Carriere

Dal curriculum alla valutazione della personalità fino all’AI: il futuro della ricerca di lavoro

Come l'intelligenza artificiale sta influenzando il processo di selezione del personale e quali sono le strategie migliori per adattarsi a questa tendenza

di Gianni Rusconi

Come scrivere il proprio curriculum vitae

3' di lettura

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Le organizzazioni che ricorrono alle valutazioni della personalità del candidato nel processo di selezione del personale sono in aumento: una tendenza ormai matura, che “costringe” chi è in cerca di lavoro ad assumere questo approccio a pratica diffusa e a prepararsi di conseguenza. Nell’era dell’intelligenza artificiale e degli strumenti basati su algoritmi che stanno trasformando il mondo del lavoro e le modalità di recruitment, gli esperti di Hogan Assessments, una multinazionale americana specializzata nel campo della selezione e dello sviluppo dei talenti, hanno evidenziato una serie di consigli pratici per trovare più facilmente lavoro nel 2025 e fra questi, guarda caso, c’è per l’appunto il suggerimento che rimanda al tema della valutazione della personalità.

Fingere di essere quello che non si è durante la fase di scouting, in altre parole, apre al rischio di non risultare adatti per l’organizzazione e, nondimeno, che la stessa organizzazione possa non essere quella più adatta alle caratteristiche e per le aspettative del candidato. Ecco come Ryne Sherman, Chief Science Officer di Hogan Assessments, inquadra lo scenario sopra descritto, spaziando dalle soft skill maggiormente ricercate all’impatto e al ruolo giocato dall’intelligenza artificiale sulla gestione delle risorse umane.

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Una sua valutazione generale sull’impatto dell’AI nel processo di recruiting: ha portato fino a oggi più benefici o criticità? 

L’intelligenza artificiale, nel suo significato più ampio, ha reso il processo di selezione del personale più efficiente. Oggi è più semplice identificare talenti potenziali per un ruolo specifico e valutare l’idoneità di un candidato per una posizione. Tuttavia, questo progresso presenta alcune criticità. L’integrazione dell’AI nelle attività di recruitment comporta il rischio di rafforzare pregiudizi e stereotipi imprecisi. Gli strumenti di intelligenza artificiale, infatti, vengono spesso addestrati sui comportamenti umani, che sono notoriamente influenzati da bias. E di conseguenza, un’AI formata su dati distorti rischia di amplificarli ulteriormente.

Parliamo di personality assessments: i candidati della Gen Z sono portati a snaturare la propria personalità, enfatizzando le competenze tecniche e digitali, per essere maggiormente attrattivi?

Non abbiamo riscontrato alcuna evidenza che i candidati di una generazione siano più o meno propensi a modificare la propria personalità per adattarsi a un determinato ruolo o posizione. In realtà, abbiamo rilevato che l’appartenenza generazionale influisce in misura molto limitata, meno del 5% per la precisione, sui risultati delle valutazioni della personalità. Per fare un ulteriore confronto, l’età ha un impatto di circa il 12%, mentre le caratteristiche individuali rappresentano il 77%. In generale, l’onestà in un curriculum porta più lontano di quanto non si creda e crea le basi per instaurare un rapporto di fiducia con i potenziali datori di lavoro e apre la strada per contribuire al nuovo ruolo in modo significativo.

Quali sono i parametri più importanti che applica oggi un recruiter per valutare le soft skill di un candidato? 

Le competenze trasversali vengono valutate tramite strumenti psicometrici ben validati e strutturati, in grado di misurare la probabilità che un candidato dimostri queste competenze in ambito lavorativo attraverso un’analisi rapida di 15-20 minuti. I recruiter, in genere, cercano profili con capacità di adattamento e di problem-solving, di collaborare efficacemente, di lavorare con impegno e produttività e di apprendere rapidamente nuove competenze sul posto di lavoro. Dare risalto alle soft skill fornendo degli esempi specifici nella lettera di presentazione o nei colloqui, dal lato del candidato, può aiutare a dimostrare non solo che si è adatti al ruolo, ma anche che si può contribuire in modo prezioso alla cultura aziendale. E tali capacità non solo sono essenziali per il successo in qualsiasi ruolo ma sono anche particolarmente apprezzate dai datori di lavoro.

E come può essere di aiuto AI in questo compito?

L’intelligenza artificiale può supportare i recruiter nell’identificare rapidamente i candidati che possiedono le competenze e l’esperienza richieste, interpretando i risultati delle valutazioni e sintetizzando le informazioni presenti nei curriculum.

Nell’era della Gen AI cambierà radicalmente anche il modo di scrivere e leggere i curriculum? Siamo sicuri che lo sarà in meglio?

Senza dubbio, l’intelligenza artificiale sta influenzando sia la creazione che l’analisi dei curriculum. Un responsabile delle assunzioni o un recruiter ha spesso bisogno di conoscere 3-5 aspetti chiave di un candidato per valutare se è adatto o meno a una determinata posizione. Allo stesso modo, è consigliabile che i candidati utilizzino l’AI per personalizzare e ottimizzare i propri curriculum in base alle offerte di lavoro, partendo da una versione generica, oppure per allenarsi a rispondere alle domande dei colloqui e fare ricerche sulle aziende per essere più pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno. Suggerisco, in proposito, di creare un curriculum generico che metta in evidenza competenze, punti di forza ed esperienze, per poi utilizzare strumenti di intelligenza artificiale che lo adattino alle specifiche richieste di ogni posizione a cui si intende candidarsi.

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