Dai data center alle macchine exascale, il futuro del computing è «as a service»
L’It si sposta verso infrastrutture intelligenti, flessibili e ad altissima scalabilità. Lenovo: «L’Hpc diventa mainstream per l’azienda»
di Gianni Rusconi
4' di lettura
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Le tecnologie hyperscale utilizzate delle grandi BigTech come Facebook, Google e Microsoft e la transizione accelerata verso i servizi cloud di moltissime aziende in risposta alla discontinuità operativa dettata dalla pandemia: questi i motori degli investimenti in data center in questa prima parte del 2022 e soprattutto per tutto il 2021, quando la spesa su scala mondiale in questo comparto è praticamente raddoppiata, sfiorando il tetto dei 60 miliardi di dollari.
Lo sottolinea uno studio recente di Dla Piper, confermando la tendenza al rialzo di un segmento sempre più critico per l'economia mondiale e legato a filo doppio al tema della sostenibilità e della sicurezza energetica.
Un settore, quello dei data center, che in parallelo sta conoscendo una profonda evoluzione dal punto vista tecnologico, rimodellando il vecchio concetto di server farm e sposando quello (di più ampia visione) di infrastrutture It intelligenti, flessibili e ad altissima scalabilità.
L'Hpc cambia pelle
Il paradigma della “servitizzazione”, e cioè il modello che trasforma la vendita di beni e prodotti in una fornitura di servizi (in abbonamento pay-per-use), ha interessato da tempo anche il mondo dell'informatica, offrendo alle aziende utenti la possibilità di ottimizzare i costi eliminando la spesa per l'acquisto e la gestione degli apparati hardware.
Oggi, in forma di servizio, si può accedere anche alla potenza del supercalcolo con un'esperienza simile a quella del cloud e lo dimostra la disponibilità sul mercato di soluzioni come TruScale High Performance Computing as a Service di Lenovo.


