Controlli

Dai rifiuti tessili ai filati senza tracciabilità: sequestri a Napoli e Prato

Controlli serrati hanno smascherato spedizioni irregolari di rifiuti tessili e filati senza etichettatura corretta, con denunce e sequestri per violazioni delle normative di sicurezza e tracciabilità

di Davide Madeddu

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Dai rifiuti tessili, ai filati senza alcuna tracciabilità. Tra porti e magazzini, è scattata la stretta con controlli e, in qualche caso, sequestri. L’ultimo, in ordine di tempo è quello al porto di Napoli dove i funzionari dell’Ufficio Agenzia Dogane e Monopoli di Napoli, assieme ai militari del Comando Provinciale della

Guardia di Finanz hanno sequestrato diversi container, destinati in Nigeria, contenenti 1,3 tonnellate i rifiuti tessili, classificati come rifiuti speciali non pericolosi, che, «sulla base della documentazione accompagnatoria, avrebbero dovuto contenere, invece, oggettistica da rigattiere».

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I controlli ai container

Nel corso dell’operazione sono state denunciate anche due persone. Il sequestro è scattato dopo una serie di controlli e verifiche in cui i funzionari dell’Ufficio Adm e i Finanzieri hanno individuato sacchi contenenti indumenti, scarpe e borse usate, «provenienti dall’attività di raccolta nei centri urbani, classificabili come rifiuti tessili in quanto non sottoposti ai prescritti processi di selezione e igienizzazione». Non solo.«L’analisi della documentazione esibita dalle parti - fanno sapere dalla Guardia di Finanza con una not - ha consentito di accertare che, le due società che avevano organizzato la spedizione dei contenitori, non risultavano disporre delle necessarie autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti».

Fari accensi anche in altri Paesi Ue

Da tempo Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane hanno acceso i riflettori sul commercio di merce dichiarata di seconda mano, invece di essere classificata come rifiuto tessile. Un fatto sottolineato al termine dell’operazione “Jco Demeter XI” portata avanti per l’Italia dalla Guardia di Finanza e a cui hanno partecipato anche le dogane degli altri Paesi.

A Prato operazione sui filati

A Prato, ma è cronaca dei giorni scorsi, nell’operazione Legal Trade, focalizzata sul controllo delle filiere di importazione dei prodotti di origine extra-UE commercializzati dai rivenditori all’ingrosso del distretto, i militari della Guardia di Finanza, in due punti vendita di un’impresa specializzata nella vendita di filati per l’industria hanno posto sotto sequestro 246.860 rocche di filato per utilizzo industriale della lunghezza di 15 mila metri ciascuna. I pezzi, secondo la ricostruzione dei militari, avrebbero riportato «etichette indicanti unicamente il luogo di produzione (Cina), senza specificare i necessari dettagli riferiti ai soggetti qualificabili come importatore e o distributore della merce, obbligatoriamente previsti dal Codice del Consumo».

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Indicazioni assenti

Non solo, « Inoltre, anche con riferimento alla composizione tessile dei filati - scrive la Guardia di Finanza in una nota - è stata rilevata l’assenza delle indicazioni minime previste ai fini della corretta qualificazione del materiale di cui era composta ciascuna rocca, in violazione delle vigenti normative comunitarie di settore». Per i responsabili dell’azienda la segnalazione alla Camera di Commercio per «l’avvio delle azioni sanzionatorie e delle procedure di regolarizzazione delle etichettature, imponendo la formale emersione della filiera di approvvigionamento».

La tracciabilità

«La normativa in materia di tracciabilità e corretta etichettatura dei prodotti tessili - sottolineano dalla Guardia di Finanza - assolve il duplice fine di garantire i requisiti di sicurezza ed il rispetto delle normative fiscali in materia di importazione e rivendita a livello nazionale. I controlli della Guardia di finanza sui principali operatori all’ingrosso, dunque, sono rivolti colpire a monte le filiere di approvvigionamento degli operatori del settore tessile che, nell’ottica di abbattere i costi di produzione, impiegano materiali privi dei requisiti di sicurezza e tracciabilità esponendo ai conseguenti rischi i consumatori finali e promuovendo schemi di concorrenza sleale ai danni delle imprese che si approvvigionano da filiere regolari».

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