I medici di medicina generale: Covid hotel non è ospedale, solo pazienti stabili
La proposta ha destato alcune perplessità tra i medici. Il vice segretario nazionale della Federazione dei medici di Medicina Generale (Fimmg) Pier Luigi Bartoletti ha sottolineato che «il Covid hotel è un domicilio, non un ospedale. Una struttura protetta rispetto a casa per quei pazienti che non hanno supporto sociale o familiare. Ma le regole d'ingaggio - ha continuato - devono essere chiare: ci possono entrare solo persone con un quadro clinico stabilizzato e che non necessitano di reparti di degenza anche se a bassa intensità». Secondo Bartoletti ai Covid hotel devono avere accesso solo assistiti già dimessi, anche se ancora con polmonite o positivi al virus, oppure persone che non hanno un quadro clinico grave. «L'organizzazione di queste strutture deve prevedere turni di controllo con medico, infermiere e assistente socio-sanitario», ha aggiunto Bartoletti.
Cure a casa mai decollate
Quanto invece al secondo approccio, la situazione degli ospedali è al limite, anche perchè le cure a casa dei pazienti Covid non gravi non sono mai davvero “decollate” e le Unità di continuità assistenziale (Usca), pilastro dell’assistenza domiciliare previste dal decreto Cura Italia, sono in realtà ancora presenti a macchia di leopardo sul territorio. Insomma, le difficoltà non mancano e i pazienti a domicilio si trovano ora a dover fare i conti anche con un'altra emergenza: dal territorio sono state segnalate carenze nella disponibilità di bombole di ossigeno nelle farmacie per le cure domiciliari di pazienti Covid.
In arrivo protocollo ma perplessità dei medici
Sarebbe in dirittura d'arrivo il protocollo per le cure a casa dei pazienti Covid, annunciato dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli. La bozza del documento, stando a quanto si è appreso, sarebbe già pronta. Vi sarebbero però delle perplessità da parte dei medici di famiglia, sulla base delle indiscrezioni circolate, in relazione al tema della sicurezza degli operatori sanitari che prendono in carico gli assistiti contagiati.
Sulle cure domiciliari regioni in ordine sparso
Intanto in attesa che il documento definitivo sia pronto, le Regioni si stanno muovendo autonomamente con loro linee di indirizzo e ordinanze. È atteso a breve il documento del Piemonte, mentre negli ultimi giorni è arrivato sulla scrivania dei medici di famiglia del Lazio l'ordinanza firmata dal presidente Nicola Zingaretti. In Campania le direttive sono state fornite dalle singole Asl, mentre l'Emilia Romagna ha da tempo prodotto indicazioni precise. Ora si attende un protocollo applicabile in tutte le regioni, che fornisca delle indicazioni precise sul tema dell’organizzazione delle cure domiciliari. Evitando così che le singole amministrazioni procedano in ordine sparso. Uno scenario, quest’ultimo, poco funzionale se l’obiettivo è vincere la partita per il contenimento dei contagi da Coronavirus.
Ipotesi ospedali da campo in Puglia se crisi aumenta
Un’altra soluzione è quella che si delinea per la Puglia. Il dipartimento Salute della regione sta infatti approntando la seconda fase del potenziamento della rete ospedaliera per fronteggiare l'emergenza coronavirus. Il primo step prevede la progressiva attivazione di circa 3mila posti letto Covid entro il 30 novembre, a seconda delle necessità e del numero di pazienti. Per alleggerire la pressione sulle strutture sanitarie, si sta studiando l'ipotesi, in caso di necessità, di creare ospedali da campo all'interno dei quali dare vita anche a reparti di sub-intensiva o di intensiva. La Fiera del Levante di Bari, come annunciato dal sindaco Antonio Decaro, è una delle aree candidate ad ospitare un ospedale da campo, sulla falsa riga di quanto avviene a Milano, ma non sarà l'unica: attraverso l'impiego di moduli mobili, l'idea è quella di dare vita ad altri reparti vicino alle attuali strutture Covid. Nel peggiore degli scenari, cioè quello che prevede un aumento esponenziale dei contagi, potrebbe essere creato un ospedale da campo in ogni provincia.