Dall’impronta ecologica di prodotti e processi scatto per l’intera filiera
La metodologia del Life cycle assessment è sempre più cruciale nella pianificazione delle imprese e consente di ridurre sprechi e costi. Alimentari, bevande e packaging tirano la volata
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In un contesto internazionale che richiede sempre più attenzione alla sostenibilità ambientale, la valutazione del ciclo di vita si configura come un potente e diffuso strumento per la quantificazione degli impatti sul Pianeta. Il Life cycle assessment, noto con l’acronimo Lca, consente infatti di valutare i potenziali impatti ambientali di tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto o processo, comprendendo ad esempio l’estrazione delle materie prime, i trasporti per l’approvvigionamento, i processi di trasformazione, l’assemblaggio, il confezionamento, la distribuzione, l’uso e lo smaltimento finale.
Sebbene le basi furono poste negli anni Sessanta, in cui le prime ricerche iniziarono ad esaminare le emissioni di inquinanti associate ai processi produttivi, è nel nuovo millennio che questa metodologia è stata consolidata, e integrata nei processi decisionali aziendali, anche grazie all’avvento di software che facilitano la conduzione delle analisi più complesse. Per completare l’approccio Life cycle thinking, che considera in modo integrato le dimensioni della sostenibilità, l’Lca può essere utilizzato in combinazione con il Life cycle costing, che considera il ciclo di vita di un prodotto da un punto di vista economico, ed il Social life cycle assessment, che ne considera invece gli impatti sociali. Tuttavia, tra i citati strumenti per valutare le tre dimensioni della sostenibilità, l’Lca è oggi il più diffuso.
Le quattro fasi
Per conoscere i principi per la valutazione del ciclo di vita le aziende possono fare riferimento alla Uni En Iso 14040, mentre la Uni En Iso 14044 ne specifica i requisiti e fornisce le linee guida operative per una applicazione pratica. Secondo queste normative, l’Lca è diviso in quattro fasi.
Si comincia con la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione. Qui si descrivono lo scopo e le motivazioni per effettuare lo studio, specificando il tipo di pubblico a cui è destinato, nonché l’eventuale volontà di fare asserzioni comparative tra due o più alternative. Sono inoltre delineati i confini fisici, temporali e geografici del sistema da analizzare, oltre all’unità funzionale dello studio. La seconda fase è l’analisi dell’inventario e comprende la raccolta dei dati forniti dall’azienda e i procedimenti di calcolo che quantificano gli elementi in ingresso (materiali, trasporti ed energia) e in uscita (sostanze in aria, acqua e suolo) pertinenti al prodotto. Poi si passa alla valutazione degli impatti, dove i dati precedentemente raccolti sono classificati in base alle potenziali problematiche ambientali a cui contribuiscono (come il cambiamento climatico, l’esaurimento di combustibili fossili, l’acidificazione, l’eutrofizzazione) e poi sono caratterizzati per riportare il loro valore a una unità di misura definita per ogni categoria di impatto.
Nell’ultima fase, quella dell’interpretazione, i risultati sono discussi e riepilogati secondo la definizione dell’obiettivo e del campo di applicazione come base per conclusioni, raccomandazioni e decisioni.


