Trasporti

Dai miraggi Alitalia e Air Italy alla stagione delle partnership

Negli ultimi 10 anni si sono alternate due fasi: ciascuna con un diverso approccio

di Marco Barlassina

 Adobe stock

2' di lettura

English Version

2' di lettura

English Version

C’è un prima e un dopo quando si considera la presenza degli Stati del Golfo nel settore dei trasporti e della logistica italiano. Una prima fase è stata quella delle maxi-acquisizioni e del successivo disimpegno. La seconda è quella che privilegia la logistica industriale, il trasporto merci e la gestione di terminal portuali, prevalentemente in partnership con grandi gruppi globali o istituzioni italiane.

In mezzo, la comprensione che le difficoltà specifiche del mercato italiano rendono complicato perseguire l’obiettivo di creare hub europei sul territorio, in linea con la preferenza per asset “gateway”, capaci cioè di aprire la porta all’intercettazione di traffici su larga scala.

Loading...

Gli Emirati avevano provato questa strada nel 2014 con l’ingresso di Etihad Airways in Alitalia (con una quota del 49%) per il rilancio, all’epoca fallito, della compagnia, uscendone solo tre anni dopo. Del piano faceva parte anche l’idea di rafforzare Fiumicino trasformandolo nell’hub italiano del vettore, sul modello di ciò che successivamente la Qatar Investment Authority e il fondo saudita Pif avrebbero centrato entrando nel capitale dell’aeroporto londinese di Heathrow.

Risale invece al periodo 2017-2020 l’ingresso di Qatar Airways nel capitale della compagnia italiana Meridiana e la nascita di Air Italy, progetto poi sfumato con la liquidazione nel 2020.

La doppia scottatura ha mutato lo scenario: i deal da titoli dei quotidiani hanno lasciato il posto ad acquisizioni di quote di minoranza e soprattutto alla preferenza verso joint venture e partnership per lo sviluppo e la gestione di infrastrutture logistiche e di trasporto. Frutto, queste ultime, anche delle intese miliardarie siglate in anni recenti tra l’Italia e i governi del Golfo, come quello con gli Emirati (citato nell’articolo a lato) o quello di inizio 2025 con l’Arabia Saudita sulla smart mobility, che ha creato una cornice per la cooperazione nelle tecnologie avanzate relative a trasporti, mobilità urbana, ferrovie, porti, aeroporti e hub logistici. Testimonianza di questo orientamento sono alcune operazioni, come quella dell’emiratina Jetex, società di servizi aeroportuali per viaggiatori d’affari e leisure, che nel 2025 ha siglato un memorandum d’intesa con F2i per una partnership finalizzata al potenziamento dei servizi di aviazione privata. O ancora l’operazione con cui Dp World, tra i principali operatori portuali al mondo e parte del conglomerato Dubai World, che opera in Europa attraverso la Dp World Logistics Europe, ha stretto a inizio 2025 una joint venture con Arcese Trasporti per attività nella logistica dei componenti auto.

Si contano solo poche eccezioni a tale approccio. Una è quella di Smeralda Holding, società italiana interamente controllata da Qatar Investment Authority e proprietaria dei principali asset turistici a cinque stelle della Costa Smeralda, che ha in portafoglio la Marina di Porto Cervo, porto turistico per yacht e superyacht.

E proprio dall’acqua potrebbero emergere le prossime novità. Secondo indiscrezioni raccolte da Il Sole 24 Ore, Abu Dhabi Ports, avrebbe infatti un interesse per un investimento in Italia.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti