Tensioni commerciali

Dai dazi un conto da 7 miliardi per il made in Italy: vince chi cambia

Il bello e ben fatto non basta più, per superare la crisi centrali storia e identità delle aziende familiari insieme a tecnologia e sostenibilità

di Anna Migliorati

4' di lettura

I punti chiave

  • Le imprese familiari il perno delle esportazioni verso gli Usa da 67 miliardi di euro
  • Il rallentamento in Cina e la crisi energetica hanno già messo a dura prova il sistema
  • Tradizioni e artigianalità da coniugare con tecnologia e sostenibilità
  • Il tessuto imprenditoriale familiare italiano al bivio

4' di lettura

“Il rischio più grande? Non il cambiamento, ma l’immobilismo. Perché nel mondo di oggi, come ci ha insegnato Darwin, non è più il più forte a sopravvivere, ma il più capace di adattarsi”. Con l’incognita dazi che si profila all’orizzonte per il tessuto delle imprese familiari che sono la trama dell’economia italiana, prova a disegnare una strada Emanuela Prandelli, docente di Fashion & Luxury Management dell'Università Bocconi.

Da dieci anni la crescita del made in Italy in Usa sembrava inarrestabile

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“Il Made in Italy e le nostre pmi hanno davanti a sé una sfida epocale, ma anche un’opportunità straordinaria. Se sapranno reinventarsi, se saranno capaci di abbracciare il futuro senza perdere la propria identità, potranno non solo sopravvivere, ma addirittura rafforzarsi”, dice. Secondo l'osservatorio economico sui mercati esteri del governo, le esportazioni dell’Italia verso gli Stati Uniti sono arrivate a oltre 67 miliardi. Non solo moda, anche agroalimentare, farmaceutica, meccanica volano oltreoceano. Tutti settori nei quali le aziende familiari sono un caposaldo del made in Italy. “Questo patrimonio è fondato su una rete di imprese che si tramandano conoscenze e competenze di generazione in generazione, creando prodotti fondamentali per trainare le nostre esportazioni. Dalle botteghe artigiane del rinascimento alle maison di lusso, l’Italia ha costruito la sua reputazione su un’idea di eccellenza che sembrava inattaccabile”, ricorda Emanuela Prandelli.

Negli ultimi dieci anni, dal 2013, le esportazioni italiane verso gli States sono costantemente aumentate, con l’unica eccezione del 2020 per l’effetto della pandemia. Solo guardando alla moda, nel 2024 quello americano è stato il terzo mercato dell’export italiano con 3.685 milioni di euro solo da gennaio ad agosto. “I dazi americani annunciati dall'amministrazione Trump potrebbero avere conseguenze significative per le produzioni italiane, l'export italiano potrebbe subire una contrazione che potrebbe arrivare fino al 16%, con un costo per l'industria stimato tra 4 e 7 miliardi di euro e la previsione di una possibile perdita di decine di migliaia di posti di lavoro”, lo scenario che si profila dai dati Bocconi.

Storia e identità il punto di forza delle imprese familiari italiane

Tensioni che si innestano su uno scenario già complesso, tanto che il modello e il fascino italiano potrebbero non bastare. “Le pressioni che oggi incombono sul Made in Italy arrivano da più fronti. Lo scacchiere geopolitico si è trasformato in un campo minato. Le tensioni in Ucraina e Medio Oriente hanno fatto aumentare i costi dell’energia e delle materie prime, mettendo a dura prova intere filiere produttive. Il rallentamento della Cina, un mercato che fino a ieri sembrava inesauribile, sta riducendo la domanda di beni di lusso”, ricorda Prandelli, “oggi non basta più offrire un prodotto bello e ben fatto: serve una storia, un valore, un’identità”.

Un modello che incarna il mondo del fashion e che potrebbe valere per l’intero sistema: “il mondo del lusso e della moda è passato dalla ricerca di aspirazionalità semplicemente ancorata all’alto prezzo, al bisogno di ispirazionalità, di scelte legate in primis ai valori che il brand incarna. Le nostre aziende familiari radicano il loro modello di business in questo terreno e partono in qualche modo avvantaggiate dalla legittimazione che viene dal loro passato”.

Senza tecnologia e sostenibilità non si vince

Un punto di partenza privilegiato, che, però, deve sapersi evolvere e restare al passo coi tempi. Sostenibilità e tecnologia non sono più solo ipotesi. “Come sostiene il presidente di una delle imprese familiari più importanti del nostro Paese, Diego Della Valle, in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale è destinata a cambiare ogni aspetto del lavoro, l’alimentazione dell’intelligenza artigianale diventa una delle leve strategiche più importanti per la sopravvivenza delle imprese familiari che ruotano intorno all’ecosistema del made in Itali eccellente. La rivoluzione tecnologica anche per le nostre imprese familiari dei cosiddetti settori ad alto contenuto simbolico, come appunto la moda, il design, il lusso non è più una scelta”, dice da esperta del settore moda, già da mesi sotto pressione.

"L’innovazione, la tecnologia e la cultura del dato assumono un ruolo centrale anche nei settori creativi, dove fare squadra diventa sempre più importante, dove la logica del distretto è sempre più spesso tagliata trasversalmente da quella degli aggregatori industriali che mettono a fattor comune singole imprese, prevalentemente nella fase del passaggio generazionale, per ridisegnarne i modelli manageriali e proiettare il portafoglio loro clienti sullo scacchiere internazionale".

Come non rinviabile è la sostenibilità: “un imperativo categorico. Non basta dichiarare di essere green, bisogna dimostrarlo con processi trasparenti, materiali innovativi, produzioni a impatto ridotto. Le nuove generazioni scelgono con la testa e con il cuore e il valore etico di un prodotto è diventato un fattore determinante nell’acquisto”, avverte Prandelli.

Il cambio di paradigma

Vero è che “le competenze umane rimangono il vero capitale. E in un contesto dove l’artigianalità è spesso il primo cardine dell’autenticità del prodotto, continuare a preservarle ed alimentarle diventa ancora più importante”, ricorda. Quello che da sempre è il tratto distintivo non solo delle pmi italiane, ma delle aziende ancorate all’imprenditoria che è insieme famiglia.

“Di fronte a questa tempesta perfetta, il Made in Italy ha due possibilità: subirla o cavalcarla”. La diversificazione dei mercati è il primo passo, ma non è solo questione di mercati. Per il tessuto familiare dell’economia italiana siamo “di fronte a un momento tra i più complessi e decisivi della sua storia. Non è solo una questione economica, non è solo una crisi passeggera da superare con qualche aggiustamento: è un vero e proprio cambiamento di paradigma. Il mondo intorno a noi si sta trasformando a una velocità che non lascia spazio a esitazioni. Chi si ferma, chi rimane ancorato a vecchie certezze, è destinato a essere travolto. Chi invece saprà leggere il futuro, avrà nelle mani il potere di ridisegnarlo”, dice Emanuela Prandelli.

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