Intervista a Marco Ogliengo

Dalla busta paga al Tfr, la start up che aiuta le Pmi a gestire il personale

Ceo e co-founder della start up Jet Hr

3' di lettura

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Ha fondato la prima start up per gestire l’amministrazione del personale delle piccole e medie imprese italiane, fino a mille collaboratori. Ed è già un successo di investimenti e di clienti: Marco Ogliengo, classe ’86, racconta come è nata e come si sta sviluppando Jet HR, l’azienda che ha fondato nel 2023 insieme a Francesco Scalambrino e che ha subito raccolto 4,7 milioni di euro di finanziamento e firmato contratti con aziende come WeRoad e Hellofresh.

Come è nata l’idea?

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Direi in modo molto razionale e basandomi sulle esperienze passate, nel senso che dopo un’esperienza in McKinsey e alcuni anni di lavoro a Taiwan ho costruito un’azienda che si chiama ProntoPro e che ha avuto anche un buon successo, ma mi sono reso conto che aveva un limite: non poteva diventare così grande da stravolgere un pezzo di economia italiana, quindi quando sono partito con Jet HR ho deciso a tavolino che volevo un business che potesse diventare molto grande.

Cosa intende per molto grande?

Intendo venture scale, quindi un’azienda in grado di raccogliere soldi da fondi e ambire ad avere una valutazione di uscita per loro tra 1 e 5 billion anche senza andare all’estero. E poi intendo riuscire ad offrire un servizio che consenta ai capi azienda di liberarsi dal grande problema delle paghe e del peso della burocrazia per dedicare tempo prezioso ad attività strategiche.

Avevate altri punti fermi?

Sì, volevo costruire un business B2B e non B2C perché l’approccio delle aziende è più razionale: se porti valore, sai che comprerà, sai che continuerà a comprare, è un modo di fare azienda che a me piace perché è più scienza e meno arte.

Da questo avete deciso di focalizzarvi sugli stipendi?

Abbiamo visto nel mercato dei payroll una grande opportunità. Il problema della gestione degli stipendi in Italia è un problema che avevo vissuto personalmente e sapevo per esperienza che spesso, soprattutto sulle aziende di piccole dimensioni, il titolare passa un’enorme quantità di tempo a capire come interpretare la legge o a compilare moduli.

I round di investimenti vi stanno premiando?

Devo dire che gli imprenditori che hanno investito ci hanno detto che non vedevano l’ora che esistesse qualcosa del genere.

A chi vi rivolgete?

Come dicevo, il nostro è un progetto per le piccole e medie aziende, quindi da uno a mille dipendenti. Sappiamo che la maggior parte di italiani lavora per imprese di queste dimensioni, perché le società più grandi non hanno questo pain point, hanno uffici dedicati a gestire l’amministrazione aziendale.

Quanti clienti vi hanno scelto e quanti pensate di averne alla fine dell’anno?

Ad oggi abbiamo quasi 200 clienti tra cui, ad esempio, alcuni nomi di rilievo come WeRoad ed Hellofresh, per un totale di oltre 5 milioni di euro mensili di stipendi gestiti. Entro fine anno contiamo di arrivare a 600 clienti e nell’arco di sette anni abbiamo l’obiettivo ambizioso di gestire un quinto dei salari italiani.

Oggi quanti siete in azienda e con quali professionalità?

Oggi di 50 dipendenti che abbiamo la metà fa prodotto, cioè lavora sul software, mentre un altro quarto sono giuslavoristi perché un nostro cliente quando firma prende un software e un consulente del lavoro. L’Italia ha una complessità imparagonabile rispetto ad altri Paesi: per fare un esempio, siamo la nazione con i cedolini più cari al mondo con un costo a dipendente di 30 euro contro la metà della Germania e un sesto della Gran Bretagna.

Con i contratti di lavoro riscontrate altre difficoltà?

In Italia ci sono 900 contratti e ognuno prevede enti e casse previdenziali. Ci siamo trovati ad affrontare la gestione di tutti i ccnl artigiani ed è stato complesso perché si ha a che fare con 20 portali regionali anziché con uno unico nazionale.

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