Nuovo modello di sviluppo
A creare le connessioni tra natura e mondo produttivo la tecnologia e la formazione giocano un ruolo chiave. Per migliorare la ricerca in biodiversità il Nbfc punta sulle tecnologie avanzate (elettronica, microelettronica, biotecnologia, robotica) per realizzare prototipi e implementare software. Nel 2023, inoltre, il Centro ha lanciato il primo dottorato nazionale sulla biodiversità che ha già 35 studenti attivi. L’obiettivo è formare esperti in biodiversità. Non solo. Un’intera aerea (spoke 8) è dedicata al supporto all’innovazione e al trasferimento tecnologico per facilitare l’approdo sul mercato delle scoperte scientifiche favorendo lo sviluppo di start up e aziende con un focus su ricerche innovative nel campo della biodiversità.
Un altro fronte è la trasformazione green delle città. Il Centro sta mettendo a punto un catalogo digitale di 100 soluzioni basate sulla natura che ridisegneranno i centri urbani. Edifici green, parchi, alberi, pareti e strade verdi per ridurre la temperatura, migliorare il trattamento dell’acqua e contribuire al benessere psicofisico delle persone. Passi avanti in nome del Green Deal Ue che prevede di piantare 3 miliardi di alberi entro il 2030.
Tutti progetti che puntano a raggiungere una sostenibilità doppia: gli investimenti nella biodiversità sostenuti dal Pnrr – si legge nel report – mirano a generare un ritorno tangibile sia in termini di tutela della natura sia economici. Questo si traduce in benefici duraturi per l’ambiente e la società, creando un modello di sviluppo che valorizza la biodiversità come motore della crescita sostenibile.
Innovazione aperta e diffusa
Il Centro pone le basi anche per il suo futuro. Lo fa con il cosiddetto biodiversity gateway, una porta tra ricerca e società dove il frutto dell’innovazione diventerà valore per cittadini, innovatori e enti. «Sarà la piattaforma – spiega il gateway designer Luca De Biase – per collegare la comunità scientifica con il sistema delle imprese, le amministrazioni pubbliche, i professionisti della conservazione della biodiversità e con la cittadinanza nel suo complesso». La sede del gateway sarà nell’area dell’ex istituto Roosevelt a Palermo, destinato a diventare un polo polifunzionale per la scienza che ospiterà ricerche all’avanguardia. «Grazie alla sua posizione privilegiata al centro del Mediterraneo – ha spiegato il rettore dell’università di Palermo Massimo Midiri – fornirà feedback fondamentali per indirizzare le strategie di conservazione e valorizzazione della biodiversità e rappresenterà una delle più grandi infrastrutture mediterranee per la scienza sulla biodiversità e gli ecosistemi».
Sul fronte europeo la cornice resta (per ora) la Strategia Ue per la biodiversità proposta dalla Commissione nel maggio 2020 e adottata dagli Stati membri nell’ottobre dello stesso anno. E’ invece ancora in stallo al Consiglio Ue il regolamento sulla Nature restoration law, uno dei testi chiave del Green Deal che mette nero su bianco e rende vincolanti gli impegni sanciti dall’Onu a Montreal nel 2022. La legge fissa tre grandi tappe per ripristinare il buono stato di salute di foreste, praterie, zone umide, fiumi ed ecosistemi marini: il 30% entro il 2030, il 60% entro il 2040 e il 90% entro il 2050. Particolari sforzi sono richiesti al settore agricolo e anche le città dovranno fare la loro parte in termini di spazi verdi e copertura arborea. Gli occhi sono puntati sul prossimo Consiglio Ue dei ministri dell’ambiente del 17 giugno, la settimana dopo il voto per il rinnovo dell’Europarlamento: undici Stati europei (Irlanda, Germania, Francia, Spagna, Rep.Ceca, Lussemburgo, Estonia, Lituania, Danimarca, Slovenia e Cipro) hanno chiesto a gran voce una sua approvazione in quella data. L’Italia al momento è contraria.