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Analisi geopolitica
Dalla crisi di Hormuz opportunità di collaborazione tra Europa e Golfo
L’Ispi pubblica un report assieme a sette centri di ricerca dell’area. E propone di sviluppare hub di manutenzione, programmi di formazione, cooperazione in ricerca e sviluppo, coproduzione e trasferimento tecnologico. Più integrazione tra marine militari, Guardie costiere e Dogane
La guerra in Iran e la situazione di tensione attorno allo stretto di Hormuz ha accelerato le relazioni tra Paesi europei e il Golfo, massimizzando le strade di cooperazione. All’interno dell’Ue, così come all’interno dei Paesi mediorientali ci sono approcci diversi, per questo servirebbe un format comune dentro cui muoversi. Inoltre, la stessa guerra ha dimostrato che la sicurezza non è più solo un termine legato alla Difesa. Ma un tema che tocca le filiere del valore e tutte le catene infrastrutturali. Da queste premesse l’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, ha lavorato a un report, curato da Eleonora Ardemagni, che vanta un primato. Le firme che hanno partecipato allo studio vedono coinvolti ben sette partner mediorientali. Da Emirates Policy Center, fino Gulf research Center, passando per Kuwait University. Il report «Building Shared Protection: Gulf-Europe Security and Defence Cooperation After the Iran War» analizza, dunque come la guerra con l’Iran abbia accelerato il riavvicinamento strategico tra i Paesi del Golfo e l’Europa, trasformando una serie di vulnerabilità condivise in un potenziale terreno di cooperazione strutturata. Le crisi degli ultimi anni - dalla guerra Russia-Ucraina alle tensioni nel Mar Rosso, fino al conflitto di Gaza - avevano già rafforzato i contatti tra le due aree. Tuttavia la guerra con l’Iran e la crisi connessa nello Stretto di Hormuz hanno reso ancora più evidente che Golfo ed Europa sono parte di uno stesso spazio strategico, attraversato da flussi energetici, commerciali, alimentari, digitali e infrastrutturali reciprocamente dipendenti.
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Il modello delle minacce ibride
Le minacce contemporanee sono ibride e multidimensionali: combinano componenti militari, cyber, economiche, informative e infrastrutturali. Per questo gli autori propongono di adottare il concetto di protezione condivisa, che amplia la nozione di difesa integrandola con la sicurezza, la prevenzione dei rischi, la resilienza e la capacità di risposta coordinata. In questa prospettiva, la protezione non significa soltanto reagire a un attacco, ma soprattutto anticipare le crisi, ridurne gli effetti e rafforzare la continuità delle funzioni essenziali degli Stati e delle economie coinvolte. Il rapporto sostiene che, nonostante le divisioni interne all’Unione Europea e al Consiglio di Cooperazione del Golfo, la necessità di una collaborazione più stretta sia ormai riconosciuta da tutti. Non viene privilegiata la creazione di nuove strutture istituzionali rigide, quanto piuttosto una cooperazione pragmatica, fondata su forum permanenti, gruppi di lavoro specializzati e coordinamento su dossier specifici. Viene quindi proposto un approccio flessibile ma stabile, capace di fornire direzione politica e al tempo stesso strumenti operativi.
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Le proposte di collaborazione
Il cuore dell’analisi si concentra su quattro ambiti principali. Il primo è quello delle infrastrutture critiche. Impianti energetici, porti, aeroporti, cavi sottomarini, satelliti, sistemi finanziari, data center e piattaforme cloud vengono descritti come asset di uno spazio strategico condiviso, esposti a minacce che non distinguono più nettamente tra dominio fisico e digitale. Da qui la proposta di sviluppare un quadro comune di resilienza strategica, con valutazioni dei rischi, stress test, protocolli di emergenza, esercitazioni congiunte e una maggiore integrazione tra sicurezza informatica e protezione fisica. Tutti aspetti essenziali per la stabilità industriale e tecnologica. Il secondo ambito è ovviamente la sicurezza marittima. Le recenti crisi hanno mostrato che un’interruzione lungo il corridoio che collega Golfo, Mar Rosso e Mediterraneo produce effetti immediati sui costi di trasporto, sulle assicurazioni, sui tempi di consegna e quindi sui consumatori. Per questo il report suggerisce una cornice permanente di coordinamento marittimo tra partner europei e del Golfo, coinvolgendo non solo marine militari, ma anche guardie costiere, porti, dogane e operatori commerciali. L’obiettivo è garantire continuità ai flussi strategici attraverso condivisione informativa, sorveglianza, protocolli comuni e prontezza contro droni.
Il terzo settore riguarda la difesa aerea, diventata cruciale di fronte alla proliferazione di missili balistici, missili da crociera e droni. Il testo osserva che sia l’Europa sia il Golfo continuano a dipendere in parte dagli Stati Uniti, ma riconosce anche le competenze europee in radar, sensori, allerta precoce e sistemi di comando e controllo. Viene quindi incoraggiata una cooperazione più stretta basata su scambio di informazioni, pianificazione di difese stratificate per siti sensibili, simulazioni di crisi e partenariati tecnologici e industriali.
I tempi stretti di intervento
I Paesi del Golfo puntano – quarto ambito propositivo - a rafforzare le proprie capacità industriali locali, mentre le imprese europee cercano investimenti, partner affidabili e accesso a mercati di lungo periodo. Gli autori propongono, dunque, di sviluppare hub di manutenzione, programmi di formazione, cooperazione in ricerca e sviluppo, co-produzione e trasferimento tecnologico. Insomma, il detto che dalle crisi nascono opportunità, sembra essere confermato da quanto sta accadendo a Hormuz. Unico tema è che i tempi del cambiamento sono ultra rapidi e nessuno è disposto ad aspettare i tempi lunghi della politica estera europea.
In questa puntata parliamo dei nuovi mutui fino a 40 anni che possono aumentare la cifra finanziabile per gli under 36; delle nuove regole europee sugli imballaggi e di cosa cambia per imprese e consumatori;...