Industria

Dall’impronta ecologica di prodotti e processi scatto per l’intera filiera

La metodologia del Life cycle assessment è sempre più cruciale nella pianificazione delle imprese e consente di ridurre sprechi e costi. Alimentari, bevande e packaging tirano la volata

di Roberta Stefanini

5' di lettura

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In un contesto internazionale che richiede sempre più attenzione alla sostenibilità ambientale, la valutazione del ciclo di vita si configura come un potente e diffuso strumento per la quantificazione degli impatti sul Pianeta. Il Life cycle assessment, noto con l’acronimo Lca, consente infatti di valutare i potenziali impatti ambientali di tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto o processo, comprendendo ad esempio l’estrazione delle materie prime, i trasporti per l’approvvigionamento, i processi di trasformazione, l’assemblaggio, il confezionamento, la distribuzione, l’uso e lo smaltimento finale.

Sebbene le basi furono poste negli anni Sessanta, in cui le prime ricerche iniziarono ad esaminare le emissioni di inquinanti associate ai processi produttivi, è nel nuovo millennio che questa metodologia è stata consolidata, e integrata nei processi decisionali aziendali, anche grazie all’avvento di software che facilitano la conduzione delle analisi più complesse. Per completare l’approccio Life cycle thinking, che considera in modo integrato le dimensioni della sostenibilità, l’Lca può essere utilizzato in combinazione con il Life cycle costing, che considera il ciclo di vita di un prodotto da un punto di vista economico, ed il Social life cycle assessment, che ne considera invece gli impatti sociali. Tuttavia, tra i citati strumenti per valutare le tre dimensioni della sostenibilità, l’Lca è oggi il più diffuso.

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Le quattro fasi

Per conoscere i principi per la valutazione del ciclo di vita le aziende possono fare riferimento alla Uni En Iso 14040, mentre la Uni En Iso 14044 ne specifica i requisiti e fornisce le linee guida operative per una applicazione pratica. Secondo queste normative, l’Lca è diviso in quattro fasi.

Si comincia con la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione. Qui si descrivono lo scopo e le motivazioni per effettuare lo studio, specificando il tipo di pubblico a cui è destinato, nonché l’eventuale volontà di fare asserzioni comparative tra due o più alternative. Sono inoltre delineati i confini fisici, temporali e geografici del sistema da analizzare, oltre all’unità funzionale dello studio. La seconda fase è l’analisi dell’inventario e comprende la raccolta dei dati forniti dall’azienda e i procedimenti di calcolo che quantificano gli elementi in ingresso (materiali, trasporti ed energia) e in uscita (sostanze in aria, acqua e suolo) pertinenti al prodotto. Poi si passa alla valutazione degli impatti, dove i dati precedentemente raccolti sono classificati in base alle potenziali problematiche ambientali a cui contribuiscono (come il cambiamento climatico, l’esaurimento di combustibili fossili, l’acidificazione, l’eutrofizzazione) e poi sono caratterizzati per riportare il loro valore a una unità di misura definita per ogni categoria di impatto.

Nell’ultima fase, quella dell’interpretazione, i risultati sono discussi e riepilogati secondo la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione come base per conclusioni, raccomandazioni e decisioni.

La metodologia descritta è applicabile a qualsiasi prodotto o organizzazione, ma alcuni settori storicamente l’hanno implementata con più frequenza. È il caso dell’industria alimentare, in cui già da anni le aziende quantificano l’impronta carbonica e idrica connesse alla produzione di cibo, bevande e packaging, e del settore energetico che ne fa uso come supporto per la comparazione degli impatti legati alle energie da fonti fossili comparate con quelle rinnovabili. Altre industrie in cui l’Lca trova impiego come opportunità per aumentare l’efficienza produttiva e la gestione del fine vita sono quella automobilistica, chimica e tessile. Comunque, a prescindere dal settore, negli ultimi anni la metodologia Lca è stata sempre più utilizzata per quantificare gli impatti ambientali estesi alle intere filiere.

Il ciclo di vita di una bottiglia

Si pensi di voler analizzare il potenziale effetto serra di una bottiglia completa di tappo ed etichetta. Stabilita l’unità funzionale, pari alla confezione per il contenimento di un litro di bevanda, e i confini fisici del sistema, comprendenti tutte le fasi del ciclo di vita, si procede alla raccolta dati. Semplificando: si ricavano i materiali ed energie impiegati nella produzione delle materie prime per creare la bottiglia, il tappo e l’etichetta; si calcolano i chilometri percorsi su strada, via mare o in aereo per l’approvvigionamento; si quantificano i materiali e l’energia impiegati nella decontaminazione, preparazione, riempimento, tappatura e confezionamento della bottiglia; si considerano i trasporti per la distribuzione ai clienti, nonché i consumi connessi all’uso del packaging e al suo fine vita (riciclo, discarica, o incenerimento). I dati possono poi essere modellati su software Lca oggi disponibili sul mercato consentendo di calcolare le emissioni di CO2 equivalenti, unità di misura convenzionalmente utilizzata per la quantificazione del potenziale impatto sul surriscaldamento globale. L’analisi consentirà di individuare le fasi più impattanti e trarre spunto per miglioramenti del processo produttivo al fine di aumentarne la sostenibilità ambientale.

Criticità e vantaggi

Nello svolgimento di un’analisi del ciclo di vita, la fase di analisi di inventario talvolta presenta criticità sia in termini di tempo, poiché può richiedere fino a diverse settimane, sia come qualità del dato raccolto che deve essere rappresentativo della realtà e direttamente misurato. La realizzazione di un’analisi completa richiede pertanto competenze specifiche e un approccio rigoroso al fine di ottenere risultati coerenti e interpretazioni corrette. Errori da evitare nell’impostazione o modellazione dello studio sono ad esempio escludere dall’analisi alcune fasi importanti, come la distribuzione o lo smaltimento, oppure utilizzare dati obsoleti o non pertinenti che potrebbero distorcere i risultati.

Affrontate le (superabili) sfide per il calcolo, l’Lca permette di conseguire molteplici vantaggi per le aziende: può dare supporto all’identificazione delle opportunità di miglioramento dei prodotti e processi, assistendo così la pianificazione strategica, la progettazione o riprogettazione. Grazie all’identificazione di sprechi e inefficienze, può consentire una riduzione dei costi operativi. I risultati Lca pongono poi le basi per il green marketing, valorizzando prodotti a ridotto impatto ambientale tramite etichette ecologiche, asserzioni ambientali o dichiarazioni ambientali di prodotto, note con l’acronimo Epd. Inoltre, l’Unione Europea lo riconosce come base per la definizione della tassonomia verde e degli standard per prodotti eco-compatibili. Infatti, consente di dare solide e trasparenti evidenze scientifiche alla quantificazione degli impatti ambientali, aiutando le aziende a dimostrare la conformità agli standard di sostenibilità richiesti per l’accesso ai finanziamenti e agli incentivi.

In conclusione, si può affermare che l’analisi del ciclo di vita è oggi diventata uno strumento indispensabile per conformarsi a normative ambientali sempre più stringenti e per elevarsi rispetto alla concorrenza: aumentando la reputazione e l’immagine delle aziende che ne fanno uso, l’Lca consentirà sempre più, anche nel prossimo futuro, di quantificare e dimostrare l’attenzione verso la ricerca e il perseguimento di una maggiore sostenibilità ambientale di prodotti, processi ed organizzazioni.

Ricercatrice in ingegneria industriale e docente di Strumenti di valutazione
per la sostenibilità alimentare, Università di Parma

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