Tensioni che si innestano su uno scenario già complesso, tanto che il modello e il fascino italiano potrebbero non bastare. “Le pressioni che oggi incombono sul Made in Italy arrivano da più fronti. Lo scacchiere geopolitico si è trasformato in un campo minato. Le tensioni in Ucraina e Medio Oriente hanno fatto aumentare i costi dell’energia e delle materie prime, mettendo a dura prova intere filiere produttive. Il rallentamento della Cina, un mercato che fino a ieri sembrava inesauribile, sta riducendo la domanda di beni di lusso”, ricorda Prandelli, “oggi non basta più offrire un prodotto bello e ben fatto: serve una storia, un valore, un’identità”.
Un modello che incarna il mondo del fashion e che potrebbe valere per l’intero sistema: “il mondo del lusso e della moda è passato dalla ricerca di aspirazionalità semplicemente ancorata all’alto prezzo, al bisogno di ispirazionalità, di scelte legate in primis ai valori che il brand incarna. Le nostre aziende familiari radicano il loro modello di business in questo terreno e partono in qualche modo avvantaggiate dalla legittimazione che viene dal loro passato”.
Senza tecnologia e sostenibilità non si vince
Un punto di partenza privilegiato, che, però, deve sapersi evolvere e restare al passo coi tempi. Sostenibilità e tecnologia non sono più solo ipotesi. “Come sostiene il presidente di una delle imprese familiari più importanti del nostro Paese, Diego Della Valle, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è destinata a cambiare ogni aspetto del lavoro, l’alimentazione dell’intelligenza artigianale diventa una delle leve strategiche più importanti per la sopravvivenza delle imprese familiari che ruotano intorno all’ecosistema del made in Itali eccellente. La rivoluzione tecnologica anche per le nostre imprese familiari dei cosiddetti settori ad alto contenuto simbolico, come appunto la moda, il design, il lusso non è più una scelta”, dice da esperta del settore moda, già da mesi sotto pressione.
"L’innovazione, la tecnologia e la cultura del dato assumono un ruolo centrale anche nei settori creativi, dove fare squadra diventa sempre più importante, dove la logica del distretto è sempre più spesso tagliata trasversalmente da quella degli aggregatori industriali che mettono a fattor comune singole imprese, prevalentemente nella fase del passaggio generazionale, per ridisegnarne i modelli manageriali e proiettare il portafoglio loro clienti sullo scacchiere internazionale".