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Ascoltalo oradi Giulia Paganoni
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Due giorni nel deserto dell’Arabia Saudita per assistere alla Dakar2023, una gara storica e unica nel suo genere dietro a cui c’è una passione incontenibile da parte degli equipaggi, dei membri del team nonché degli organizzatori e di tutti gli addetti ai lavori.
Il rally raid Dakar ha una lunga storia durante la quale fatti politici e storici ne hanno determinato l’evoluzione. Infatti, nasce nel 1979 come Parigi-Dakar e negli anni il percorso subisce variazioni fino al 2008 quando gli organizzatori, a causa dei conflitti e dei relativi permessi, sono costretti a lasciare il continente africano per trasferirsi in Sud America scrivendo parte della propria storia in Argentina, Cile, Perù e Bolivia. Nell’edizione del 2020 ha avuto inizio il terzo capitolo della Dakar che si è trasferita in Arabia Saudita. Questa infatti del 2023 è la quarta edizione in queste dune sabbiose.
Abbiamo avuto modo di parlare con alcuni organizzatori dell’evento che ci hanno spiegato che ben sei mesi prima della manifestazione vengono fatti i primi sopralluoghi e da qui vengono percorsi circa tre passaggi per definire tutti i dettagli. E, una volta arrivati sotto data, una manciata di giorni prima della tappa, gli organizzatori ripercorrono la strada e annotano (nel caso ci fossero) correzioni o cambi di percorso dovuti a cambiamenti di natura climatica. Ne è un esempio quanto accaduto nel day6 (di cui abbiamo seguito il brefing), quando, dopo alcuni giorni di piogge torrenziali, la direzione gara si è vista costretta a cambiare parte del percorso e dell’allocazione del bivacco a causa di allagamenti.
Per chi vuole conoscere più dettagli possibili sulla Dakar, consigliamo di andare a visitare il bivacco. Una sorta di Service Park, dove i team sono posizionati per fare interventi di natura meccanica ai mezzi dopo le centinaia di chilometri percorsi e dove gli equipaggi s’incontrano, scambiano opinioni, vanno nel tendone principale a mangiare e dove alcuni di questi dormono, che sia in camper o in tenda. Non esiste obbligo per i piloti di dormire qui; infatti, alcuni optano per la soluzione più comoda come un hotel nelle vicinanze. Cosa che non è possibile per i meccanici dato che devono lavorare e preferiscono sfruttare al massimo le ore di sonno chiudendo gli occhi in tenda a fianco delle auto da gara.
Noi siamo stati al bivacco di Ha’il posizionato poco distante dell’aeroporto della città araba. Un luogo affascinante, dove alla sera viene fatto il briefing con i piloti per premiare con una medaglia i vincitori di ciascuna categoria e dare qualche indicazione sul percorso che i piloti devono affrontare il giorno seguente.