimentichiamo spesso che una corretta alimentazione del paziente ospedalizzato non è utile solo al normale sostentamento dell'individuo, ma può entrare a far parte della terapia utile alla guarigione o al non sopraggiungimento di co-morbidità al paziente – commenta Donato Angelino, docente di Nutrizione Umana presso il Dipartimento di Bioscienze dell'Università di Teramo -. Basti pensare che in Italia la percentuale di pazienti con malnutrizione conclamata o a rischio di malnutrizione è stimata tra il 49% nei pazienti ospedalizzati e il 69% in quelli ricoverati in strutture di lungodegenza”.

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Calano le prestazioni ospedaliere

L'analisi dei dati relativa ai beneficiari di Medicaid del Massachusetts rivela i significativi vantaggi di questa semplice misura, che peraltro favorisce anche il benessere del soggetto visto che parte dalle indicazioni del suo gusto personale. Chi ha ricevuto pasti personalizzati in base alle esigenze mediche ha avuto il 31% in meno di ricoveri ospedalieri e un calo del 20% degli accessi al pronto soccorso. I costi sanitari pro capite sono diminuiti di 3.433 dollari nel periodo in cui i pazienti hanno aderito al programma di pasti (in media circa sei mesi), con una sostanziale parità nel bilancio tra prestazioni offerte e costo del servizio: il risparmio nelle prestazioni mediche ottenuti grazie ai pasti su misura è stato infatti pari al 98% dei costi del programma. Come spiega in una nota Dariush Mozaffarian, cardiologo e direttore del Food is Medicine Institute, “i risultati dimostrano che il cibo è davvero una medicina, con importanti implicazioni cliniche e politiche per la copertura assicurativa sanitaria dei pasti personalizzati dal punto di vista medico, al fine di contrastare le malattie legate all'alimentazione e ridurre i costi sanitari“.

Il valore del check up nutrizionale

I ricercatori hanno analizzato i dati dal 2020 al 2023 relativi a 11 sistemi sanitari del Massachusetts, confrontando quanto si è osservato in poco meno di 2.000 persone che hanno ricevuto i pasti con quelli di altri beneficiari Medicaid con caratteristiche simili che non hanno avuto la “cura” nutrizionale. A chi ha goduto del servizio sono stati proposti 10 pasti a settimana, un mix di colazioni, pranzi e cene, oltre a spuntini. Ciascun partecipante ha avuto un consulto iniziale con un nutrizionista qualificato per personalizzare i pasti in base alle proprie esigenze mediche e preferenze dietetiche. “La visita nutrizionale è fondamentale soprattutto quando si iniziano percorsi di terapie a lungo termine – fa sapere Angelino -. Basti pensare al percorso terapeutico oncologico, in cui l'alterazione della percezione di olfatto e gusto possono portare ad escludere intere categorie di alimenti con conseguenti carenze nutrizionali. In questi casi, come in quelli di pazienti nefrologici o con disturbi gastro-intestinali, è fondamentale iniziare un percorso nutrizionale mirato e avere un affiancamento per la durata del ricovero che calibri la dieta in base ai cambiamenti comportamentali e nutrizionali del paziente”. Per la cronaca, nello studio in media i pasti sono stati offerti per sei mesi.

I possibili risparmi e il necessario un cambio di passo

Utilizzando i dati delle richieste di rimborso Medicaid, i ricercatori hanno monitorato i ricoveri ospedalieri, le visite al pronto soccorso, le visite di medicina generale e i costi complessivi. Ed ecco, in conclusione, la conferma. I pasti su misura definiti in base alle esigenze mediche sono stati particolarmente utili (anche tenendo conto del costo di preparazione e servizio) per le persone con patologie come malattie cardiovascolari, patologie renali croniche, diabete e depressione, a riprova del vantaggio per il singolo e per la spesa sanitaria. Il tutto con effetti che si sono mostrati già entro pochi mesi dall'inizio del programma si è osservato un calo nei ricoveri ospedalieri e nelle visite al pronto soccorso, e con benefici legati alla durata nel tempo del servizio.

Chi ha ricevuto i pasti per un periodo più lungo ha infatti ottenuto i maggiori benefici in termini di riduzione dei costi sanitari senza peraltro pesare di più sull'assistenza territoriale o domiciliare. “Studi come questi ci portano all'attenzione che non solo la terapia farmacologica, ma anche l'aderenza a diete perfezionate su misura per il paziente siano importanti per evitare degenze più lunghe del dovuto sia per il paziente che per la struttura ospitante qualora il soggetto sia ricoverato - conclude Angelino -. Ci deve essere un cambio di passo nelle strutture di degenza, dove il team nutrizionale – che include medici, nutrizionisti, dietisti e psicologi – affianchi il team di riferimento per la patologia del paziente in modo tale che la sinergia si rifletta su un miglioramento della qualità di vita del paziente e una maggior sostenibilità economica”.

La necessità di aumentare gli anni in buona salute

Questo approccio diventa ancor più importante considerando le caratteristiche demografiche dell'Italia, che è oggi il Paese più anziano dell'Unione Europea. L'età mediana ha raggiunto 84,1 anni, ben oltre la media UE, e cresce anche la fascia degli ultra-anziani: oltre 2,5 milioni di persone hanno più di 85 anni, e gli ultracentenari superano quota 24.000. La speranza di vita continua ad aumentare — 81,7 anni per gli uomini e 85,7 per le donne — ma la maggiore longevità non corrisponde a qualità della vita, perché diminuiscono gli anni vissuti in buona salute, soprattutto tra le donne e nel Mezzogiorno, con un impatto crescente sulla domanda di servizi sanitari e assistenziali.

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