I numeri della disinformazione e l’Ai
«Gli articoli generati dall’intelligenza artificiale spesso riassumono o riscrivono contenuti prodotti da altre fonti». Lo ha scritto l’associazione NewsGuard, che da tempo valuta l’affidabilità dei siti di notizie di tutto il mondo, al termine di un report che ha identificato da maggio 2023 a febbraio di quest’anno 725 siti web di notizie e informazioni generate dall’intelligenza artificiale, senza alcuna supervisione umana, e ne sta monitorando l’attività di produzione di false narrazioni con il suo AI Tracking Center.
Per quanto riguarda gli appuntamenti elettorali, in agosto gli analisti di NewsGuard hanno identificato 104 narrazioni false diffuse sui social network e individuato 240 siti che hanno contribuito a farle circolare online. Nelle settimane immediatamente successive alle elezioni americane del 2020, hanno identificato 166 siti che diffondevano misinformazione sul voto. Queste affermazioni false sono ancora in circolazione tre anni dopo.
Le soluzioni tecnologiche e il buon senso
Esistono da tempo strumenti di data journalism online e consigli per svelare la fonte di una notizia o, per esempio, per scoprire i metadati di una foto. I produttori di intelligenza artificiale generativa hanno promesso l’introduzione di bollini per rendere riconoscibili i propri contenuti. Il Wall Street Journal, a inizio agosto, ha rivelato che OpenAI avrebbe sviluppato un software in grado di stabilire con una precisione del 99,9% se un testo è stato prodotto da una macchina oppure da una persona in carne e ossa. Secondo le fonti del giornale statunitense, il rischio di rilasciare questi watermark è quello di cannibalizzare una parte del business dell’AI generativa. Tuttavia, sul fronte della generazione di video e immagini, quasi tutti i giganti dell’AI hanno inserito filtri per rendere impossibile la creazione di immagini con personaggi pubblici.
Tutte le immagini generate da Imagen 3, il modello AI di Google, sono marchiate con lo strumento di filigrana SynthID, che inserisce una filigrana digitale direttamente nei pixel dell’immagine, rendendola rilevabile per l’identificazione ma impercettibile all’occhio umano. In prospettiva, sarà sempre più complicato generare immagini fake “dal basso” senza competenze informatiche e con gli strumenti più popolari di generazione di AI.
Il deep fake, ricordiamo, è un fenomeno che precede l’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa. Per non cadere preda di queste bufale, sarà quindi necessaria una maggiore alfabetizzazione in tema di AI, ma soprattutto tanto buon senso. Del resto, se credi davvero che Kamala Harris sia un’esponente del comunismo sovietico, non è colpa dell’AI.