Dall’ictus all’infarto: ecco i rischi più importanti
La domanda
Quali sono le conseguenze cliniche dell’ipertensione arteriosa nella popolazione generale?
Risposta: L’ipertensione arteriosa rappresenta un tipico fattore di rischio cardiovascolare con un impatto estremamente rilevante nei confronti della salute pubblica e dei costi sanitari. Il dato più eclatante in termini di epidemiologia è l’elevata mortalità associata all’ipertensione che rappresenta la prima causa di morte nel mondo ed ogni anno causa il decesso di circa 12 milioni di pazienti nel mondo distanziando abbondantemente altre malattie molto temute e che ricevono in termini di prevenzione molte più attenzioni e risorse rispetto a quelle destinate all’ipertensione. Quanto alle possibili conseguenze cliniche dell’ipertensione si tratta soprattutto di complicanze cardiovascolari in ragione dell’effetto negativo che gli elevati valori pressori hanno nei confronti del cuore e del sistema vascolare. In sintesi, la complicanza più tipica è la comparsa di ictus ossia di una condizione in cui si genera una soppressione del flusso sanguigno al cervello per una occlusione arteriosa (ictus ischemico) o, più raramente una rottura di un vaso intracranico (ictus emorragico).
L’incidenza di ictus è direttamente correlata ai valori di pressione arteriosa e questo spiega come la riduzione degli stessi mediante un efficace trattamento farmacologico e non determini una riduzione sostanziale del rischio di questa temibilissima complicanza le cui sequele neurologiche sono spesso invalidanti e possono coinvolgere sia le funzioni motorie che quelle cognitive.
I grandi passi fatti negli ultimi anni dalla neurologia vascolare rendono oggi possibile un intervento risolutivo di disostruzione arteriosa in grado di limitare prevenire i danni della occlusione vascolare cerebrale il tutto a patto che l’intervento sia tempestivo e i sintomi di un possibile ictus (disturbi dell’equilibrio improvvisi, cefalea intensa, disturbi della parola o della marcia, incapacità a muovere arti o a svolgere movimenti fini con le mani, disturbi visivi, ecc) vengano riconosciuti prima possibile e conducano ad un ricovero tempestivo. La seconda complicanza associata all’ipertensione arteriosa è la malattia coronarica ed in particolare l’infarto miocardico e la angina pectoris, entrami dovute ad un danno vascolare prodotto dagli elevati valori pressori a livello delle arterie coronariche dove spesso la ipertensione agisce di concerto con la ipercolesterolemia. Anche la malattia coronarica presenta una incidenza correlata con i valori di pressione arteriosa e può essere prevenuta ricorrendo alle stesse strategie terapeutiche descritte in precedenza per l’ictus sia sul versante farmacologico che su quello della rivascolarizzazione coronarica che può essere metta in atto anche in fase acuta con grandi possibilità di recupero funzionale del cuore. Una terza complicanza possibile della ipertensione è la insufficienza renale anche in questo caso conseguente al danno prodotto dalla ipertensione a livello del sistema vascolare del rene. Lo sviluppo di insufficienza renale risulta proporzionale ai valori di pressione arteriosa ed è amplificato dalla concomitanza presenza di diabete mellito. Il danno renale da ipertensione può essere prevenuto dalla terapia antiipertensiva che può risultare efficace anche nella protezione della funzione renale residua quando l diagnosi sia tardiva. A livello cardiaco l’ipertensione può essere causa dello sviluppo di insufficienza cardiaca che consegue al carico pressorio cui è sottoposto il cuore per gli elevati valori pressori. Lo sviluppo di scompenso cardiaco può avvenire anche in assenza di malattia coronarica ed è spesso preceduto da sviluppo di ipertrofia ventricolare sinistra, facilmente diagnosticabile all’elettrocardiogramma ed ecocardiogramma e strumento prezioso per la prevenzione del danno cardiaco. Tra le complicanze dell’ipertensione vanno annoverati anche i disturbi vascolari dell’occhio che coinvolgono l’arteria retinica che può andare incontro alle stesse modificazioni del restante sistema arterioso con sintomi variabili ma incentrati sulla riduzione-perdita del visus). Un danno retinico da ipertensione può essere diagnosticato co la analisi del fondo dell’occhio e può essere prevenuto da una terapia antiipertensiva adeguata.
Altre complicanze dell’ipertensione possono essere: lo sviluppo di deficit cognitivo-demenza, di fibrillazione atriale e altre aritmie cardiache, di arteriopatie periferiche (in cooperazione con il fumo di sigaretta), aneurismi di vari distretti della aorta. Non è invece una complicanza comune dell’ipertensione la epistassi (“sangue al naso”) che il oltre il 95% dei casi ha una origine venosa e nessuna correlazione con i valori di pressione arteriosa anche se paradossalmente, viene considerata una delle complicanze più temibili!