Giornata mondiale della biodiversità

Dal restauro della natura un salto tecnologico e un ritorno per le imprese

Il primo report del Centro nazionale che promuove la partnership pubblico-privato

di Chiara Bussi

5' di lettura

I punti chiave

  • Biodiversità da problema a soluzione
  • Nuovo modello di sviluppo
  • Innovazione aperta e diffusa

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Ripartire dalla natura e puntare sul suo restauro, come succede con le opere d’arte. Anche qui l’Italia può giocare un ruolo di primo piano in Europa perché ha un patrimonio che non solo va custodito e difeso, ma valorizzato con un ritorno economico e un salto di qualità per il mondo delle imprese. E’ questa l’eredità del Forum nazionale per la biodiversità di Palermo che si è concluso mercoledì 22 maggio, giornata mondiale dedicata a questa tematica. A snocciolare i dati più aggiornati è il primo report annuale realizzato dal National biodiversity future center, il Centro nazionale per la biodiversità finanziato dal Pnrr con una dote da 320 milioni e in attività da circa un anno e mezzo proprio nel capoluogo siciliano.

L’Italia conta 1.782 specie esotiche infestanti e una percentuale di habitat degradati tra il 70 e il 75 per cento. Il 68% degli ecosistemi è in pericolo e il consumo di suolo ha raggiunto la velocità di 2,4 metri al secondo. Molte ombre, certo, ma alcune luci da cui ripartire. Il nostro Paese vanta un primato all’interno della Ue: oltre la metà delle specie vegetali e un terzo di quelle animali sono endemismi italiani, ovvero si trovano solo all’interno dei nostri confini. E si contano più di mille specie con sostanze bioattive che possono essere utilizzate dalle imprese in un’ottica di salvaguardia della biodiversità.

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Biodiversità da problema a soluzione

«La biodiversità, il mare e i territori costieri - spiega il presidente del Nbfc Luigi Fiorentino -definiscono il comune destino di tutti coloro che vivono intorno al Mediterraneo. La diplomazia scientifica è fondamentale per promuovere progetti di collaborazione tra scienza e tecnologia».

Troppe volte, dice Massimo Labra, direttore scientifico del Centro, «abbiamo vissuto la biodiversità come un problema, ma occorre ribaltare la prospettiva. La biodiversità è la soluzione. L’Italia è il Paese più biodiverso del Mediterraneo e abbiamo il dovere di generare valore da questo dono della natura. Nella biodiversità si nascondono nuovi farmaci, le piante per un’agricoltura più resiliente, le tecnologie per produrre materiali non inquinanti». Per questo, fa notare Labra, «le imprese devono comprendere che con la biodiversità si può fare profitto ed è uno dei principali motori di crescita e di occupazione nel nostro Paese». La biodiversità è una soluzione, si legge nel report, perché garantisce stabilità, resilienza e relazioni funzionali negli ecosistemi. Non solo. Mitiga gli effetti del cambiamento climatico e riduce l’impatto delle catastrofi naturali come le inondazioni, le ondate di calore e gli smottamenti. E’ volàno di giustizia ed equità sociale ed è strettamente connessa alla salute delle persone. Del resto dal 2022 la tutela della biodiversità è sancita anche dalla Costituzione con la modifica degli articoli 9 e 41 «nell’interesse delle future generazioni».

Proprio per spingere l’acceleratore con una partnership pubblico-privato nel settembre 2022 è stato creato il Nbfc per il monitoraggio, la conservazione, il ripristino e la valorizzazione della biodiversità italiana e mediterranea. Riunisce 49 enti tra università, centri di ricerca, grandi imprese e fondazioni. Per un totale di 2mila ricercatori, di cui oltre 600 giovani. L’impegno del nostro Paese in nome della biodiversità non è nuovo, ma mancava una struttura di coordinamento per valorizzare gli sforzi della ricerca e fare da ponte con le imprese e il territorio.

Nuovo modello di sviluppo

A creare le connessioni tra natura e mondo produttivo la tecnologia e la formazione giocano un ruolo chiave. Per migliorare la ricerca in biodiversità il Nbfc punta sulle tecnologie avanzate (elettronica, microelettronica, biotecnologia, robotica) per realizzare prototipi e implementare software. Nel 2023, inoltre, il Centro ha lanciato il primo dottorato nazionale sulla biodiversità che ha già 35 studenti attivi. L’obiettivo è formare esperti in biodiversità. Non solo. Un’intera aerea (spoke 8) è dedicata al supporto all’innovazione e al trasferimento tecnologico per facilitare l’approdo sul mercato delle scoperte scientifiche favorendo lo sviluppo di start up e aziende con un focus su ricerche innovative nel campo della biodiversità.

Un altro fronte è la trasformazione green delle città. Il Centro sta mettendo a punto un catalogo digitale di 100 soluzioni basate sulla natura che ridisegneranno i centri urbani. Edifici green, parchi, alberi, pareti e strade verdi per ridurre la temperatura, migliorare il trattamento dell’acqua e contribuire al benessere psicofisico delle persone. Passi avanti in nome del Green Deal Ue che prevede di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030.

Tutti progetti che puntano a raggiungere una sostenibilità doppia: gli investimenti nella biodiversità sostenuti dal Pnrr – si legge nel report – mirano a generare un ritorno tangibile sia in termini di tutela della natura sia economici. Questo si traduce in benefici duraturi per l’ambiente e la società, creando un modello di sviluppo che valorizza la biodiversità come motore della crescita sostenibile.

Innovazione aperta e diffusa

Il Centro pone le basi anche per il suo futuro. Lo fa con il cosiddetto biodiversity gateway, una porta tra ricerca e società dove il frutto dell’innovazione diventerà valore per cittadini, innovatori e enti. «Sarà la piattaforma – spiega il gateway designer Luca De Biase – per collegare la comunità scientifica con il sistema delle imprese, le amministrazioni pubbliche, i professionisti della conservazione della biodiversità e con la cittadinanza nel suo complesso». La sede del gateway sarà nell’area dell’ex istituto Roosevelt a Palermo, destinato a diventare un polo polifunzionale per la scienza che ospiterà ricerche all’avanguardia. «Grazie alla sua posizione privilegiata al centro del Mediterraneo – ha spiegato il rettore dell’università di Palermo Massimo Midiri – fornirà feedback fondamentali per indirizzare le strategie di conservazione e valorizzazione della biodiversità e rappresenterà una delle più grandi infrastrutture mediterranee per la scienza sulla biodiversità e gli ecosistemi».

Sul fronte europeo la cornice resta (per ora) la Strategia Ue per la biodiversità proposta dalla Commissione nel maggio 2020 e adottata dagli Stati membri nell’ottobre dello stesso anno. E’ invece ancora in stallo al Consiglio Ue il regolamento sulla Nature restoration law, uno dei testi chiave del Green Deal che mette nero su bianco e rende vincolanti gli impegni sanciti dall’Onu a Montreal nel 2022. La legge fissa tre grandi tappe per ripristinare il buono stato di salute di foreste, praterie, zone umide, fiumi ed ecosistemi marini: il 30% entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Particolari sforzi sono richiesti al settore agricolo e anche le città dovranno fare la loro parte in termini di spazi verdi e copertura arborea. Gli occhi sono puntati sul prossimo Consiglio Ue dei ministri dell’ambiente del 17 giugno, la settimana dopo il voto per il rinnovo dell’Europarlamento: undici Stati europei (Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Rep.Ceca, Lussemburgo, Estonia, Lituania, Danimarca, Slovenia e Cipro) hanno chiesto a gran voce una sua approvazione in quella data. L’Italia al momento è contraria.

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