Dal Mef nuove misure per tutelare imprese e professionisti dal rischio usura
Il decreto ministeriale, prossimo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale, prevede garanzie fino all’80% dei finanziamenti. Obbligo di restituzione di almeno il 25% dei prestiti precedenti
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Agevolare l’accesso al credito bancario per professionisti, microimprese e Pmi che versano in condizioni economiche precarie. Ed evitare che ricorrano a canali poco legali. È questo l’obiettivo del nuovo decreto del ministero dell’Economia e delle finanze che, vagliato da Ragioneria dello Stato e Corte dei conti tra marzo e aprile, dovrebbe essere prossimo alla pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il testo, tra le varie novità, prevede anche la riorganizzazione della dote finanziaria del Fondo antiusura per il 2026. Ma proviamo a capire nel dettaglio di cosa si tratta.
Sì alle erogazioni dirette dei confidi
Tra le novità più significative del decreto ministeriale spicca, sicuramente, il restyling del ruolo dei confidi. Si tratta, come è noto, di consorzi di garanzia collettiva dei fidi, organismi cooperativi che fanno da intermediari tra imprese e istituti bancari e facilitano l’ammissione ai prestiti senza necessità di garanzie personali. Con le nuove regole, i confidi potranno prestare denaro direttamente, bypassando l’obbligo, per il destinatario, di passare dalla banca.
Ovviamente ci sono dei requisiti da rispettare: questi organismi potranno erogare finanziamenti fino a 40mila euro per ogni singola operazione e ogni singola impresa. Non solo: le erogazioni dirette saranno legittime solo se effettuate entro la soglia del 40 per cento dei contributi a disposizione di ciascun consorzio. Fondi che non dovranno essere impegnati - al 31 dicembre dell’anno precedente all’operazione - nel Fondo speciale antiusura di riferimento.
Sono previsti anche diversi obblighi di trasparenza. Gli enti, infatti, dovranno adottare e pubblicare sul proprio sito web un regolamento in materia di credito che dia conto dei processi di concessione, gestione e monitoraggio del credito, evidenziando specifiche competenze e responsabilità. Non solo: nella nota integrativa dovranno essere documentate tutte le procedure di erogazione del credito effettuate usando le risorse del Fondo e l’impatto di queste operazioni sulla situazione patrimoniale, finanziaria ed economica dei Confidi coinvolti.
Più tutele sui prestiti bancari
L’impresa interessata può, però, continuare ad affidarsi anche ai circuiti più tradizionali, optando quindi per una richiesta di prestito alla banca. In questo caso, il decreto ministeriale rafforza le garanzie. Quelle messe a disposizioni da confidi, associazioni o fondazioni possono coprire fino all’80 per cento della somma di denaro concessa nel quadro di un’operazione finanziaria che non può superare l’importo di 150mila euro erogati a favore dei beneficiari e che può durare fino a massimo dieci anni. La garanzia non protegge soltanto il capitale iniziale prestato, ma anche gli interessi che maturano nel tempo e quelli in più dovuti a versamenti mancati o fatti in ritardo. Si tratta di una soluzione vincente per entrambe le parti: un incentivo per chi riceve il denaro e una protezione in più per chi lo presta.








