L’Iran rischia di diventare l’Alcatraz di Trump
di Giuliano Noci
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La storia dei diritti Lgbt+ in Italia è ancora una storia di assenze e vuoti. Niente matrimoni egualitari, nessuna legge che disciplini il riconoscimento dei figli delle coppie formate da persone dello stesso sesso, nessuna tutela specifica dai crimini d’odio. «Dal punto di vista culturale, la previsione di un istituto ad hoc come l’unione civile produce l’idea che le coppie dello stesso sesso abbiano meno diritti e minore dignità - spiega l’avvocata e attivista Cathy La Torre - ma la vera grande diseguaglianza rispetto al matrimonio sta nel fatto che l’istituto non contempla la genitorialità».
Un tasto dolente. «Un figlio nato da una coppia unita civilmente non è automaticamente figlio di quella coppia, bisogna andare davanti a un tribunale», sottolinea La Torre. «C’è un vuoto normativo mai colmato, nonostante sia la Cassazione sia la Corte costituzionale siano più volte intervenute nel chiedere al legislatore di regolamentare i figli nati da queste coppie. Di conseguenza, la figlia o il figlio nato da una coppia di due mamme o due papà avrà un genitore biologico che verrà immediatamente iscritto all’anagrafe. L’altro, con cui è nato il progetto genitoriale, dovrà invece rivolgersi a un tribunale per chiedere l’adozione in casi particolari, ex articolo 44 della legge 184/1983, che prevede la possibilità di adottare il figlio o la figlia del partner. Lì sta l’anomalia, e l’ipocrisia. Perché sono già figli di quella coppia».
Per l’avvocata, servirebbe un bagno di realtà: «Questi bambini esistono, lo Stato deve assicurare loro una tutela». Le cose si complicano per i padri che ricorrono all’estero alla gestazione per altri. «Non voglio parlare di ciò che in Italia è severamente vietato dalla legge- dice La Torre - e non credo che questo Paese abbia tra le sue priorità una legge sulla Gpa». Pratica a cui, ricorda, fanno ricorso «al 90% coppie eterosessuali sterili». Più opportuno sarebbe riformare la legge sull’adozione «per permettere anche a singole e singoli e a tutte le coppie, senza distinzione, eterosessuali o omosessuali, conviventi o sposate, di adottare, perché in Italia ci sono circa 13.500 bambini in casa famiglia in attesa di un affido».
Allo stesso modo, «abbiamo l’esigenza di estendere la legge Mancino, secondo cui quando una persona viene picchiata, aggredita o discriminata in base alla sua religione o alla sua provenienza, quindi quando il movente è di tipo etnico, razziale o religioso, la pena per quel reato è aumentata. Ma soltanto quei gruppi di persone meritano una protezione rafforzata?». La strada giusta, per La Torre, è quella di ampliarla in modo netto: «Non mi piace la parcellizzazione delle diversità. Vorrei una legge che stabilisse che chiunque venga aggredito per una caratteristica personale, compreso un corpo non conforme, è protetto maggiormente dallo Stato».
Insieme alle mancanze, ci sono le lotte intorno alle parole. A maggio ha fatto discutere la decisione del Governo italiano di non sottoscrivere, insieme ad altri otto Paesi, la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità Lgbt+ presentata dalla presidenza di turno belga. «Siamo a favore dell’inclusione e contro la transfobia – ha chiarito la ministra Eugenia Roccella – ma quel documento parla di “espressione di genere”». E davanti alla possibilità di legittimare la comunicazione all’esterno del genere autopercepito l’Esecutivo Meloni si è fermato, in difesa del «binarismo sessuale»: «Qui si cerca di negare la biologia - ha commentato Roccella - l’identità maschile e femminile che tante ingiustizie ha prodotto nel mondo, in particolare ai danni delle donne».