Hôtellerie

Dall’hotel alla brand experience: flessibilità e identità riscrivono l’ospitalità

Dalle soluzioni modulari che riducono tempi e costi di rinnovo ai progetti che valorizzano il territorio, fino all’incontro con il mondo della moda, il settore alberghiero sta ridefinendo i propri modelli

di Laura Dominici

Picciolo Etna Golf Resort, Curio Collection by Hilton

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Il concetto di hotel come semplice luogo di sosta appartiene ormai al passato. Oggi l’architettura e il design degli interni sono i linguaggi principali attraverso cui una struttura comunica la propria identità, trasformando l’ospitalità in un messaggio coerente e memorabile. L’ospite contemporaneo non cerca più una camera, ma un’esperienza fluida che integri benessere, socialità e lavoro. Il settore sta vivendo una rivoluzione silenziosa: gli hotel diventano hub esperienziali fluidi e manifesti di brand. Dalle pareti attrezzate che si montano in un giorno al “fashion taking over hospitality”, il volto dell’accoglienza cambia forma.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

La flessibilità come valore economico

In un mercato che richiede cicli di rinnovo sempre più rapidi, la capacità di evolvere senza paralizzare l’attività è il nuovo paradigma dell’investimento immobiliare. Diego Baiocchi, ceo di Luconi, sottolinea come il tempo sia diventato una variabile economica determinante: «Una camera o un’area comune arredata con soluzioni flessibili (nel loro caso si chiama Chameleon, ndr) può essere rinnovata in meno di una giornata, senza demolizioni né interventi impiantistici. La parete smette di essere un semplice divisorio per trasformarsi in un’infrastruttura attiva che integra scrittoi e ripiani, liberando spazio e migliorando l’efficienza». Questo approccio punta a ridefinire gli spazi attraverso un design capace di adattarsi a qualsiasi contesto architettonico. Per l’investitore, questo significa limitare il “fermo camera”, la voce più onerosa in un cantiere, migliorando la sostenibilità economica dell’intera operazione.

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Oltre l’estetica: la funzione guida il progetto

Se la flessibilità è l’hardware, il design funzionale ne è il software. «Il ruolo di architetti e interior designer non si esaurisce più nell’esprimere eleganza o finezza estetica - spiega Piero Giovannini, co-founder & partner di H&A Associati -. Oggi dobbiamo tradurre in spazio le necessità più intime di chi vive e gestisce l’hotel. La funzione è la nostra guida: lo smartworking, ad esempio, richiede nuovi arredi. Non serve più solo la bella scrivania, ma magari una poltrona confortevole con bracciolo porta iMac per una Zoom-call». Secondo Giovannini, il design moderno è adattivo: le aree comuni favoriscono connessioni e coworking, mentre i servizi integrati digitalmente riducono attriti e tempi di attesa. Un approccio che risponde a un viaggiatore evoluto, orientato alla qualità dell’esperienza più che all’apparenza monumentale.

In parallelo, la sostenibilità è diventata un criterio di progettazione imprescindibile. «Materiali ecocompatibili, sistemi di climatizzazione efficienti, soluzioni bioclimatiche e attenzione all’impronta ambientale non sono più semplici valori aggiunti – commenta Giovannini - ma elementi incorporati nella logica stessa del design. I brand alberghieri investono in identità visive e funzionali che riflettano valori etici e responsabilità sociale, ampliando il concetto di lusso verso quello di lusso responsabile e comodo, cioè funzionale all’ospite. E così, si nota anche una crescente attenzione alla contestualizzazione culturale del progetto: il design non è più standardizzato, ma dialoga e cerca il territorio, l’arte locale e le tradizioni».

Tra Genius Loci e recupero dell’esistente

Mentre la tecnologia abilita la velocità, il design garantisce l’autenticità attraverso il legame con il territorio. Un esempio è il Nina Trulli Resort in Valle d’Itria, dove il lusso risiede nel recupero della Masseria San Francesco del 1730, abitando l’esistente senza edificare il nuovo. Analogamente, sulle Dolomiti, il Grand Hotel Ampezzo – curato dall’architetto Alessandro Scaranari (Studio Zuretti) – punta su materiali nobili locali e savoir-faire artigianale: «Il profilo delle montagne si ritrova negli specchi e nelle installazioni della Spa, offrendo un’esperienza poetica e memorabile - spiega Scaranari -. Questo dialogo con la storia trova una sintesi industriale nel progetto dell’NH Collection Murano. Qui, Piero Giovannini racconta il recupero di un’antica vetreria: “Materiali naturali e legame con il territorio generano un valore estetico profondo. La sostenibilità, attraverso sistemi efficienti e soluzioni bioclimatiche, diventa un elemento incorporato nella logica stessa del design».

L’ibridazione con la moda

L’evoluzione più radicale arriva però dalla fusione tra accoglienza, retail e alta moda. Claudia Campone, ceo di Thirtyone Design + Management, analizza il fenomeno del “fashion taking over hospitality”: i brand di moda non firmano più solo arredi, ma estetiche di vita totali attraverso hotel di proprietà, branded residences o pop-up immersivi. «Il legame tra identità del brand e spazio vissuto è diventato il motore dello storytelling alberghiero», afferma Campone.

Il futuro: il ritorno alla triade vitruviana

In questo scenario di continua trasformazione, il design alberghiero sembra paradossalmente tornare alle origini, ritrovando attualità nella triade vitruviana, i tre pilastri fondamentali su cui si basa l’architettura occidentale: firmitas, utilitas, venustas. «È una chiave di lettura efficace per l’hôtellerie odierna - conclude Piero Giovannini -. La firmitas è oggi la solidità costruttiva che garantisce durabilità e facilità di manutenzione. La utilitas è il cuore del progetto: spazi ibridi e multifunzionali tra lavoro e relax. Infine, la venustas viene reinterpretata: la bellezza non è più ostentazione del lusso, ma un’estetica autentica, misurata e coerente. È un nuovo equilibrio dinamico dove la bellezza diventa la conseguenza naturale di scelte progettuali consapevoli e funzionali». L’hotel del futuro non sarà più solo un edificio, ma un organismo vivente capace di raccontare storie millenarie e, contemporaneamente, di cambiare pelle in poche ore.

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