Dai dazi un conto da 7 miliardi per il made in Italy: vince chi cambia
Il bello e ben fatto non basta più, per superare la crisi centrali storia e identità delle aziende familiari insieme a tecnologia e sostenibilità
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I punti chiave
- Le imprese familiari il perno delle esportazioni verso gli Usa da 67 miliardi di euro
- Il rallentamento in Cina e la crisi energetica hanno già messo a dura prova il sistema
- Tradizioni e artigianalità da coniugare con tecnologia e sostenibilità
- Il tessuto imprenditoriale familiare italiano al bivio
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“Il rischio più grande? Non il cambiamento, ma l’immobilismo. Perché nel mondo di oggi, come ci ha insegnato Darwin, non è più il più forte a sopravvivere, ma il più capace di adattarsi”. Con l’incognita dazi che si profila all’orizzonte per il tessuto delle imprese familiari che sono la trama dell’economia italiana, prova a disegnare una strada Emanuela Prandelli, docente di Fashion & Luxury Management dell'Università Bocconi.
Da dieci anni la crescita del made in Italy in Usa sembrava inarrestabile
“Il Made in Italy e le nostre pmi hanno davanti a sé una sfida epocale, ma anche un’opportunità straordinaria. Se sapranno reinventarsi, se saranno capaci di abbracciare il futuro senza perdere la propria identità, potranno non solo sopravvivere, ma addirittura rafforzarsi”, dice. Secondo l'osservatorio economico sui mercati esteri del governo, le esportazioni dell’Italia verso gli Stati Uniti sono arrivate a oltre 67 miliardi. Non solo moda, anche agroalimentare, farmaceutica, meccanica volano oltreoceano. Tutti settori nei quali le aziende familiari sono un caposaldo del made in Italy. “Questo patrimonio è fondato su una rete di imprese che si tramandano conoscenze e competenze di generazione in generazione, creando prodotti fondamentali per trainare le nostre esportazioni. Dalle botteghe artigiane del rinascimento alle maison di lusso, l’Italia ha costruito la sua reputazione su un’idea di eccellenza che sembrava inattaccabile”, ricorda Emanuela Prandelli.
Negli ultimi dieci anni, dal 2013, le esportazioni italiane verso gli States sono costantemente aumentate, con l’unica eccezione del 2020 per l’effetto della pandemia. Solo guardando alla moda, nel 2024 quello americano è stato il terzo mercato dell’export italiano con 3.685 milioni di euro solo da gennaio ad agosto. “I dazi americani annunciati dall'amministrazione Trump potrebbero avere conseguenze significative per le produzioni italiane, l'export italiano potrebbe subire una contrazione che potrebbe arrivare fino al 16%, con un costo per l'industria stimato tra 4 e 7 miliardi di euro e la previsione di una possibile perdita di decine di migliaia di posti di lavoro”, lo scenario che si profila dai dati Bocconi.
Storia e identità il punto di forza delle imprese familiari italiane


