L’addio di Cingolani: «Nato difficile da smantellare, ma l’Europa si rafforzi»
di Celestina Dominelli
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Gli osservatori anglosassoni l’hanno ribattezzata «hedonistic impatience». È quella sorta di particolarissima «impazienza di godere» che avrebbe toccato nel profondo il pubblico young adult, archiviata la complicatissima stagione di Covid e lockdown vari. Un fenomeno che, qui in Italia, nell’ultimo biennio trova puntuale conferma nei dati economici che riguardano grandi eventi e relativi indotti, ma anche in quelli del turismo più in generale. E non è un caso che società produttrici di eventi e festival, ma anche player del comparto turistico occupino posti di tutto riguardo nella nuova classifica di Leader della Crescita 2025 di Statista e Il Sole 24 Ore.
Per i concerti è un momento magico: fa fede l’ultimo Annuario dello spettacolo di Siae che per il 2023 ha salutato 28,2 milioni di spettatori ai concerti (+70% sul 2019) e una spesa del pubblico da 967,4 milioni, in crescita del 33% sull’anno precedente e dell’88% sul 2019. Non era mai accaduto che i ricavi dei concerti in Italia sfiorassero il miliardo.
Si sa che un grande evento d’intrattenimento si porta dietro un’economia. Prendiamo per esempio in considerazione il report D/Ai Destinations di The Data Appeal Company: ne esce fuori che quest’anno il Lucca Summer Festival è stato l’evento musicale che ha generato più indotto sul territorio. Siamo a quota 33 milioni, a fronte di incassi diretti da 16 milioni. Seguono Umbria Jazz con 29 milioni d’indotto e Rock in Roma a quota 25 milioni.
A tutto questo si aggiunga che nel 2023 il turismo italiano ha superato i numeri del 2019. Gli oltre 134 milioni di arrivi (+2,3% rispetto ai valori pre-pandemici) e 451 milioni di presenze negli esercizi ricettivi (+3,3% rispetto ai valori pre-pandemici) dello scorso anno rappresentano per il momento un primato storico assoluto.